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Chi è Alfonso ‘Lello’ Ciampolillo, il senatore del “Sì” alla Var: libertà vaccinale, cannabis, vegano e l’ulivo malato come sua residenza

Nato a Bari, prossimo a compiere 49 anni, il senatore eletto con il M5s - e poi transitato al Gruppo Misto un anno fa per l'affaire restituzioni - fa parte della commissione Affari Esteri e ha a cuore gli animali e più in generale la natura. Si batte per la libertà vaccinale e voleva curare la Xylella con il sapone. Tra le sue grandi battaglie quella per la cannabis, a favore della quale ha presentato diversi disegni di legge negli ultimi tre anni

Il giorno dopo il voto al fotofinish a favore della maggioranza a Palazzo Madama, il primo “atto politico” di Alfonso Ciampolillo, detto Lello, è salvare un colombo sofferente nel centro di Roma. Lo ha riferito lui stesso ai cronisti che lo cercavano alla ricerca di un commento, una dichiarazione, una spiegazione a quel Sì passato dal Var della presidente Maria Elisabetta Casellati. Nato a Bari, prossimo a compiere 49 anni, il senatore eletto con il M5se poi transitato al Gruppo Misto un anno fa per l’affaire restituzioni – ha a cuore gli animali e più in generale la natura. “The future is vegan”, campeggia sui suoi profili social diventati un megafono per le battaglie più sentite del parlamentare pugliese durante la sua seconda legislatura. Lotta dura agli allevamenti intensivi, cannabis light da inserire in diversi protocolli di cura, pure troppi visto che l’ha proposta contro il Covid. E ancora libertà vaccinale e la Xylella come chiodo fisso.

Nel dicembre di due anni fa elesse un ulivo malato come sua “residenza parlamentare” così da evitarne l’eradicazione, prevista dall’Unione Europea per impedire l’avanzata del batterio killer nelle campagne pugliesi. Finì male, visto che alcune settimane dopo l’albero venne espiantato. Ma contava la decisione simbolica, rivendicò. Perché la “Xylella non esiste” e per combatterla bastano “sapone e onde elettromagnetiche”. Sull’argomento si è mosso pure in Parlamento, chiedendo una commissione d’inchiesta. Le sue sono posizioni spesso borderline e a volte debordano. Il 12 gennaio, tra un post #freevax e l’altro, commentava: “La mascherina è obbligatoria per limitare la diffusione del coronavirus ma in realtà blocca solo quello dell’influenza. Non vi sentite neanche un po’ presi in giro?”.

Grillino della prima ora, uno da Meet Up, Ciampolillo, componente della commissione Affari Esteri, ha un altro cavallo di battaglia, la cannabis. Dei quattro disegni di legge presentati tra il 2018 e oggi, due riguardano modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e uno la promozione della filiera agroindustriale della canapa. Poi mozioni sul glifosato, le Primavere arabe, la Palestina e ancora la cannabis light. Lo scorso 16 settembre si è immortalato in un selfie mentre si avviava verso il Senato con una cravatta naïf sulla quale è ricamata una foglia di marijuana e la scritta “legalize”. A corredo, il commento: “Quando la cravatta è obbligatoria”.

Nelle ultime ore lo scatto postato su Instagram è stato preso di mira da chi non ha gradito il sì al governo Conte 2. Epiteti spesso non riferibili, di certo per niente gentili. Come quello che nell’agosto 2014 gli rivolse Vincenzo D’Anna durante una seduta incendiaria del ddl Riforme Costituzionali. Ciampolillo era andato personalmente a rimuovere la pallina incastrata nella buca dei pulsanti per le votazioni della senatrice di Forza Italia Manuela Repetti ed era scoppiata la bagarre. Contro il senatore pugliese si era scagliato il collega di Gal, richiamato più volte dalla presidenza. La seduta venne sospesa, ma lo scontro continuò.

Ciampolillo chiese la parola per riferire quanto accaduto poco prima tra lui e D’Anna. “Mi ha chiamato per 10-15 volte ‘deficiente’. Voglio che sia messo a verbale”, disse Ciampolillo. “Ma perché vuole mettere a verbale una cosa del genere? – rispose l’allora presidente Piero Grasso – Poi qualcuno magari sottoscrive il verbale”. La parola passò a D’Anna: “Signor presidente, confermo e sottoscrivo”. Da allora il senatore barese, proprietario di un fabbricato occupato abusivamente da terzi e di un’Opel Tigra del 2005 secondo la documentazione patrimoniale depositata a Palazzo Madama, era tornato nel fiume carsico delle sue battaglie. Fino a lunedì sera, quando è schizzato in testa alle ricerche su Google con il voto all’ultimo secondo. In realtà, sostiene, non era in ritardo: “Sono entrato in aula durante le votazioni e mi è stato chiesto se volevo esprimere il mio voto – ha spiegato – Dietro di me c’era anche il collega Nencini. La presidente mi ha chiesto di esprimere la mia preferenza poi in quel momento è stata dichiarata la sospensione, poi grazie alla ‘moviola’ è stato dichiarato valido”. In zona Ciampolillo.