Economia

Ufficio di bilancio: “Difficile che il pil 2021 cresca del 6% come da previsioni del governo. Con il nuovo scostamento deficit al 9%”

Nella memoria inviata al Parlamento, che mercoledì dovrà votare a maggioranza assoluta sulla richiesta di aumentare ulteriormente l'indebitamento, l'organismo indipendente ricorda che le stime di istituzioni e analisti privati "si orientano verso una crescita dell’economia italiana compresa tra 3,5 e 4,8 punti percentuali". Ha pesato la "sorpresa negativa" del quarto trimestre 2020, che ha risentito della seconda ondata

L’obiettivo di crescita 2021 indicato dal governo nella relazione in cui chiede alle Camere di autorizzare un nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi è di “difficile realizzazione”. A scriverlo è l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella memoria inviata al Parlamento che mercoledì dovrà votare a maggioranza assoluta sulla richiesta. Ma se il pil aumenterà meno del 6% su cui scommette il governo saranno dunque a rischio anche le altre stime, a partire dall’andamento del debito/pil che stando alle ultime stime del Tesoro nel 2020 si è fermato sotto il previsto 158% ma quest’anno invece che diminuire lo supererà.

“Per l’anno in corso, anche prefigurando un rapido recupero ciclico a partire dalla primavera”, scrivono gli esperti indipendenti che vigilano sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, “appare difficile la realizzazione dell’obiettivo programmatico del Governo per il pil (6 per cento)”. Le previsioni più recenti di istituzioni e analisti privati, dalla Banca d’Italia alla Commissione europea all’Ocse passando per Ref Ricerche e Oxford Economics, “si orientano verso una crescita dell’economia italiana nel 2021 compresa tra 3,5 e 4,8 punti percentuali” a causa dell’effetto trascinamento dell’ultimo trimestre 2020, che secondo l’Upb si sarebbe chiuso con una contrazione nell’ordine del 3%. Una “sorpresa negativa“, legata alla seconda ondata del virus, che “sostanzialmente compensa quella positiva sul
periodo estivo”.

Di per sé, “la predisposizione di misure per 32 miliardi in termini di indebitamento, corrispondenti a un peggioramento del saldo di 1,8 punti percentuali di pil, porterebbero, ceteris paribus, il deficit per l’anno in corso poco al di sotto del 9 per cento, rispetto al 7 previsto dalla Nadef 2020”. Data la natura temporanea dei nuovi interventi, comunque, dal prossimo anno la Relazione conferma il percorso di rientro dei conti pubblici riportato nella Nadef 2020, che indicava disavanzi delle amministrazioni pubbliche in riduzione, al 4,7 per cento del pil nel 2022 e al 3 per cento nel 2023, spiega l’Upb.

Il governo come è noto ha chiesto il nuovo scostamento per finanziare un quinto decreto Ristori, la proroga della cassa integrazione per Covid, ulteriori risorse per la sanità e i vaccini e una “rimodulazione” dell’invio delle cartelle esattoriali che sono state bloccate fino a fine 2020. Il decreto dovrà attendere il voto del Parlamento e l’evoluzione della crisi di governo, anche se il premier Giuseppe Conte intervenendo al Senato ha detto che intende lavorarci già “da domani”.