Politica

Covid, difficile capirci qualcosa. Ma per i confronti usiamo bene i dati

di Giuseppe Marchioro

Ultimamente sento spesso in tv accuse al governo per la gestione dell’emergenza sanitaria. Vengono stilate classifiche sulla base del numero di morti da Covid, e del rapporto morti su popolazione. Se spesso questi dati sono usati da parte dell’opposizione come strumento per attaccare il governo, trovo assurdo che vengono usati da “giornalisti” che un giorno si alzano sulla sedia indignati contro le fake news e il giorno dopo le propinano a lettori ed ascoltatori.

Confrontare le morti da Covid ha un grande vizio di forma, non sempre è stato possibile fare le opportune verifiche per accertare la causa della morte. Non posso non ricordare la notizia della scomparsa di Luca Di Nicola, un ragazzo di 19 anni emigrato a Londra, morto di crisi respiratoria durante la prima ondata. Da quanto appreso dalla stampa non gli era stato fatto il tampone, e la sua vita non rientra quindi in quel tragico conteggio.

Dai dati Istat-Iss sembrerebbe che il 30% dei morti di Covid sia sfuggito al conteggio in Italia. Sbaglia chi in uno slancio di esterofilia pensa che all’estero siano più scrupolosi, come già visto nella triste notizia riportata precedentemente.

Dopo quasi un anno dall’inizio della pandemia, su una cosa credo siamo tutti d’accordo, è difficile capirci qualcosa. Rimangono aperte numerose questioni, che nemmeno i veri addetti ai lavori sono riusciti a risolvere. Perché alcuni paesi sono stati colpiti più duramente di altri? Ci sono fattori genetici che rendono il virus più mortale? L’inquinamento può essere un veicolo di diffusione?

Confrontare i numeri risulta quindi un’operazione molto complessa, che deve essere fatta con attenzione e senza sentenziare conclusioni e accuse avventate. Alla luce di quanto detto, se effettivamente si vuole fare un confronto, bisogna confrontare l’eccesso di mortalità tra paesi con abitudini e caratteristiche simili. Un grafico come quello riportato da ourworldindata.org ci mostra infatti come, nella zona europea, l’Italia non sia la pecora nera ma anzi, colpita per prima dalla pandemia, abbia reagito meglio di altri paesi.

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