Economia & Lobby

Il nuovo anno ci porterà davanti a molte sfide: proviamo a ricapitolarle

Risparmiamo ai lettori l’ennesimo commento su quanto il 2020 sia stato un anno duro, triste, strano, complicato (siamo d’accordo, comunque). Con l’arrivo del 2021 ci troveremo davanti altre difficoltà e problemi, ma anche sfide ed opportunità per migliorare la vita di molte persone. Di seguito le questioni che riteniamo più importante affrontare.

Disuguaglianza

Una delle principali sfide per il 2021 sarà risanare la profonda frattura economica e sociale aperta dalla pandemia. Il problema della disuguaglianza di reddito e di ricchezza non è di certo nuovo. Il World Inequality Database rivela che, già prima della pandemia, il 50% più povero della popolazione possedeva, in media, meno del 10% della ricchezza.

La recessione globale del 2020 ha peggiorato questa divergenza, svelando tutte le fragilità dei sistemi di welfare occidentali. La crisi economica innescata dal Covid-19, infatti, ha colpito trasversalmente molti settori, ma l’impatto è stato più devastante per chi già era in cerca di lavoro, per le donne e per i lavoratori precari, giovani o appartenenti alla cosiddetta economia “informale”. Secondo l’Eurostat, tra l’estate 2019 e l’estate 2020 il tasso di occupazione dei giovani con un livello di istruzione medio è diminuito di due punti percentuali in buona parte dell’Ue, mentre la categoria dei lavoratori con occupazioni elementari ha subito un crollo del 10%.

Nessun governo nazionale o istituzione sovranazionale potrà quindi esimersi dall’affrontare una situazione che rischia di diventare socialmente esplosiva, e questo richiederà un rapporto con le politiche di bilancio espansive in controtendenza rispetto all’ultimo decennio ed una decisa riaffermazione della progressività fiscale.

Vaccini

Al centro dell’attenzione di tutti in questi giorni ci sono poi i vaccini e la prospettiva di sconfiggere finalmente il Covid. Mentre applaudiamo l’Unione Europea alla notizia delle 200 milioni di dosi attualmente ordinate, non dobbiamo dimenticarci di chi sta peggio. Ad inizio pandemia molti stati, soprattutto in Africa, hanno avuto problemi legati all’approvvigionamento di apparecchiature sanitarie: si prospetta uno scenario simile per i vaccini.

Vedere i Paesi più ricchi privilegiati nella distribuzione delle dosi sarebbe una terribile sconfitta per le istituzioni internazionali. In questo senso, sarà loro dovere organizzare una distribuzione equa e puntuale, che comprenda ingenti aiuti economici ove necessario. Ad oggi è attivo il progetto CoVax per provare a risolvere la situazione, ma la preoccupazione da parte delle autorità sanitarie rimane comunque elevata.

Debito pubblico

Nel tentativo di mitigare le conseguenze economiche del Coronavirus, molti Stati hanno intrapreso programmi di aiuto a liberi professionisti e imprese private, spesso finanziati da debito pubblico. Tali deficit e l’inevitabile contrazione dell’economia hanno portato ad un forte aumento del rapporto debito/Pil. In Europa si stima un aumento medio del 10-20% nel 2020, superando il tetto del 100%.

Sebbene un maggior ricorso al debito non susciti particolari preoccupazioni nel breve periodo, c’è il rischio che esso non sia sostenibile nel lungo termine. I tassi d’interesse sul debito sono infatti molto bassi (in alcuni casi addirittura negativi) grazie al contributo delle Banche Centrali, così come l’inflazione è ben al di sotto degli obiettivi di medio periodo del 2% (0,3% nel 2020 e 1,1% nel 2021 in Europa).

Probabilmente dovremo abituarci a convivere un rapporto debito/Pil così elevato in futuro. Ritornare alle misure di austerità del passato metterebbe a rischio le prospettive di crescita (oltre a non garantire in automatico una riduzione del rapporto debito/Pil). Il focus, come suggerito persino da economisti come Olivier Blanchard e Larry Summers, deve essere usare il nuovo debito per stimolare la crescita e rendere sostenibile il rapporto debito/Pil.

Ambiente

Non può mancare nella nostra analisi la questione ambientale. Vista l’elevata probabilità di un’impennata nei livelli di inquinamento, sia attuale che nei prossimi mesi, ci sembra doveroso provare a fornire, se non delle soluzioni, quantomeno degli spunti di riflessione. Allo stato attuale della tecnologia, le fonti rinnovabili non sono in grado di sostentare la produzione energetica mondiale; ciò ci suggerisce che la tanto agognata rivoluzione ecologica presupponga, innanzi tutto, ulteriori ricerche e sperimentazioni.

Nel frattempo, c’è di che ben sperare. Numerosi sono i progressi nel campo dei sistemi produttivi alternativi, che applicano i concetti dell’economia circolare. In questo senso, Rethinking Economics collabora con Regeneration Italia, progetto che ha come obiettivo l’ideazione ed implementazione di meccanismi produttivi completamente ecosostenibili.

Anche le grandi aziende sembrano aver recepito il concetto. In particolare, è notevole la crescente importanza che stanno riscuotendo i criteri Esg (Environmental, Social, Governance) nella gestione d’impresa e soprattutto da parte di chi ci investe. I capitali, infatti, sono sempre più alla ricerca di soluzioni a basso rischio, e difatti quelle associate al cambiamento climatico sono considerate le più sicure e di maggiore impatto sociale.

Se è vero che nulla si fa se non per soldi, probabilmente questa è una strada per spingere le aziende ad una maggior cura ambientale.

Educazione (almeno in Italia)

All’ordine del giorno di un’agenda 2021 del tutto italiana, infine, dovrebbe esserci la scuola. La didattica in presenza ha tutti i presupposti per ripartire in sicurezza, specialmente nelle università. Ma non in Italia… i 2,9 miliardi stanziati non sono abbastanza? O le misure adottate inadeguate? Oppure, è questione di priorità. Da anni la scuola e la ricerca non sono più tra le priorità del Belpaese. Il livello di investimenti in ricerca e sviluppo è ancora inferiore a quello degli altri Paesi dell’Ue: 1,53% del Pil, ben al di sotto della media Ue (2,94%).

Tra le varie forme di protesta a cui abbiamo assistito, la più fantasiosa è senz’altro la classe all’aperto.

Investimenti ingenti in istruzione, ricerca e sviluppo e nell’impiego dei nostri migliori cervelli altrimenti in fuga dovrebbero essere priorità nell’agenda 2021. Italiani che investono risorse nella propria istruzione sono costretti a trovare un impiego altrove dove creare valore, valore indispensabile per una ripartenza e una crescita sostenibile.

Abbiamo scelto di affrontare i problemi di nostra competenza che ci sembrano più urgenti, tra i tanti che affliggono la società globale; è comunque opportuno sottolineare come l’elenco non sia minimamente esaustivo e rimangano da considerare numerose questioni impellenti. Crediamo tuttavia di aver fornito un punto di vista utile a chiunque voglia attivarsi per comprendere le cause di queste situazioni difficili e coglierne degli spunti per provare a risolverle.