Trash-Chic

Duello all’ultimo fiocco di neve. Perché da noi il modello Svizzera non può funzionare

La più inguaiata rimane l’America, didattica a distanza fino a giugno prossimo

“Se a noi svizzeri viene consigliato di stare a casa, noi ci restiamo. Non c’è bisogno d’imporlo. Mais les italiens…”. Sospirano e fanno outing la socialite Brigitta Notz e i campioni di sci Andrea e Raphael Fend e in quel sospiro c’è tutta la filosofia del pensiero lungo elvetico: osservanza delle regole e alto senso civico per non prendere pali sul muso. Il modello cantonale (hanno aperto tutto senza chiudere tutto) non è un buon esempio pour tout le monde. Nel momento in cui scrivo secondo la piattaforma internazionale Worldometers, fra le più cliccate sul web, dati e statistiche aggiornati in tempo reale, i casi di contagio a livello globale sono oltre 67 milioni. L’Italia dopo aver guadagnato faticosamente il 19esimo posto da parecchie settimane è rientrata nelle top ten. Anche la Svizzera è uscita dalla sua confort zone del quarantesimo (e rotti) di quest’estate ed è risalita al 33esimo posto. Comunque anche durante la pandemia è riuscita a mantenere la sua immagine di Paese idilliaco e soprattutto neutrale.

Non ci sono regole uguali per tutti. Ogni stato è sovrano e ha piena autonomia, come è sovrano il buon senso di ognuno di noi. Ma in Svizzera lo è di più. Qui la democrazia la prendono sul serio, i referendum non solo li votano ma ne rispettano perfino i risultati. Qui hanno accolto Voltaire e Calvino. Intransigenza e rigore fanno parte del loro Dna, anche tra le mille contraddizioni del paese di Heidi (Calvino da Ginevra fu poi espulso). Non voglio prenderla troppo alla lontana, eccomi, confidential dalle alte quote.

Ho varcato la frontiera svizzera per ragioni professionali e per ricongiungimento familiare (tengo i figli nel Sannenland). Da Pepperdine, l’università californiana dove è iscritto mio figlio, gli hanno già comunicato che si farà didattica a distanza fino a giugno prossimo. Virus fuori controllo, oltre 14 milioni di casi, non scendono dal podio del primo posto, pensate un po’ come sono messi… Intanto noi due sabato fa abbiamo messo gli sci ai piedi e siamo saliti con la funivia al ghiacciaio de Les Diableret, 3000 metri, per una boccata d’ossigeno. Per una volta niente boccate d’ansia – da ultimo dipiciemme.

Ho preso la funivia: tutti con le mascherine e il cache-col tirato su altezza naso faceva doppia protezione. Se par hazard a qualcuno la mascherina scivolava sotto il naso, lo sguardo del vicino ti fulminava a tal punto che ti saresti buttato dalla funivia. Tutti a distanza di sicurezza, tutti si davano le spalle, nessuno si alitava addosso. Poi sono andata di seggiovia, con la capotte della seggiovia alzata. Poi ho preso lo skilift ad ancora, sarebbe a due posti ma può anche essere usato come single. Ovviamente gli after-ski, quelli dove ci potrebbe essere assembramento, sono sbarrati. Ad ogni angolo delle risalite cartelli in colori flou obbligo della mascherina.

La partita è dura fra le misure contenitive e “mutanti” come il virus. Noi speriamo che dopo il disastro ferragostiano/briatoresco questa volta ce la caviamo…

Pagina Facebook di Januaria Piromallo