Media & Regime

Nicola Morra ‘non gradito’ in Rai: per me un caso di censura a cui tutti dovremmo ribellarci

Quello che è accaduto ieri sera è un fatto gravissimo per una democrazia come quella italiana. Beh, se non sapete ancora cosa è accaduto meglio che provi a riepilogarlo in poche righe, sicuramente non se ne sentirà parlare in tv, e con molta probabilità i mainstream media minimizzeranno. Una catena di eventi che ha dell’incredibile.

Venerdì sera 20 novembre è stato impedito l’accesso a uno studio della televisione pubblica Rai a un senatore della Repubblica invitato già da giorni a partecipare alla trasmissione giornalistica Titolo V. Alla fine di una giornata in cui era stato massacrato sui social e i mezzi di informazione per un’infelice frase sugli elettori calabresi e la recentemente scomparsa presidente di regione Jole Santelli, il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra arriva agli studi Rai di Napoli dove apprende dalla vicedirettrice di Rai 3 della decisione della direzione di Rete di annullare la sua partecipazione. Lo racconta lo stesso senatore Morra sui suoi canali social quando è ancora in onda “Un posto al sole”.

Circa 45 minuti dopo e a 30 minuti dall’inizio di Titolo V, l’annuncio della conduttrice che spiega: “Stasera avrebbe dovuto esserci il senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra presidente della commissione antimafia, lo abbiamo invitato 3 giorni fa perché per noi era interessante averlo qui in questo lungo viaggio-inchiesta che stiamo facendo nei disastri della sanità calabrese, che è una terra che il senatore conosce molto bene. Poi però qualcosa è cambiato, le sue parole di ieri hanno sicuramente sconvolto lo scenario, parole molto dure, politicamente scorrette, come ha detto lui, che sono offensive nei confronti della memoria della presidente della Regione Jole Santelli – che è scomparsa, lo sapete, qualche settimana fa – offensive nei confronti dei calabresi, che secondo lui si meritano la classe dirigente che hanno votato, perché non si può dire che la Calabria è una regione irrecuperabile. Allora la direzione Rai ha deciso che il senatore Morra questa sera non doveva essere qui. Io come donna, come conduttrice di Titolo V, a nome della Rete del servizio pubblico sono molto in imbarazzo per questa situazione. Probabilmente questa è la scelta giusta e crediamo in quello che abbiamo deciso di fare, in quello che la direzione ha deciso di fare”.

Per quelle parole il senatore Morra era stato al centro di una bufera mediatica per tutto il giorno, con tra i detrattori personaggi come Salvini, non certo estraneo a simili gaffe, al quale però non mi risulta sia mai stato riservato un simile trattamento.

Per quelle parole Morra si era tra l’altro già scusato in una diretta Facebook. Scuse che avrebbe avuto l’occasione di ribadire anche in diretta tv, se gli fosse stato concesso. In fondo aveva detto una cosa che molti cittadini calabresi e italiani pensano, un pensiero ad alta voce – siamo d’accordo, formulato male – un pensiero di quelli che ti vengono in un attimo di debolezza, di sconforto, di rabbia.

Poche le voci “amiche” che si sono sollevate in difesa di Morra: i parlamentari e suoi colleghi di partito Carla Ruocco, Barbara Lezzi e Stefano Buffagni su tutti. Poi però nel pomeriggio, per questa abitudine tutta italiana di andare dove soffia il vento, il Movimento 5 Stelle prendeva le “distanze”, prestando così il fianco alla propaganda dei partiti all’opposizione. A poche ore dall’arresto del presidente del Consiglio calabrese Domenico Tallini (Forza Italia) si è compiuto il ribaltamento del frame: lo sporco e cattivo ora è Nicola Morra, il presidente dell’Antimafia. L’arresto di un esponente politico accusato di concorso esterno con la ‘ndrangheta e scambio politico-mafioso completamente oscurato da quelle parole, sì fuori luogo, ma non da meritare prima la gogna mediatica e poi la censura.

Il metro di giudizio che ha impedito a Nicola Morra di andare legittimamente in tv a spiegarsi meglio è troppo severo, se solo pensiamo che in Rai si è data voce a esponenti del clan Casamonica, al figlio di Riina – e anche se non è un criminale cosa dovremmo dire delle ospitate di Bruno Vespa all’uscita di ogni suo libro in tutte le trasmissioni tv? -, a politici pluricondannati e pregiudicati che voi lettori de ilfattoquotidiano.it ben conoscete.

Ognuno di noi dovrebbe ribellarsi per questo grave episodio di censura e i primi a farlo dovrebbero essere proprio i politici se davvero hanno a cuore la libertà.