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Recovery fund, resta il veto di Ungheria e Polonia: trattative in stallo. Merkel: “Serve una soluzione, valutare tutte le opzioni”

Anche il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, sottolinea che l'accordo è in salita, invitando i leader a cercare "una soluzione accettabile per tutti". Il negoziato ripartirà già da domani, sotto la regia della presidenza di turno tedesca, alla ricerca di una via d’uscita per liberare il Bilancio 2021-2027 e il Recovery fund dal ricatto di Budapest e Varsavia che non vogliono sottostare alla clausola sullo stato di diritto

È ancora stallo tra i Paesi dell’Unione europea sul Recovery fund e sul bilancio 2021-2027. Come previsto, la videoconferenza dei leader non ha sbloccato il veto di Polonia e Ungheria con cui i governi di Mateusz Morawiecki e Viktor Orban stanno tenendo in ostaggio il pacchetto economico pensato per fronteggiare la crisi causata dal coronavirus. La maggioranza degli Stati membri sembra decisa a non scendere a compromessi sulla clausola che lega l’erogazione dei fondi al rispetto delle regole fondamentali della democrazia. Ma Angela Merkel è chiara: “Dobbiamo continuare a lavorare e sondare tutte le opzioni possibili. Siamo ancora all’inizio della questione”. Anche il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, sottolinea che l’accordo è in salita, invitando i leader a cercare “una soluzione accettabile per tutti“. Senza trascurare i tempi: “Dobbiamo trovare una soluzione, milioni di cittadini aspettano una risposta in questa crisi senza precedenti e dunque continuiamo a lavorare sodo per raggiungere un accordo al più presto“, è il sollecito arrivato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Il negoziato ripartirà già da domani, sotto la regia della presidenza di turno tedesca, alla ricerca di una via d’uscita per liberare il Bilancio 2021-2027 e il Recovery fund dal ricatto di Budapest e Varsavia. Una partita che vedrà – in parallelo – l’avvio del lavoro per mettere a punto il piano B per aggirare o smontare l’ostacolo se non si dovesse trovare la quadra in tempi ragionevoli, trascinando l’Unione in un esercizio di bilancio provvisorio e accumulando ritardi sugli esborsi del Recovery. Le trattative sono frenetiche, anche se la riunione dei leader è durata pochissimo: giusto il tempo per un’introduzione di Michel ed una descrizione dello stato dell’arte formulata dalla cancelliera Angela Merkel nella sua veste di presidente di turno. Poi è toccato a Orban e Morawiecki, che hanno presentato le ragioni del loro veto. Nessun altro intervento, se non quello del premier sloveno Janez Jansa, grande supporter del leader ungherese, che ha preso la parola per difendere la causa di Budapest e Varsavia pur senza seguirle sulla strada del veto.

La vera partita inizierà da domani: l’obiettivo è raggiungere l’unanimità, trovando un compromesso con Polonia e Ungheria, ma gli strumenti in mano all’Ue per superare il veto non mancano. “Ora prenderanno il via consultazioni in formati diversi per prepararci al consiglio di dicembre“, chiarisce Michel. “La magia dell’Unione europea è quella di trovare soluzioni anche quando sembra impossibile. Nessuno sottovaluta la situazione, e la natura seria di quanto affrontiamo. Ma c’è la determinazione di lavorare in modo intenso per superare gli ostacoli”.