Società

Coronavirus, il discorso pubblico è scaduto nella logica del contrario. Mi spiego meglio

L’epidemia in corso espone ed esaspera un aspetto dell’impoverimento culturale del paese che è in corso da molti anni, e che potremmo definire “la logica del contrario”. Secondo l’ingenua logica del contrario se due persone o due gruppi sostengono tesi opposte uno dei due deve avere ragione e l’altro torto. Un corollario della logica del contrario è che dimostrare il torto di una delle due fazioni dimostri anche la ragione dell’altra.

In alcuni casi la logica del contrario può essere valida: ad esempio nelle dimostrazioni per assurdo dei teoremi della geometria. In generale però la logica del contrario è fallace per mille ragioni che qualunque lettore può immaginare: ad esempio perché le due posizioni possono essere entrambe erronee, oppure perché torto e ragione nel caso in esame sono soggettivi e non oggettivi, oppure ancora perché ciascuna delle due posizioni contiene parti di vero e di falso, etc.

Consegue che nella maggioranza delle questioni pratiche torto e ragione solo raramente si trovano soltanto da una parte e che dimostrare un difetto nell’argomentazione del proprio avversario non fa avanzare il merito delle proprie tesi neppure di un millimetro. La logica del contrario si vena di razzismo quando a ciascun membro della fazione avversa vengono attribuiti tutti i difetti veri o presunti attribuiti al gruppo.

Il discorso pubblico sul Covid-19 è in larga misura scaduto nella logica del contrario: chi esprime critiche ai dpcm, o dubbi sull’efficacia reale delle misure, o preoccupazione sulle loro conseguenze viene immediatamente bollato come “negazionista” (pessimo termine che associa i dubbiosi sul controllo dell’epidemia a coloro che negano la Shoah); e d’altra parte chi difende le misure del governo viene accusato di essere un dipendente statale, presumibilmente nullafacente, che gode di uno stipendio tanto immeritato quanto certo.

E’ ovvio che la logica del contrario non può portare a sintesi ragionate, e si può risolvere soltanto con la clava: è trogloditica. Il discorso sull’epidemia è più complesso di una dicotomia caricaturale e molti dei dati necessari per l’analisi sono noti in modo incerto: quante vittime farebbe l’epidemia lasciata a sé, e quante con le diverse misure di contenimento che si possono adottare?

Quanti danni collaterali, non sanitari, ma economici, sociali e culturali causerebbe l’epidemia lasciata a sé e quanti danni aggiuntivi possono essere causati dalle misure di contenimento? Solo pochi giorni fa è stato pubblicato su questo giornale un articolo sull’incremento dell’abbandono scolastico causato dal lockdown, che ha avuto per ora solo tre commenti, due dei quali critici.

L’epidemia non è il solo campo nel quale trionfa la logica del contrario: la propaganda che ha portato il M5s al successo nel 2018 (e al tracollo subito dopo) era largamente costruita su queste basi (chi ricorda il “Pd più o meno elle” di Beppe Grillo?). Le consultazioni elettorali successive hanno reso evidente che, al di là della critica degli avversari, c’era ben poco di utilizzabile nel Movimento.

Allo stesso modo, gli esecrabili omicidi commessi in Francia da terroristi islamici che credevano di vendicare offese alla loro religione, hanno sollevato movimenti popolari al grido di #jesuisCharlie o #jesuisPaty. La gente ha ritenuto che fosse necessario prendere una posizione netta e persone come Carlo Rovelli che aveva espresso critiche anche nei confronti delle vittime sono state pubblicamente esecrate come se esprimere critiche sulle vittime equivalga a prendere posizione a sostegno degli assassini: secondo la logica del troglodita chi non sta con la vittima sta con l’assassino, come chi non sta col dpcm sta con l’epidemia.

Vi ricordate le vignette di Charlie Hebdo sul terremoto di Amatrice? E’ logicamente coerente esecrare l’assassinio dei giornalisti di Charle Hebdo e chiedere severe misure repressive, senza partecipare al #jesuisCharlie: io non sono affatto Charlie, ritengo che il giornale sia offensivo e di pessimo gusto, ma questo non implica che io sia favorevole all’omicidio dei suoi redattori; non chiedo neppure che siano denunciati, ma certamente non mi associo a loro in nessun modo.

Internet va probabilmente annoverato tra le cause di questa perdita di capacità logiche del pubblico, perché si presta molto più facilmente allo screditamento dell’avversario che alla costruzione di una solida argomentazione logica. Se il mio avversario sostiene che la neve è bianca, tutto ciò che io devo fare è aprire una ricerca di Google sui termini “neve” AND “non bianco” e ricopiare diligentemente i primi 50 risultati sui 304 mila trovati da Google (non scherzo: ci ho appena provato). Non è necessario leggerli, come sarebbe invece necessario se si volesse usarli per costruire una tesi ragionata.