Zonaeuro

Recovery fund, preoccupazione per i ritardi dopo il veto di Polonia e Ungheria. Ma i due paesi hanno molto da perdere

Ieri il veto di Polonia ed Ungheria all'approvazione del budget dovuta alla clausola sul rispetto dei principi democratici. La Germania media ma il rischio ritardi, con complicazioni per la legge di bilancio, è concreto

In attesa di capire se quello di Ungheria e Polonia sia un bluff o qualcosa di più serio, cresce la preoccupazione per i ritardi nel via libera al budget europeo di cui fa parte il Recovery fund, fondo europeo da 750 miliardi di euro che dovrebbero servire per sostenere le economie colpite dalla pandemia. Soldi che, in parte, sono già state messe a bilancio nelle varie manovre finanziarie. Budapest e Varsavia si oppongono perché l’Ue vuole subordinare l’erogazione dei fondo al rispetto di principi democratici nei paesi beneficiari. Ungheria e Polonia non avrebbero tutte le carte in regola visto che nei loro confronti sono già in corso procedimenti per violazione dello stato di diritto.

“Chiedo a tutti, nell’Ue, di essere responsabili, non è tempo di veti ma di agire velocemente ed in uno spirito di solidarietà. In caso di blocco, gli europei pagherebbero un prezzo alto. Restiamo impegnati a risolvere le questioni” pendenti “al più presto”, ha dichiarato oggi il ministro degli Affari europei tedesco e presidente di turno del Consiglio Ue, Michael Roth. Ci sono immense aspettative” sul pacchetto economico del Bilancio Ue e del Recovery Fund, se fallissimo nell’attuarlo “ci sarebbe un impatto devastante sui nostri cittadini, le nostre economie e anche i nostri mercati”. Così il commissario Ue al Bilancio, Johannes Hahn, che ha evidenziato: “avrebbe conseguenze politiche enormi per la nostra Unione e per ogni Stato membro. Incoraggio perciò chi ancora nutre riserve a ripensarci perché si tratta del futuro di tutti”. “Come Parlamento europeo non daremo il consenso al pacchetto da 1,8 trilioni se non include un meccanismo vincolante per lo Stato di diritto“, ha invece affermato il presidente del gruppo del Ppe al parlamento europeo Manfred Weber.

Sul tema è intervenuto anche il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni: “Qualche preoccupazione a questo punto ce l’ho, anche se resto fiducioso che questi veti saranno superati, in fondo Polonia e Ungheria sono Paesi più colpiti dalla seconda ondata in misura molto consistente e sono fra i massimi beneficiari sia del bilancio pluriennale che del Next Generation Eu. Sono sicuro che si riuscirà a risolvere politicamente, ma certamente il rischio di ritardi va affrontato con determinazione” da parte del Consiglio europeo e dalla presidenza di turno tedesca.

“Sia chiaro: in tutti i nostri Paesi i nostri cittadini non capirebbero, né tollererebbero, altri ritardi. Chi rallenta il processo di approvazione del Next Generation Eu e del Bilancio ‘21-27 si assume, ora, una seria responsabilità politica. E’ questo il momento di dimostrare che apparteniamo alla stessa Unione, condividiamo le stesse priorità e, soprattutto, gli stessi valori”, ha affermato il ministro degli Affari europei Enzo Amendola.

In effetti i margini di mediazione non mancano a cominciare di uno stop ai procedimenti già avviati nei confronti dei due paesi “ribelli” in cambio della rimozione del veto. Come rimarca Gentiloni Polonia e Ungheria sono inoltre due dei paesi che più avrebbero da guadagnare dal nuovo bilancio. All’Italia spetta una dote complessiva di poco superiore ai 200 miliardi di cui 82 miliardi di trasferimenti a fondo perduto. Poco più di 8 miliardi potrebbero essere contabilizzati già nel 2021. In mattinata il viceministro all’economia Antonio Misiani aveva confermato l’esistenza del rischio di un rallentamento di tutta la procedura per la messa in opera del Recovery. I fondi devono essere raccolti sul mercato dalla Commissione Ue e senza il benestare dei paesi membri l’operazione non può partire.