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Cile, un anno dopo l’inizio delle proteste c’è ancora partecipazione. E ora è in arrivo il referendum

Non sono mancati fumogeni, lacrimogeni e alcuni incidenti nel primo anniversario del cosiddetto “estallido social” che un anno fa trascinò gran parte della popolazione cilena in proteste e mobilitazioni.

La scintilla era stata la protesta studentesca contro l’aumento dei biglietti della metropolitana ma ben presto il movimento, con diversi gradi di radicalità e di partecipazione, ha egemonizzato la società cilena attorno alla parola d’ordine della “Dignidad” e all’obiettivo di rifare la Costituzione.

Schermaglie e scontri tra manifestanti e polizia in plaza Italia, ribattezzata plaza de la Dignidad, sono diventati un po’ un rituale, ma con il Covid, e dopo l’esaurimento del movimento, ha sorpreso invece la presenza di centinaia di migliaia di persone all’appuntamento dell’anniversario. E’ stato anche un modo per festeggiare l’allentamento del lockdown con l’avvicinarsi dell’estate e per esorcizzare le paure del contagio.

Il frutto più importante dell’estallido social cileno sta per arrivare. E’ il referendum per far nascere una Assemblea Costituente e una nuova Costituzione che si svolgerà domenica 25 ottobre. Era previsto per aprile ed è slittato per il Covid. Nei sondaggi prevale di gran lunga il Sì e l’ipotesi che a fare la nuova Costituzione sia un’Assemblea Costituente da eleggere (a marzo) senza coinvolgere l’attuale Parlamento.

Il reportage fotografico è di un ragazzo di Santiago del Cile di origini peruviane, Johan Alegria, che si guadagna da vivere con le consegne in bicicletta e da un anno documenta con coraggio e professionalità l’estallido e le strade della capitale.