Elezioni 2020

Regionali, 15 anni dopo Vendola la Puglia torna a essere in bilico. Così i nodi irrisolti di Emiliano (rimasto senza alleati) hanno spinto la destra che punta sul riciclato Fitto

Domenica e lunedì la Puglia alle urne per eleggere il successore di Michele Emiliano, che si ricandida supportato da 14 liste ma non da Italia Viva e M5s. Il principale sfidante è quel Raffaele Fitto, sconfitto nel 2005 da Vendola nelle elezioni che aprirono la Primavera pugliese. L'ex governatore di Sel: "Lui è il peggio, un viceré arrogante". Turismo, sanità, il nodo Ilva e la Xylella: come si arriva al voto che può segnare la chiusura di un'era nella regione e avere riverberi sul governo Conte. D'Attis, deputato e commissario di Forza Italia: "Se il risultato sarà clamoroso, qualcuno si assuma le responsabilità come fece D'Alema nel 2000"

La chiamarono la Primavera pugliese, iniziò la notte del 4 aprile 2005 grazie a una manciata di voti, meno di 15mila su oltre 2 milioni di persone corse ai seggi. Furono quelli che marcarono la differenza tra Nichi Vendola e Raffaele Fitto, allora governatore uscente e delfino di Silvio Berlusconi. Nella notte che segnò il crepuscolo del secondo governo dell’ex cavaliere, una regione con storiche radici a destra scelse di farsi guidare da un comunista. Cosa è rimasto di quella stagione, se è un capitolo che i pugliesi hanno deciso di chiudere in un cassetto o se c’è ancora l’ultima onda lunga da surfare, lo diranno le urne domenica e lunedì. Che prospettano a Fitto, imposto da Fratelli d’Italia, un’altra battaglia voto su voto come in quel giorno di quindici anni fa. Questa volta da favorito, dopo il chiaroscuro dell’ultimo quinquennio targato Michele Emiliano e i grandi nodi irrisolti a partire dall’Ilva di Taranto.

L’alleanza romana in frantumi – La sfida testa a testa, oggi come allora, non sarà un affare solo dei pugliesi. Chi guarda con ansia al risultato è il governo e in particolare l’alleanza giallorossa che, se a Roma sembra rafforzarsi sempre di più, in Puglia è andata in frantumi. Non solo Pd e Cinque stelle non hanno trovato l’intesa, ma anche Matteo Renzi ha deciso di correre da solo affiancato da Carlo Calenda. Troppe ruggini con Emiliano per poterlo sostenere. Insomma tutti contro tutti quando l’avversario resterebbe Fitto, appoggiato da un centrodestra pugliese unito come non accadeva da tempo. I sondaggi parlano chiaro: se i giallorossi fossero andati insieme, la competizione avrebbe avuto tutto un altro significato con l’ex berluscones, molto probabilmente, all’inseguimento ed Emiliano quasi sicuro della riconferma. Eppure sia per Italia viva che per i 5 stelle correre da soli in Puglia è sembrata una questione di vita o di morte. I grillini – Luigi Di Maio in testa e addirittura con in campo di nuovo Alessandro Di Battista, che chiude la campagna venerdì – qui hanno costruito una delle loro ultime barricate: la candidata Antonella Laricchia con il suo “non piegherò la testa” si è opposta anche alla volontà del premier Giuseppe Conte che fino all’ultimo ha spinto per l’intesa. Hanno scelto di andare da soli per questioni di bandiera, ognuno pensando al suo orticello. Motivo sufficiente per rischiare di far tremare il governo? Per i partiti sì. Ma intanto il centrodestra si prepara alla rivendicazione in caso di vittoria lunedì sera: “Se perdono, qualcuno a Roma dovrà assumersene la responsabilità”.

Emiliano multicolor, con l’appoggio di Vendola – Per allungare una stagione ormai sbiadita secondo molti, anche nel campo progressista, Emiliano ha allestito una coalizione extralarge che va da simpatizzanti di Casapound come il sindaco di Nardò Pippi Mellone al reclutamento di assessori in giunte di sinistra-sinistra. Quattordici liste multicolor tra le quali mancano Italia Viva e Cinque Stelle ma non l’appoggio, seppur tiepido, di chi ha incarnato il volto della Primavera pugliese: “Fitto è il peggio del passato e il peggio del presente: è stato un viceré arrogante, ha imprigionato la Puglia in un immobilismo dove contavano solo gli amici e le clientele”, ha detto Vendola annunciando il suo voto per Emiliano, che punta forte anche sul disgiunto degli elettori M5s per “non indebolire Conte”.

Il centrodestra punta Bari (e guarda a Roma) – Il premier è pugliese, ma non solo per questo spettatore interessato di una sfida dura, destinata a varcare i confini del suo Appennino dauno. L’eco del risultato della Puglia, insieme a quello della Toscana, arriverà fino a Roma, dentro le stanze della maggioranza. Non è un caso che da Bari negli ultimi mesi siano passati tutti i leader del centrodestra, ripetutamente. Non solo l’interessatissima Giorgia Meloni, del cui partito oggi Fitto è espressione. Anche Antonio Tajani è stato accanto allo sfidante di Emiliano, mentre Salvini ha fatto corsa a sé. L’unità – malignano da sinistra – è solo di facciata, come dimostrerebbe l’unico evento in cui Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e anche l’Udc, cordone ombelicale della famiglia Fitto, hanno marciato insieme, lo scorso 12 settembre, a Bari. Fino ad allora l’ex ministro dell’Interno, in tutti i suoi giri tra le province pugliesi, non si era mai messo in posa accanto al suo candidato.

Lo scontro sui “sistemi di potere” – L’eurodeputato, ex ministro e già governatore, oggi 51enne, ha tirato dritto mirando l’unico obiettivo: abbattere Emiliano e chiudere un cerchio iniziato con la sua sconfitta. Si è difeso sulla sanità, la cui riforma, tra tagli dei reparti e chiusura degli ospedali, gli costò la riconferma nel 2005. E dopo quindici anni di governo di centrosinistra rivolge a Emiliano le stesse critiche che Vendola ha rivolto a lui. Il magistrato antimafia in aspettativa avrebbe distribuito “prebende”, è l’accusa di Fitto, e creato un “sistema di potere” da scardinare. Un’idea condivisa da tutto il centrodestra. Mauro D’Attis, deputato e commissario di Forza Italia in Puglia, si spinge oltre: “Iniziamo a distinguere i 10 anni di Vendola con il quinquennio di Emiliano. Vendola è stato un buon presidente, ha fallito su alcune cose ma aveva attorno persone valide anche se ideologicamente lontanissime da me – dice a Ilfattoquotidiano.it – Emiliano è un’altra cosa: il suo metodo è clientelare, chi lo ha preceduto aveva una visione”.

Lo sfondamento al centro – Di certo, durante il suo governo, Emiliano si è allargato verso il centro, sfondando a volte a destra. Non solo adesso con l’appoggio plateale del sindaco di Nardò Mellone, uno per il quale l’Anpi è un “pericolo per la democrazia”. Dall’ex sottosegretario alfaniano Massimo Cassano alla guida dell’Arpal fino all’ex forzista Simeone Di Cagno Abbrescia nominato presidente dell’Acquedotto Pugliese, negli ultimi tre anni sono diverse le figure avvicinate dal governatore uscente che hanno fatto storcere il naso anche a sinistra. “E intanto la Regione non è stata governata. Emiliano ha pensato a fare le sue battaglie fuori dalla Puglia, penso alla leadership del Pd e al momento in cui era in odore di fare il ministro – continua D’Attis – Tenendo oltretutto per sé deleghe fondamentali, come quella per l’agricoltura e la sanità. Così oggi abbiamo un Psr inesistente e liste d’attese lunghissime per le visite”.

Accuse e controaccuse sulla sanità – Sull’agricoltura Emiliano ha risposto last minute annunciando di aver sbloccato finanziamenti per lo sviluppo rurale in favore di 660 imprese, per oltre 135 milioni di euro. Mentre sul tema sanità ribatte con l’avvio dei lavori di alcuni dei cinque nuovi ospedali di comprensorio, progettati durante il secondo mandato di Vendola, e una gestione della pandemia efficace nonostante i dati Istat raccontino di una riduzione dei posti letto nei reparti coinvolti nell’emergenza coronavirus e di valori sotto la media nazionale nel rapporto tra popolazione residente e personale del Servizio sanitario nazionale. Una questione legata al decreto Balduzzi, ma anche un’eredità, sostengono dal centrosinistra, dell’era fittiana. Vicende che finirono anche nelle aule di giustizia, da cui Fitto è uscito indenne. Restano in piedi le cause civili: la Regione Puglia – come ricostruito da Domani – chiede un totale di 21 milioni di euro all’ex governatore, che dalla prossima settimana potrebbe ritrovarsi a guidare l’ente che lo ha citato in tribunale. All’epoca furono 22 gli ospedali chiusi o ‘declassati’ e la giunta stipulò 870 milioni di euro di derivati con Merrill Lynch per coprire il buco miliardario della sanità regionale esponendo la Puglia al rischio default, evitato dalla rinegoziazione portata avanti da Vendola.

Cosa resta del vendolismo – Seguirono anni di fermento: dai programmi di politiche giovanili di Ritorno al Futuro e Bollenti Spiriti voluti dall’assessore Guglielmo Minervini, che hanno finanziato master e progetti per giovani pugliesi decisi a rientrare a casa dopo aver studiato in altre Regioni, all’Apulia Film Commission che ha trasformato borghi e spiagge in un set a cielo aperto. Fino all’esplosione del turismo, dalle masserie vip in Valle d’Itria alle discoteche del Salento passando per le sagre e la Notte della Taranta. Fino alla ribalta mondiale con la sfilata di Christian Dior a Lecce, prima presentazione fuori da Parigi per la maison di moda francese, veicolata sui social da Chiara Ferragni. Non solo colore, ma anche un giro d’affari miliardario che ha fatto del settore turistico uno dei trainanti dell’economia pugliese con oltre 15,5 milioni di presenze nel 2019 e gli arrivi dall’estero che rappresentano il 28% dei vacanzieri.

Il sindaco che sfidò Emiliano: “Con Fitto rischiamo sul Recovery” – “Da un punto di vista occupazionale, solo per Apulia Film Commission parliamo di 2mila figure locali che negli anni hanno trovato lavoro come maestranze”, fa notare il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi. Viene da sinistra, cinque anni fa sfidò Emiliano con la lista L’Altra Puglia con Tsipras. Non è sempre stato tenero con il governatore, ma assicura di aver trovato disponibilità al dialogo dopo la sua elezione: “Soprattutto se penso all’attrattività, anche per le aziende. L’agenzia Puglia Sviluppo è stata in grado di accompagnare grandi, piccole e medie imprese con accordi di programma e risorse europee – sottolinea Rossi – Oggi, rispetto a 20 anni fa, in Regione ci sono tante aziende nel campo dell’innovazione e la Puglia è riconoscibile. Un merito del centrosinistra”. E alle porte c’è la sfida della ripartenza dopo il coronavirus: “Si aprirà una discussione tra Nord e Sud del Paese, il ministro del Mezzogiorno Giuseppe Provenzano è stato chiaro su chi dovrà avere un occhio di riguardo – continua il sindaco di Brindisi – La direzione verso la quale si muovono Fitto e la Lega mi pare quella opposta. Come pensiamo che la Puglia possa essere difesa da lui e da un vicepresidente della Lega? Sicuramente c’è ancora tanto da fare, ma la strada è giusta”.

Tasse e Xylella, le battaglie di Fitto – Guardando la Puglia con lo specchio del lavoro, per dire, Fitto aveva lasciato la regione con un tasso di disoccupazione del 15,4% nel 2004. Alla fine del 2019, prima della bufera della pandemia, era il 15,2. E il giovane vecchio ri-candidato governatore accusa: “I pugliesi pagano oltre 300 milioni di tasse regionali che si aggiungono a quelle nazionali. La Regione ha fatto pagare alle imprese l’Irap più di quanto non si paghi in altre regioni d’Italia, ma anche l’Irpef ai cittadini, la tassa sui rifiuti, metano, benzina”. Violenti gli attacchi su agricoltura e Xylella, temi cari anche ad Italia Viva che corre con Ivan Scalfarotto e ha schierato come frontman la ministra Teresa Bellanova. La malattia che ha sfregiato migliaia di ulivi pugliesi è uno dei cavalli di battaglia di Fitto. Non è un caso la candidatura del generale Giuseppe Silletti, commissario straordinario il cui piano che prevedeva di eradicare 3mila alberi venne stoppato. Ma tra le fila del centrodestra ha trovato posto anche Leonardo Di Gioia, che fino a un anno fa era assessore all’Agricoltura.

“Cultura e turismo, la Regione è cambiata” – “Emiliano si è mosso alcune volte in maniera scomposta. C’è però un dato incontrovertibile: la Puglia ha avuto in dote un immaginario collettivo diverso dall’entusiasmo portato da Vendola e, all’inizio, da una nuova classe dirigente. Alcuni problemi, penso alla mafia, non sono scomparsi, va detto chiaramente. Tuttavia i fari oggi sono rivolti a fenomeni come la cultura, le dinamiche partecipative a livello locale, al turismo“, spiega il professore Stefano Cristante, presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Unisalento. La Puglia è passata dall’essere identificata con la Sacra Corona Unita agli oltre due milioni di post su Instagram #weareinpuglia tra mare limpido, trulli e borghi imbiancati. “Per una coincidenza storica importante, la retorica dell’uguaglianza di un post-comunista si è sposata con la dinamizzazione della scena culturale. Si è stati capaci di tenere insieme l’entusiasmo dei giovani imprenditori – aggiunge Cristante, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi – e lo si è proiettato in una dimensione internazionale. Ecco cosa resta di profondo del vendolismo. Dovesse arrivare un successo del centrodestra, sento spesso parlare di ‘vendetta’, ma sarà difficile smantellare questo cambio di passo”.

I nodi irrisolti – Ci sarà da intervenire in ogni caso sull’Ilva di Taranto, il siderurgico condannato a un “fine vertenza mai” che sta esasperando città e lavoratori. La linea di Emiliano è chiarissima: decarbonizzare, va ripetendo da anni. L’acciaio, tra i più duri terreni di scontro con Renzi, è diventato il fil rouge dell’appoggio silenzioso dell’attuale esecutivo che con i soldi del Recovery Fund vuole intervenire proprio sulla fabbrica, tentando la conversione a gas. Un nodo ignorato nel programma di Fitto, come ha fatto notare Alessandro Marescotti dell’associazione ambientalista Peacelink. Il governatore uscente – che chiuderà la campagna elettorale con un comizio drive-in davanti allo stadio San Nicola – vede invece vicina la luce in fondo al tunnel e spinge sulla necessità di un’asse di centrosinistra Bari-Roma per accelerare la svolta green. Un’impostazione che il centrodestra non accetta: “Un assioma fallace. Lo dimostrano proprio gli ultimi anni, durante i quali – sostiene D’Attis – nonostante il governo sia stato dello stesso colore la Regione è ferma sui finanziamenti europei per l’agricoltura e sulle infrastrutture. E proprio il nodo Ilva è sempre lì. Insomma, tutto questo dialogo non lo vedo, pensate alla Tap. La realtà è che serve competenza”.

La campagna last minute (e l’avviso a Roma) – L’elettorato pugliese la riconosce a Fitto, già cinque anni al governo e bocciato nel 2005? “Mi sono fatto anche io una domanda sulla necessità di un volto fresco, ma la risposta è stata che oggi alla Puglia serve una persona che sa come si governa – spiega ancora D’Attis – Fitto ha sbagliato anche lui qualcosa 15 anni fa, tuttavia il tempo aiuta a comprendere gli errori. Soprattutto oggi qui non serve un leader politico come Emiliano, piuttosto un buon amministratore”. Dopo le ultime battute della campagna elettorale, tra accuse taglienti del centrodestra e assunzioni nella sanità di centinaia di precari da parte di Emiliano, la parola passerà ai pugliesi. Salvini e Meloni sono pronti a bussare alla porta di Conte: “Decidono la maggioranza e il presidente della Repubblica”, mette le mani avanti il commissario pugliese di Forza Italia. Poi si sbottona: “È indubbio che di fronte a risultato clamoroso dalla Toscana alla Puglia, come fece D’Alema nel 2000, qualcuno dovrà assumersi le responsabilità della sconfitta”. Emiliano è uno degli argini, aggrappato a quel che resta del vendolismo. Il governo è avvisato.

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