Società

Coronavirus, tornare alla vita è più difficile del previsto. Ma il sogno ci salverà

Stop all’obbligo di mascherine all’aperto, ma per le strade due persone su tre la indossano. Riprendere a vivere, ma, salvo casi isolati, parecchi ristoranti hanno tavoli vuoti. Il via all’estate, ma la verità è che molte persone hanno paura. Il corpo parla il suo linguaggio, di gesti e di segni: per strada, l’avvistamento di un altro essere umano in arrivo produce la contrazione del passo e il riflesso, ormai quasi pavloviano, dell’allontanamento. I negozi invitano all’ingresso con gli sconti, ma le persone acquistano con movenze tristi. Più di tutto, quello che non si vede trasparire è l’entusiasmo.

Il passo demotivato per la strada, le spalle cadute, gli sguardi senza un focus raccontano quali sono gli effetti dell’esercizio della paura senza intelligenza che è andato per la maggiore in questi mesi. Tra bufale di tutti i tipi, mistificazioni allarmiste o complottiste, pare che il pensiero sia intasato di ritornelli declinati nella versione “deve cambiare tutto, salviamo il pianeta” o all’opposto “ce la faremo, torneremo meglio di prima”. Il pensiero, per esser tale, necessita di critica più che di consenso, non di opposizione ma di originalità lontana dall’omologazione.

Nel frattempo, forse in una sorta di Sindrome di Stoccolma edulcorata, il gruppo delle Bimbe di Conte prolifera di post che ricordano tanto i fotoromanzi degli anni ’70. Il quadro della salute mentale non è confortante: secondo le statistiche della Fase 3, il 62% degli Italiani, ora ritiene necessario il supporto dello psicologo. Di certo le immagini delle bare in fila riprodotte quasi a reti unificate, come ad un macabro Festival, potranno impazzare nelle sedute di Emdr.

Nel frattempo, i bilanci dei Tso e delle acuzie psichiatriche nelle diverse regioni d’Italia e il peggioramento clinico dei quadri psicopatologici cronici presentano il conto alle Istituzioni. Per non parlare degli interventi chirurgici rimandati, delle cure posticipate, dei pazienti oncologici, autoimmuni, neurologici trascurati. Per completare il quadro, non resta che toccare il tasto istruzione, infanzia e adolescenza: insegnanti, genitori e ragazzi sanno bene cosa ha significato in questi mesi la scuola a distanza e continuano a non sapere come riprendere in autunno.

Sul tema sanità basta citare, senza neanche entrare nella questione dei circa 90 vaccini allo studio nel mondo al momento, il pasticcio della ricerca prima pubblicata su The Lancet, poi ritirata, sulla base della quale Oms e Aifa avevano sospeso l’impiego della idrossiclorochina, per poi ritrattare, per rendersi conto che, al momento, è meglio osservare un sano riserbo su tutto.

Nel frattempo, sembra vitale che le partite di calcio riprendano. In effetti è da secoli che i gladiatori nell’arena sono un ottimo antidoto sociologico. Cambierà davvero tutto? Sciamani e ambientalisti vedranno realizzato il loro sogno di riconnessione? Oppure il mercatismo proseguirà con nuovi incastri finanziari, perché il disagio della civiltà e l’avidità umana sono inalienabili?

Come psichiatra, occuparmi dell’inconscio, dei suoi misteri, che sono senza tempo, oggi più che mai lo reputo un dono, una fortuna, una scaltrezza degna della Primula Rossa o di Robin Hood, perché la psiche del profondo decorre libera in ogni caso, sotterranea come i fiumi carsici.

Mi scrive Sara e mi invia un suo racconto in cui ha immaginato, tra tanti anni, visto che lei ne ha solo 23 adesso, di essere nonna e raccontare il Covid alla nipote. Gioca con il tempo e, immaginando, vede cose di questo tempo che altrimenti non vedrebbe e ritrova l’energia, la creatività. L’unico che può salvarci è l’inconscio, dove abita la forza interiore, dove si trova il piacere di piccole cose anche nel mezzo del dolore, dove si possono ribaltare i tempi e le regole.

Ognuno di noi ne è provvisto, basta ascoltarlo, magari stuzzicarlo con una semplice fantasia, un profumo, un colore, un sapore, un sogno. Nessuno deve rinunciare a questa ricchezza o permettere che gli venga sottratta, perché chi sogna è libero, chi sogna oltrepassa il limite, chi sogna vive.

C’è una relazione profonda tra sogno, libertà e salute: antropologi e scienziati sono d’accordo sul fatto che il sogno e il sistema immunitario comunicano, perché entrambi preservano l’identità. Il sogno, oltre che essere gratuito, non cede alla globalizzazione: il tuo sogno non può essere quello di nessun altro. Per far uscire (trasformata) dalla crisi la nostra civiltà ci servono individui, capaci di sognare a modo proprio.