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Coronavirus, Zangrillo sbotta su La7: “Dico quello che vedo e ho le palle piene. Speranza sostiene la mia tesi ma ha delle zavorre”

“Oggi il ministro Speranza ha detto che siamo fuori dalla tempesta. Io l’ho detto circa 50 giorni fa. Sono contento che lo abbia detto anche lui. Evidentemente aveva delle zavorre che gli impedivano di dire quello che era evidente a tutti“. Sono le parole pronunciate a “In onda” (La7) dal prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, che aggiunge: “In questo momento mi aspetto che il Comitato Tecnico Scientifico dica agli italiani la verità, e cioè: uscite tranquillamente, riprendete a vivere, andate al ristorante, andate in banca, andate in vacanza. Se entrate in un luogo chiuso, mettete la mascherina, ma continuate a vivere più di prima, perché altrimenti la società non parte e alla fine tra due anni Conte, se c’è ancora, dovrà chiedere 800 miliardi di euro all’Europa“.

Incalzato da uno dei conduttori, David Parenzo, Zangrillo perde la pazienza a sbotta: “Sentite, signori, se voi pensate che io sia qui per mettermi contro qualcuno, avete sbagliato. Sono molto stanco. Io sin dall’inizio sono uno che cerca di dire quello che osserva. E inizio ad avere anche le palle piene. Se oggi in Lombardia abbiamo un solo morto dichiarato per covid, vuol dire che non sta succedendo nulla. Punto. Poi possiamo costruire tutte le favole che volete. Questa è la realtà italiana oggi”.

Monito del medico anche ai colleghi allarmisti: “In ospedale proprio coloro che di virus non sanno nulla, ovvero dermatologi, logopedisti, otorini, sono quelli che mettono la mascherina FFP3. Questa situazione è esattamente equivalente a quello che accade nella nostra società, dove le persone sono giustamente tramortite, spaventate, terrorizzate perché di fronte vedono buio e incertezza. Io sono una persona estremamente responsabile. Quando c’è da indossare la mascherina, sono il primo a metterla. Ma sono anche di buon senso. In questo momento agli italiani va detta la verità, ma non raccontando le solite palle della mascherina o dello ‘stiamo attenti’, perché altrimenti la società civile muore“.