Diritti

Il decreto Rilancio ha sospeso gli sfratti, ma per alcuni meglio proteggere le rendite immobiliari

Brutta cosa l’egoismo economico e sociale. Il decreto legge Rilancio è alle battute finali. Questi ha visto accolte due modifiche, proposte dall’Unione Inquilini quali: la sospensione degli sfratti al 31 dicembre 2020; la possibilità di accedere al reddito di emergenza anche per le famiglie occupanti che non hanno la residenza.

Sulla sospensione degli sfratti abbiamo visto scatenarsi accese polemiche alimentate da Confedilizia e dal centro destra. Bisogna avere parecchia ipocrisia ad alzare i toni, contro la sospensione degli sfratti, senza la quale, tenuto conto della valanga di richieste di sfratti che si stanno riversando presso i tribunali, in autunno avremmo avuto ulteriori e pesantissime ricadute sociali.

In realtà il polverone alzato da Confedilizia e partiti di destra serve solo a coprire le regalie corporative di chi nasconde i miliardi di euro che sono stati garantiti alla rendita immobiliare, tra questi:

1. Il miliardo di euro regalato al decimo più ricco dei proprietari che affittano a libero mercato. Perché mai uno Stato dovrebbe rinunciare ad introiti per sostenere chi dal mercato decide di rincorrere il massimo guadagno? E’ comprensibile sostenere chi affitta a canoni ridotti rispetto al mercato e non chi affitta a libero mercato.

2. La detrazione del 60% degli affitti commerciali ottenuta per garantire ai proprietari di immobili commerciali una rendita, che ci costa 1,2 miliardi di euro ma senza alcuna riduzione degli affitti che strozzano artigiani e commercianti.

3. L’ecobonus al 110% esteso alle seconde case e alle ville, preteso dagli stessi che sbraitano contro la sospensione degli sfratti. Tutto questo mentre i piccoli proprietari e inquilini hanno come orizzonte lo scontro nei tribunali per richieste di convalida di sfratti che stanno già fioccando nei tribunali.

Cosa hanno fatto Confedilizia e Forza Italia per evitare la valanga di sfratti che stanno arrivando? Quale battaglia hanno fatto per avere ingenti risorse da destinare a contributi affitto per evitare morosità e nuovi sfratti, quindi una battaglia a favore sia di inquilini e proprietari? Nulla, nulla, nulla.

L’Unione Inquilini e i sindacati inquilini hanno con forza richiesto fondi per contributi affitto. I sindacati inquilini sono in trincea con inquilini e piccoli proprietari per ridurre anche temporaneamente gli affitti, per renderli sostenibili in questa fase, e per evitare il ricorso allo sfratto, ricevendo dal decreto Rilancio solo le briciole di 140 milioni di euro.

Abbiamo trovato molta più sensibilità tra i proprietari, consci del momento, disponibili a ridurre gli affitti anche del 50%, piuttosto che dalle associazioni dei proprietari indifferenti alla crisi economica evidenziata dalla massa di 600/800.000 richieste di contributi affitto.

Chi sta affossando il settore delle locazioni facendolo finire in un baratro sono coloro che oggi alzano grida manzoniane contro una sospensione sfratti ma che sono silenti davanti al dramma quotidiano di milioni di inquilini e proprietari che devono “gestire” il dramma delle morosità.

Solo pochi anni fa, uno studio di Nomisma affermava che 1,7 milioni di famiglie in locazione erano sull’orlo del disagio abitativo in quanto incapaci di sostenere un evento che avrebbe ridotto le capacità reddituali. Il Covid ha portato in morosità proprio coloro in regola con i pagamenti, qualcuno informi Confedilizia di questa piccola specifica.

Invece di sostenere, con i sindacati inquilini, una battaglia per avere in Italia più case popolari, riduzioni di affitto, che sono oggi insostenibili e producono solo morosità (e si vede dalle richieste di sfratto); invece di affrontare strutturalmente in disagio abitativo, Confedilizia alza il vessillo della difesa strenua e corporativa della rendita immobiliare paventando chissà quale attacco al diritto alla proprietà. Brutta cosa l’egoismo economico e sociale coniugata alla scelta ideologica liberista.