Trash-Chic

Come il lockdown ha stravolto le nostre vite e ha cambiato la percezione delle nostre case

Abbiamo chiesto a tre architetti famosi come immaginano nuovi spazi

Siamo stati molto in casa e ci staremo ancora, in tempi futuri di smartworking. Come è cambiato il rapporto con la nostra abitazione, è diventato più intenso. La casa è diventa un “tutto”. Da reclusi ci siamo accorti delle crepe sui muri, dei cassetti che non si chiudono, della finestra che cigola. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. La riscoperta delle terrazze (quando ci sono) o anche dei balconi come “palcoscenici della relazione”. L’indagine realizzata dall’Osservatorio di Nomisma dice che la stanza preferita è la cucina, in molti hanno scoperto la piacevole autarchia delle piccole riparazioni e hanno affrontato coraggiosamente le Grandi Pulizie.

Il chiusi dentro ci ha allargato l’orizzonte, abbiamo spostato mobili e tavolini, immaginato nuovi spazi.
“Come architetto e disegnatrice di interni, due mesi di permanenza in uno spazio amato sono stati una esperienza alla quale il mio corpo e i miei muscoli si sono abituati accompagnandovi persino la mia mente. Non so quante volete ho ridisegnato mentalmente la casa che avevo pensato nel 2005 per me, mio marito Cherubino (ndr. Gambardella) e le mie piccolissime bambine ora giovani donne”, chiosa Simona Ottieri che ha curato tra l’altro il bellissimo allestimento della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse” al Mann di Napoli.

“Guardo, osservo sempre per migliorare, mettere la mia immaginazione al servizio della trasformazione è qualcosa di cui non so fare a meno. Ho sognato questo spazio che amo ma proprio perché lo amo vorrei fosse come un carosello, una giostra dove la mia famiglia si possa finalmente incontrare col mondo portandolo nel nostro labirinto privato e mutevole affinché non debba suscitare in nessuno il noioso sentimento della ripetizione”, conclude Simona. isponde da poeta Cherubino Gambardella, professore di Progettazione Architettonica: “Cambiare è un termine che mette i brividi. Ho vissuto in tante metropoli bellissime e a Napoli ho voluto trasformare il mio spazio in un luogo che sembrasse una scatola dei miracoli. Tutto si affastella e si insegue in una galleria dorata che conduce al mio studio. Sono due grandi stanze: una per i miei collaboratori che mi mancano ancora tanto ed una come la nave di Peter Pan dove ci sono i miei libri, i miei disegni, i cimeli che amo e poi lei, la biblioteca d’oro cui donai una seconda vita smontando la mia prima installazione al Museo Madre nel 2008.

“Mobili di famiglia, altri disegnati da mia moglie, altri ancora presi come testimonianze di un moderno che amo più del contemporaneo e i miei collage che popolano con i libri questo mondo denso come una trama ellittica. Sono stato due mesi a vedere la vecchiaia di queste cose e a immaginare cosa dovrei fare per cambiare ancora di quel poco che serva a fare ripartire la mia immaginazione di cui la mia casa mi ha nutrito, sino a sentirsi esausto, per gli ultimi due mesi”.

La clausura forzata ci ha svelato le crepe dentro di noi ( come cantava Leonard Cohen: C’è una crepa in ogni cosa. Ma è da lì che entra la luce…), ma vediamo anche le crepe della nostra casa. Chi si è improvvisato imbianchino, chi ha sfornato di tutto, torte e nuove idee.

“Forse non tutti i mali vengono per nuocere – chiosa Guido Ciompi, architetto e designer – Se da un lato l’obbligatoria condivisione di tempi e di spazi ci ha resi insofferenti, dall’altro ci ha regalato l’opportunità di conoscere meglio noi, i familiari e il nostro quotidiano orizzonte. Abbiamo infatti imparato ad analizzare, criticare, soppesare e migliorare il nostro universo quotidiano, imparando a conoscerlo e ad amarlo, osservandolo attentamente per la prima volta, quasi fosse divenuto ora una nostra estensione. Dobbiamo prendere coscienza che la rotta era sbagliata. Che uscire ogni sera nella compulsiva ricerca dell’altrove, non era la strada giusta per il quieto vivere. “Pochi amici a casa” sarà la nuova ricetta delle nostre serate e ora che abbiamo imparato ad apparecchiare, a cucinare e a ricevere in ambienti più accoglienti, saranno occasioni di scambi e di crescita anche più profondi e interessanti di prima”.
Intanto apparecchiamoci per la Fase 2 e mezzo.

pagina Facebook di Januaria Piromallo
vignetta by Guido Ciompi