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A2a, Brescia: “Mazzoncini alla guida? Milano dice che non è indagato per corruzione”. Ma per il manager è stato chiesto rinvio a giudizio

Il comune di Del Bono appoggia la scelta sulla base di un'informazione incompleta avuta da Milano, che non ha sottoscritto la Carta di Pisa. Per il capoluogo lombardo però la nomina è formalmente corretta e priva di profili di criticità dal punto di vista legale, come rimarca il Comitato per la legalità del Comune meneghino presieduto da Gherardo Colombo

Non è vero, come ha dichiarato il sindaco di Brescia, che Renato Mazzoncini, l’ex numero uno di Ferrovie dello Stato, designato a diventare amministratore delegato di A2A, la potentissima multiutility lombarda, non è indagato per corruzione. Non solo è indagato, ma i pubblici ministeri Umberto Musiello e Paola Dal Monte di Parma ne hanno chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare è stata inserita a calendario per il prossimo 22 settembre, pandemia permettendo.

E quindi c’è qualche motivo di perplessità sulla nomina del manager nel consiglio di amministrazione della società che verrà proposta all’assemblea dei soci di mercoledì 13 maggio. Non tanto in base alla legge Severino, visto che è solo indagato, ma in riferimento alla Carta di Pisa che il Comune di Brescia sottoscrisse nel 2014 e che impegna un amministratore pubblico alle dimissioni in caso di rinvio a giudizio per corruzione. Ai principi della Carta ha aderito il comune guidato da Emilio Del Bono, non invece quello di Milano, che è il secondo ente pubblico che controlla A2A. E proprio sulla base di un documento del capo di gabinetto del capoluogo lombardo, Del Bono aveva risposto a una interrogazione consigliare del Movimento Cinquestelle, sostenendo che Mazzoncini non è indagato a Parma.

Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito, carte alla mano, questa vicenda. C’è da dire che il manager è già rinviato a giudizio a Perugia per truffa, in relazione alla società Busitalia Sita Nord delle Ferrovie. Un mese e mezzo dopo il rinvio a giudizio, a luglio 2018, venne messo alla porta dall’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che si appellò allo spoil system per revocare tutto il cda delle Fs a partire dall’amministratore delegato.

È invece l’associazione temporanea d’imprese Busitalia-Autoguidovie, ad aver portato al coinvolgimento di Mazzoncini nell’inchiesta di Parma per un appalto di trasporto pubblico del valore di 289 milioni di euro vinto nel 2017. Tuttavia il sindaco di Brescia ha dichiarato in consiglio comunale che non risultano pendenze a Parma. Nel farlo ha citato un documento scritto dal capo di gabinetto del sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Infatti entrambi i Comuni concorrono alla nomina e anche a Milano i Cinquestelle avevano chiesto conto della situazione del manager. Nel documento viene riferito che c’è il rinvio a giudizio per truffa a Perugia e poi si aggiunge: “La Procura di Parma con mail del 4 marzo 2020 ha comunicato che il carico pendente del candidato risulta negativo”.

Il sindaco bresciano Del Bono si è trincerato dietro quel documento, spiegando alle minoranze che non esistono motivi per impedire la nomina di Mazzoncini. La verità è che un mese dopo, all’inizio di aprile, i pm di Parma hanno chiesto il rinvio a giudizio di Mazzoncini per tre reati: turbativa d’asta, rivelazione di documenti segreti e corruzione tra privati. La semplice iscrizione nel registro degli indagati non risulta dai carichi pendenti, eppure dell’inchiesta ne avevano scritto i giornali.

Ilfattoquotidiano.it ha trovato il documento che dimostra come il manager sia indagato per corruzione, un reato che, in caso di rinvio a giudizio, stando agli impegni del Comune di Brescia, entrerebbe in conflitto con la Carta di Pisa. Il numero del fascicolo nel registro di reato è il 6224/2016. Il pubblico ministero Ausiello ha notificato all’inizio di settembre 2019 l’avviso di conclusione delle indagini a 11 persone (tra cui Mazzoncini) e alle società Busitalia e Autoguidovie. Ha dato loro i canonici 20 giorni per presentare memorie o presentarsi per farsi interrogare, a discolpa di aver condizionato la gara per farla vincere alla società delle Ferrovie.

Siccome nessuno si è fatto vivo, i pm hanno proceduto. E all’inizio di aprile hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti. Il capo di imputazione è rimasto lo stesso. La prossima parola sulle indagini tocca al gip che dovrà decidere dare il via al processo o meno. Ma prima di allora i soci della multiutility A2A dovranno decidere se accettare la proposta di Sala e Del Bono (entrambi in quota centrosinistra) nominando amministratore delegato il super-manager Mazzoncini.

Il sindaco Del Bono, interpellato da ilfattoquotidiano.it in merito alla documentazione successiva alle carte fornite da Milano, non entra nel merito limitandosi a replicare che la candidatura di Mazzoncini è stata depositata dal Comune di Milano e che i documenti su cui egli ha basato la sua risposta in consiglio comunale a Brescia sono frutto del lavoro del Comitato di valutazione del capoluogo lombardo. Poco importa, è il sottinteso, che le carte siano nel frattempo cambiate.

Dal Comune di Milano che è stato interpellato in merito, poi, arriva una precisazione: “La Procura di Parma ha segnalato a questa Amministrazione che il certificato carichi pendenti del candidato Mazzoncini risultava negativo”, ma anche “l’eventuale pendenza del giudizio non avrebbe rappresentato una preclusione formale alla nomina, per cui è invece richiesta una sentenza definitiva di condanna”, Ai sensi della Severino, non della Carta Pisa che però non vincola Milano. E l’ex magistrato Gherardo Colombo, presidente del Comitato per la Legalità del Comune di Milano, ha dichiarato: “Il Comitato, sulla base della normativa applicabile e del regolamento nomine, ha constatato in particolare che la nomina dell’ing. Mazzoncini non presenta profili di criticità sotto il profilo della legalità, non essendo sussistenti preclusioni di legge, né sotto il profilo della trasparenza”.