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Aiuti di Stato, De Guindos (Bce): “Non coordinati tra Paesi, possono distorcere concorrenza”. Dalla Germania 1.000 miliardi su 1.900 totali

Il vicepresidente dell'Eurotower spiega che sono "benvenuti" per combattere la crisi da lockdown ma dà voce alla preoccupazione dei Paesi dell'Europa del Sud. Berlino dall'inizio della pandemia ha ottenuto dalla Commissione autorizzazioni per un valore pari al 52% del totale europeo. In audizione davanti al Parlamento europeo arriva anche la difesa dopo la sentenza della Corte tedesca: "Noi valutiamo sempre gli effetti collaterali delle nostre politiche, non lavoriamo in una torre d'avorio. Siamo ’indipendenti dai governi e dalle lobby"

Mentre la Commissione europea mette a punto nuove modifiche temporanee al quadro regolamentare sugli aiuti di Stato, preparandosi ad ammorbidire ulteriormente i paletti, il vicepresidente della Bce Luis De Guindos dà voce alla preoccupazione di tutti i Paesi dell’Europa del Sud. Cioè che la grande disponibilità di risorse del Nord Europa distorca la concorrenza, avvantaggiando in primo luogo le imprese tedesche a scapito di quelle che hanno sede in Stati più indebitati e con vincoli di bilancio più stringenti. La Germania dall’inizio della pandemia ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione a concedere circa 1.000 miliardi di aiuti alle sue aziende, il 52% del totale europeo.

Gli schemi nazionali di aiuti di Stato “sono i benvenuti” per combattere la crisi economica provocata dal Covid-19, ha detto De Guindos in audizione on line davanti alla commissione Econ del Parlamento Europeo, a Bruxelles. Tuttavia “le differenze nella loro dimensione e nella loro strutturazione potrebbero distorcere la concorrenza, dato che non sono stati sufficientemente coordinati a livello europeo“. Per questo “Andando avanti, un approccio europeo è importante, per assicurare parità di condizioni ed evitare la frammentazione e il riemergere del circolo vizioso banche-titoli di Stato“, alimentato dalle garanzie pubbliche sui prestiti.

De Guindos ha anche commentato la pesante sentenza della Corte costituzionale tedesca sul quantitative easing, secondo cui l’Eurotower deve dimostrarne la proporzionalità con una sorta di analisi costi-benefici. “Nel caso della Bce la valutazione della proporzionalità è continua. Se guardiamo ad esempio alla revisione sulla stabilità finanziaria cerchiamo di valutare continuamente gli effetti collaterali delle nostre politiche. Dopo aver analizzato tutti gli elementi e tutte le informazioni – ha sottolineato De Guindos – prendiamo una decisione e quando lo facciamo è perché i vantaggi di una certa politica sono superiori agli effetti negativi. Non lavoriamo in una torre d’avorio“.

In ogni caso, “la Bce è sotto la giurisdizione della Corte di giustizia dell’Ue” e anche dopo la sentenza “rimane pienamente impegnata a compiere il suo mandato”, nella totale “indipendenza delle sue decisioni. Useremo tutti gli strumenti” a disposizione “per compiere il nostro mandato”. De Guindos ha anche sottolineato che “sono due i principi generali che orientano l’azione della Bce. Il primo è la stabilità dei prezzi, che è chiaramente ancorata nei Trattati, e faremo tutto il necessario per adempiere questo mandato. Il secondo – ha aggiunto – è l’indipendenza dai governi e dalle lobby“.