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Ue, le ipotesi in campo per attivare un Recovery fund. La Commissione raccoglierà risorse sul mercato e darà prestiti o aiuti a fondo perduto

I leader discuteranno le proposte di Francia e Spagna, ma poi attenderanno quella dell'esecutivo Ue in arrivo il 29 aprile. I nodi sono due: se i soldi arriveranno agli Stati sotto forma di debito e quali saranno i tempi: il nuovo bilancio scatta solo nel 2021. Secondo Conte si può aggirare il problema attraverso "un meccanismo di garanzie che ne anticipino l’applicazione". Decisioni non prima di giugno

“La risposta economica alla crisi include anche il quarto elemento che è stato discusso dall’Eurogruppo, anche se senza accordo: si tratta dello European Recovery Fund. Il mio consiglio è di accordarci a lavorare per istituire questo fondo il prima possibile“. Parola del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che esprime questo auspicio nella lettera di invito all’attesa videoconferenza dei leader Ue sulle misure di risposta al coronavirus. Il vertice di giovedì comunque non sarà risolutivo per quanto riguarda il “quarto pilastro” del pacchetto di interventi (accanto a Mes, prestiti Bei e fondo Sure): ci sarà un primo confronto in vista della proposta della Commissione europea, che sarà presentata il 29 aprile. Decisioni definitive sono attese non prima di giugno.

E’ ormai assodato che il nuovo fondo sarà legato al quadro di bilancio pluriennale dell’Ue 2021-27, da rafforzare per questo scopo: è la strada migliore, ha detto il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, perché è uno strumento “comune“, è “sufficientemente grande” e “velocemente disponibile“. I nodi sono due: innanzitutto se i soldi arriveranno agli Stati sotto forma di prestiti, che incidono sul debito pubblico, oppure anche come finanziamenti a fondo perduto. Il portavoce capo della Commissione Eric Mamer non li ha esclusi. Poi c’è il problema dei tempi: il nuovo bilancio scatta solo nel 2021. Si potrebbe accelerare, ha ipotizzato ieri Giuseppe Conte, attraverso “un meccanismo di garanzie che ne anticipino l’applicazione (cosiddetto Bridge)”.

Sul tavolo dei capi di Stato e di governo ci sono comunque diverse ipotesi. A partire dal piano francese che era stato appoggiato da Roma e da quello spagnolo, che si distingue perché propone erogazioni non a titolo di prestito. Francia e Italia concordano nell’attribuire alla Commissione il ruolo di emettere i bond con cui finanziare il nuovo strumento. Una soluzione che può essere accettata anche dalla Germania. “La solidarietà rientra tra i valori di base dell’Unione Europea e, come economia orientata alle esportazioni, rientra anche nei nostri interessi. Se gran parte dell’Ue è sottoposta ad una profonda crisi chi comprerà i nostri prodotti?”, ha osservato oggi in un’intervista alla Dpa il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

La proposta francese: fondo temporaneo con garanzie comuni – La proposta francese punta a creare un nuovo fondo temporaneo, operativo per 5-10 anni, sulla base di garanzie comuni. Dovrebbe emettere bond con diverse garanzie comuni degli Stati Ue. Sarebbe gestito dalla Commissione europea e finanzierebbe con prestiti a lunga scadenza programmi designati a rilanciare l’economia “in modo coerente con il Green Deal” ma anche “per contribuire a ricollocare in Europa le catene di valore strategiche“. Il debito che sarà generato con le nuove emissioni “potrà essere rimborsato attraverso una nuova, eccezionale fonte come una tassa sulla solidarietà oppure le risorse proprie del bilancio Ue“.

La proposta spagnola: debito perpetuo e sovvenzioni – La Spagna di Pedro Sanchez immagina un fondo da almeno 1.000 miliardi finanziato con un debito perpetuo Ue che a partire dall’1 gennaio 2021 trasferirebbe risorse agli Stati sulla base di indicatori come la percentuale di popolazione infettata e il calo del pil. I soldi dati ai singoli Paesi verrebbero contabilizzati come trasferimenti diretti limitati alla durata della crisi, non come prestiti. Quindi non aumenterebbero il debito. Gli interessi sui titoli perpetui verrebbero pagati con “in nuovo set di tasse europee” – per esempio una border carbon tax e una tassa sulle emissioni – che rendano la Ue indipendente dai contributi degli Stati membri. La proposta comprende anche la “completa armonizzazione fiscale” all’interno della Ue e la “eradicazione di tutte le pratiche fiscali scorrette tra Stati membri”.

L’ipotesi italiana in linea con la Commissione – “Ai Paesi che condividono la stessa linea di intervento abbiamo riservatamente anticipato una nostra proposta. Ma a noi interessa portare a casa un risultato, non la primazia, riteniamo opportuno condividere le proposte senza rischiare di dividerci”, ha spiegato ieri il premier Giuseppe Conte in aula al Senato. Tradotto: Roma non ha presentato ufficialmente una proposta. L’idea comunque è quella di un fondo di solidarietà per la ‘rinascita’ gestito direttamente dalla Commissione, in linea dunque con il piano di Emmanuel Macron e con quello che l’esecutivo europeo presenterà la prossima settimana. La Commissione emetterebbe bond a lunga scadenza da vendere sul mercato con l’implicita garanzia del budget europeo e garanzie comuni di tutti gli Stati membri. Il problema legato al fatto che il nuovo bilancio europeo scatta solo nel 2021 potrebbe essere superato, secondo Conte, attraverso “un meccanismo di garanzie che ne anticipino l’applicazione (cosiddetto Bridge)”. Garanzie che andrebbero fornite dai singoli Paesi.