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Coronavirus, basta piagnucolare sul social: unitevi in società alternative. Come me in Brasile

Si tratta di un fenomeno molto più diffuso in Sudamerica che in Europa, ma ci sono “focolai” ovunque. Non conosco la situazione negli Stati Uniti. Esiste anche in India, non so come sia in Asia. Di sicuro non credo esista quasi in Cina dove credo siano fottuti.

In ogni caso si tratta di una risposta serissima alla situazione drammatica che si sta delinenando.

Del tutto inutile continuare a piagnucolare nei social, quello non fa altro che sancire la vostra condanna a morte. Al contrario alimentare energia positiva individualmente è una prima risposta.
La seconda è unirsi ad altri nella strutturazione di nuove società alternative. Tutt’altro che facile, ma possibile. Fossi in Italia cercherei di individuare i pochi gruppi che stanno tentando di farlo.

In Brasile, Perù e Colombia il fenomeno è diffuso e comincia a radicarsi, grazie sia al tipo di psicologia e sociologia presenti in questi posti e grazie all’estensione e al tipo di territorio, nonché alla cultura ancestrale degli indios. In pratica si tratta di unirsi ad altre persone e costruire comunità almeno parzialmente autosufficienti, nelle quali si dividono spazi, cibo, attività, spese e introiti.

Nella foto in alto mi trovo con oltre cento persone, provenienti da tutto il mondo, dopo una notte in Ayahuasca, con gli indios Huni Kuin e Yawanawà, all’Aldeia Akasha di Itaipava, Vale do Cuiabà, sulle montagne dello stato di Rio de Janeiro.

In un territorio, localmente denominato sitio, spettacolare, tra prati, boschi, cascate, corsi d’acqua, si stanno costruendo abitazioni ecologiche, dove si radunano persone dal Brasile e da altre parti del mondo, che condividono la spiritualità indigena e delle foreste. Il gruppo, del quale faccio parte anch’io, è denominato Guardiani Huni Kuin.

Il progetto è già attivo e a medio termine è in progetto la costruzione di altre abitazioni ecologiche dove vivere, dove realizzare orti e produzioni alimentari diverse. Si condividono cerimonie, meditazioni, cure native, cibo e alimentazione.

Ovviamente la realizzazione di un progetto così non è immediata né sul piano logistico né su quello psicosociale. Occorre essere maturi, centrati, spiritualizzati e profondi. Occorre tenere sotto controllo l’ego e disporre di un elevato senso del gruppo. Non è che si possa telefonare, prendere un appuntamento, metterci dei soldi e acquistare o affittare una casa, come per esempio avviene ad Auroville, nel Tamil Nadu, in India.

Il percorso per arrivare a condividere una simile esperienza è lungo e arduo. D’altra parte per affrontare il crescente fascismo sanitario e la generale situazione di emergenza in atto in occidente non vedo troppe vie di uscita.

Auspico fortemente la nascita e la crescita di situazioni simili in Italia e in Europa.