Cronaca

Coronavirus, le mie proposte sulla gestione sanitaria che oggi sarebbero tornate utili

Non siamo nemmeno arrivati al picco di contagio e sono decedute più di 10.000 persone con e per coronavirus, questo lo stabilirà la storia. Perché sicuramente questa pandemia entrerà nei libri di storia, con le foto di città europee (come Milano) deserte e con l’Europa che anche in questa tragedia viaggia su binari nazionali: nessuno ha imparato dall’Italia, pur avendone copiate le mosse in ritardo. E poi solo la storia ci dirà se l’Europa, che ha una sola moneta ma che per il resto è “indipendente”, resterà ancora in qualche modo unita.

Ma quanti ne avremmo potuti salvare fra medici e cittadini? “Se me lo dicevi prima” diceva una canzone di un medico, Enzo Jannacci, nel 1989. Ecco io l’ho detto, prima. Non dimentichiamolo, dopo.

Avevo proposto un servizio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in modo turnistico, presso gli ospedali di zona di gruppi di medici di base. In questo modo forse li avremmo potuti difendere dalla solitudine, dalla disorganizzazione dei presidi di protezione, dalla morte.

Quanti cittadini avremmo potuto salvare se avessimo introdotto un sistema di digitalizzazione sanitaria, come History Health? La maggior parte dei cittadini colpiti, compreso il personale sanitario, che arrivano in urgenza, non può ricordarsi le patologie da cui sono affetti e le terapie che stanno assumendo. Con il metodo che propongo da anni, sarebbe bastato utilizzare l’impronta digitale per accedere a tutta la storia clinica dei pazienti, dalle allergie alle terapie.

Quanti cittadini avremmo potuto salvare se avessero equiparato oneri ed onori di strutture sanitarie pubbliche e private accreditate con maggior controllo? Nella Regione Lombardia non avremmo dovuto forse nemmeno aumentare, di corsa, i posti letto di terapia intensiva se negli anni scorsi il numero non fosse stato squilibrato dagli investimenti (autorizzati) del privato solo nei reparti che rendevano. E se anche avessimo voluto aumentare questi reparti, come stanno ancora facendo, con ospedali da campo o strutture provvisorie, ancora meglio.

E se soffre molto la Regione Lombardia, considerata l’eccellenza, cosa possiamo aspettarci dalle altre Regioni? Non sarebbe il caso di cominciare a pensare di cambiare la parte della Costituzione che destina la gestione della sanità a livello regionale, come ha detto anche il sindaco di Milano Beppe Sala?

Ho esposto le mie idee sul libro Vicolo degli Onesti di Raffaella Giuri, edito da Linea Edizioni, uscito prima che chiudessero anche i luoghi di conoscenza come le librerie. Qui trovate il podcast dalla voce dell’autrice. E’ tutto molto attuale, purtroppo, da non dimenticare, dopo.