Scuola

Scuola 2.0, ecco tutte le novità tecnologiche per la didattica digitale (più un classico)

Dunque, l’epidemia e la chiusura delle scuole ci hanno fatto scoprire che, almeno nelle emergenze, il web potrebbe tornare tanto utile per insegnare e imparare. Le scuole si attrezzano come meglio possono, affrontando in emergenza un tema gigantesco che avrebbe richiesto formazione, attenzione e qualche investimento nei periodi in cui ancora si poteva stare tutti insieme nello stesso ambiente.

Il dibattito sulla scuola 2.0 è sovente stato ridotto a “a forza di usare il computer, madama mia, non sanno più tenere una penna in mano” e le tanto decantate nuove tecnologie (Tic) e metodologie di insegnamento ridotte a curiosità da avanspettacolo. Oggi facciamo i conti con l’arretratezza, il ritardo, la resistenza e la difficoltà di costruire in emergenza un nuovo modo di insegnare e imparare, oltretutto senza che i destinatari siano stati addestrati a entrare nel gioco. Vedremo presto se anche stavolta l’emergenza ci costringerà a fare quello che avremmo dovuto progettare pensare e realizzare con tutta calma già da un bel po’.

Cominciamo dalle piattaforme per l’e-learning, in italiano “apprendimento a distanza”: molte scuole superiori si servono di Moodle, un programma open source molto articolato e complesso che consente praticamente di tutto: lezioni on line, biblioteche di appunti forniti dai docenti, esercizi di verifica, questionari, video e molto altro ancora. Di non semplice utilizzo all’inizio, una miniera di possibilità per rendere l’apprendimento meno noioso e ripetitivo. Molto più intuitivo Google Classroom: stessa funzione di Moodle con una grafica più accattivante e semplificata (adatto anche alle scuole medie) e alcune integrazioni – appena rese gratuite da Google proprio per agevolare da didattica a distanza in tempi di coronavirus – come, per esempio Hangouts Meet (videoconferenza). Dunque la tecnologia c’è, è a disposizione di scuole, docenti, allievi e famiglie, liberi perciò di progettare cosa metterci dentro.

Veniamo così ai contenuti. Come ben sa ogni docente che abbia voluto cimentarsi con il tema, la didattica digitale pretende una programmazione ferrea a monte: prima delle lezioni tutto il materiale deve essere predisposto, collaudato e adattato alle caratteristiche degli allievi. Per mantenere alta l’attenzione e l’interesse non bastano filmati, lavori per gruppo, uscite e altri utili accorgimenti: devono essere chiari obiettivi, metodologie attraverso cui verranno perseguiti, modalità di verifica e di recupero.

La rete mette a disposizione strumenti potentissimi che possono aggiungersi alle videolezioni dei docenti o anche sostituirle integralmente: oltre all’infinita collezione di videolezioni su qualunque argomento reperibili su Youtube, una miniera di materiali utili a costruire belle lezioni, per esempio, si trova in BIGnomi, video brevi in cui personaggi famosi sviluppano argomenti di ogni genere. In remoto, verifiche ed esercizi meglio impostarli su una delle piattaforme di cui sopra. Oppure componendo semplici giochi di controllo di quanto studiato con Kahoot: tutti possiedono un cellulare con cui rispondere ai quiz che l’insegnante ha costruito seduto al pc di casa. Davvero più facile da realizzare che da spiegare.

Quanto al metodo, da casa gli allievi possono lo stesso cooperare, componendo testi e svolgendo esercizi su Google Drive: hanno tutti un account e possono condividere file o cartelle lavorandoci anche in contemporanea con gli strumenti a disposizione inclusi nel servizio. Possono anche praticare la flipped classroom, la lezione rovesciata, leggendo testi e guardando video condivisi dal docente per poi sviluppare le esercitazioni proposte a seguire. Sconsigliabile l’uso intensivo della videolezione on line: mantiene un sommario controllo degli allievi sparpagliati nelle loro case, ma non ne potenzia l’attenzione, specie se le lezioni sono poco più che la lettura del libro di testo, condito da qualche rimbrotto a chi gioca col cellulare di nascosto. Proprio come nella classe reale.

Infine i più piccoli, quelli della primaria. Non sono poche le maestre che interpretano l’insegnamento a distanza forzato di questi giorni come la richiesta di caricare di compiti i giovani virgulti, alle prese, i più fortunati, con genitori frenetici e nonni sfiancati. Al pomeriggio, sulla chat delle mamme arriva puntuale la condanna: pagine di esercizi da snervare chiunque, figuriamoci di questi tempi già complicati.

Qualche suggerimento: oltre le paginate di operazioni ci sarebbe anche la tv (o il tablet), perché non cercare negli archivi Rai e in quelli dei network che ne hanno uno gratuito, documentari di Storia, Scienze, Natura (e poi ancora) da assegnare come compito agli alunni? Si potrebbero poi far seguire da questionari per segnare l’importanza della visione e controllare che abbiano fatto il compito. Anche chi non è molto connesso, la tivù ce l’ha e la guarda intensivamente, specie nei giorni in cui non si va a scuola. Usiamola, allora!

L’epidemia di coronavirus sta segnando un cambiamento epocale nella nostra vita quotidiana: i modelli di sanità privatizzata che piacevano fino a un mese fa sono diventati meno belli, gli effetti della sistematica riduzione di posti letto, medici e infermieri che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni sono sotto gli occhi di tutti e certamente produrranno un’inversione di rotta. Anche la scuola uscirà trasformata da questi eventi: difficilmente troveremo in futuro un istituto scolastico che non abbia la sua brava piattaforma di e-learning, che non sperimenti forme di insegnamento a distanza, che non si faccia carico di una didattica che meglio raccolga le sollecitazioni a cambiare. Uno degli effetti positivi del coronavirus.