Calcio

Serie A, il rinvio di Juve-Inter è demenziale: il campionato va protetto

Terreno pesante per la prima delle tre finali di Coppa Giuriati, si gioca tra rovesci di pioggia. E’ la domenica del 13 ottobre 1918, a Milano. Una Milano che è ormai investita in pieno dalla seconda e più micidiale delle ondate di febbre Spagnola. In città si incrociavano i cortei funebri, i rintocchi delle campane a morto scandivano le ore del giorno. Secondo i dati ufficiali, i morti causati dalla Spagnola furono solo nel 1918 ben 247.041 (l’Italia contava allora 35.415.915 abitanti). Milano registrò il picco dei decessi il 16 ottobre, 127 (Roma, il 19 ottobre, 226 morti). La Lombardia fu la regione più colpita dalla pandemia, cent’anni fa come oggi: dovette registrare 36.653 vittime. In quel maledetto ottobre a Milano i morti furono 2845. Le autorità municipali, fin dal 5 ottobre, presero un’impressionante numero di provvedimenti per contenere i contagi. Ma la gente continuò ad andare a teatro, ad affollare tram e locali pubblici, alla Posta e nei mercati.

Pure lo sport continuò le sue attività. Come nel calcio. Il Milan sconfisse pesantemente la rivale cittadina dell’Internazionale, che tutti davano per favorita. La Gazzetta dello Sport di lunedì 14 ottobre infatti titolò: “Il Milan Club incompleto batte lo squadrone dell’Internazionale per 4 goals a 0”. Il 27 ottobre il Milan si ripete contro il Legnano che sconfigge 3 a 2, al Velodromo Sempione.

Centodue anni dopo, la serie A viene travolta dal virus. Ma soprattutto dalle polemiche: come mai cinque partite di serie A, tra le quali il “derby d’Italia” fra Juventus e Inter a Torino, sono state rinviate al 13 maggio, complicando in modo delirante il cammino dell’Inter che si ritroverebbe costretta a giocare in 24 giorni 8 partite, mentre il campionato di serie B – che pure annovera un sacco di squadre lombarde e venete (le loro Regioni ospitano i più grossi focolai di coronavirus) – si è svolto regolarmente?

Se appare una scelta opportuna quella di tutelare la salute collettiva evitando potenziali pericoli di contagio con assembramenti di tifosi – allora però tale criterio dovrebbe essere applicato a tutti i livelli – appare invece demenziale avere complicato il calendario, peraltro a distanza ravvicinata del campionato europeo. Non solo: per esempio, dopo aver partorito questo scandaloso pastrocchio del 13 maggio, alla Lega si sono dimenticati di fissare la data del recupero di Inter-Sampdoria che si doveva disputare sette giorni prima.

Che succederà per Inter-Sassuolo di domenica prossima? Farla a porte chiuse sarebbe incoerente, visto che hanno deciso di bocciare Juve-Inter senza pubblico. Però la Juve giocherà mercoledì col Milan la partita di ritorno della semifinale di Coppa Italia, prevista in settimana. Tifosi e addetti ai lavori lo trovano piuttosto bizzarro…

Quanto alla Figc, furioso il presidente Paolo Dal Pino, che afferma di aver proposto all’Inter venerdì 28 febbraio di spostare la gara contro la Juventus al lunedì sera, da disputarsi a porte aperte. Secondo Dal Pino, la squadra nerazzurra si sarebbe rifiutata categoricamente di scendere in campo. Un’ipotesi complicata, del resto: Juve-Milan di Coppa Italia, di conseguenza, sarebbe stata spostata di un giorno, giovedì alle 18 con Napoli-Inter alle 21. Più che tutelare il campionato, a mio avviso, ci si è arresi alle esigenze e agli interessi che si sovrappongono di Juve e di Inter…

Sappiamo che esistono quotidiani conflitti di interesse, ma stavolta il coro rabbioso “il campionato è falsato!” rimbomba ovunque. L’indignazione ha le sue ragioni. Il bollettino della Lega cita “l’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Già. Peccato che l’emergenza coronavirus non sia scoppiata poche ore fa, ma sia purtroppo attiva da quasi due settimane: la Lega aveva tutto il tempo di gestire la situazione in modo più trasparente e soprattutto esente da sospetti.

Accorgersi solo sabato 29 febbraio 2020 che giocare Juventus-Inter – la partita più cruciale della stagione, con in ballo il primato della classifica – mostrando in diretta tv (collegati quasi 200 Paesi) gli spalti vuoti mentre in contemporanea si disputa il Clasico Real Madrid-Barcellona avrebbe arrecato un’altra picconata alla già precaria immagine dell’Italia nel mondo (siamo i reietti e gli untori del virus…). Mi pare improbabile, come alibi. Non aveva peraltro giocato a porte chiuse l’Inter a San Siro in Europa League?

A pensar male quasi sempre ci s’azzecca, fu un’immortale battuta di Giulio Andreotti. L’ultima Juventus è apparsa una squadra in regresso e confusione mentale, mentre l’ultima Inter è invece sembrata in buona forma. A chi conviene il rinvio? E’ pur vero che la salute pubblica è prioritaria, ma lo è pure il regolare andamento di un campionato di calcio come quello della serie A, una delle “industrie” più importanti del Paese, che fattura miliardi e coinvolge milioni di persone. Esso va protetto dunque sia per le implicazioni sportive quanto per quelle finanziarie.

Con questa soluzione è saltato in modo evidente il principio basilare dell’equità agonistica, e delle sue necessarie, anzi indispensabili condizioni paritarie, già pericolosamente messe in discussione dagli squilibri economici che pongono di fronte squadre con bilanci risicati e squadroni – come la Juve, l’Inter, il Milan, la Roma, il Napoli, la Lazio e la Fiorentina – che dispongono di società ben strutturate e azionarati importanti (le milanesi, la Roma, la Fiorentina sono in mano straniere). Per ora possiamo dire che la Lazio ha trovato il vaccino giusto per lo scudetto…