Società

L’odio non è di destra né di sinistra: gestirlo per legge mina il libero arbitrio

Non solo la recente istituzione di una “Commissione contro l’odio” ma anche varie dichiarazioni di gruppi parapolitici si iscrivono nel vano tentativo di calmierare l’odio insito nel consesso sociale tramite l’uso della legge. Sforzi vani, laddove sinceri, e ipocriti ove agiti per fini elettorali. L’odio è una passione umana, antica forse più del gesto d’amore, che alberga nell’uomo, lo orienta, a volte lo plasma.

L’odio, relegato generalmente a puro esercizio di pensiero, può in certi momenti storici o di cronaca abbandonare la sua originaria posizione di ruminazione malmostosa e sfociare in azione violenta, singola o organizzata, innervare azioni concrete, guidare la mano dell’omicida o dell’attentatore. L’odio può poi essere scritto e diventare il plinto concettuale di ideologie tese a raggruppare individui che in questo humus riconoscono le loro radici.

Dunque ben lontano dal poter essere gestito ex lege. Allo Stato spetta il compito di impedire, nei fatti, che questo sfoci in agito, in forme collettive o individuali. Pensare che un gruppo di uomini, ancorché saggi e lungimiranti, possa “gestire” un pensiero umano mina alla base il concetto stesso di libero arbitrio. Se tale progetto costituisce un non sequitur, ancor più goffo è il tentativo di distinguere l’odio di “destra” da quello di “sinistra”.

L’odio di chi augura uno stupro a Laura Boldrini o la morte a Sinisa Mihajlović proviene dal fondo dell’animo umano, equamente ripartito. La differenza nella percezione è data dal fatto che alcune fazioni politiche hanno costruito sopra di esso una patina virtuosa che permette loro di tenere controllati i lapilli incandescenti dei propri antri neri, mentre per altri gruppi si tratta di un odio a cielo aperto, dal quale attingono direttamente, senza alcun filtro o sovrastruttura virtuosa.

Ma non vi è differenza sostanziale alcuna. Dunque chi inneggi apertamente allo stupro della Boldrini non è dissimile dal buono e bravo padre di famiglia politicamente corretto che davanti alla tastiera si augura che Mihajlović muoia in corsia dopo le sue dichiarazioni pro Salvini. La differenza sta nel velo che si mette all’odio. Il primo caso non ha contrappesi, manca di retorica. Il secondo invece si serve di anni e anni di militanza dedita all’aiuto dei deboli per controbilanciare quelli che sono ritenuti solo “sporadici episodi di odio” dei quali, una volta scoperto, si scuserà pubblicamente.

Insomma, nell’un caso si tratta di un soggetto senza speranza, un cattivo per sempre. Nel secondo invece si tratterebbe di un uomo “buono” che, saltuariamente, perde la testa.

Ancora: come si comporterebbe tale commissione nei confronti degli operai vittime delle false cooperative, usati in provincia di Modena come pezzi di ricambio, sottopagati e poi gettati in strada? Io li ho conosciuti, molti in preda a una fame e una disperazione che erano prodromi all’odio. Odio verso chi li ha strumentalizzati, odio verso chi ha delocalizzato dimenticandosi di loro come esseri umani. Odio per i politici che passavo a fare passerella per esibirli come trofei.

Che dire poi dell’odio provato dagli insegnanti massacrati dalla buona scuola, o di chi è stato danneggiato dall’abolizione dell’articolo 18? Cosa fare poi con l’odio di coloro quali sono stati vittima delle legge Fornero? Come sorvegliare quello dei cittadini esasperati dallo spaccio delle metanfetamine nelle loro città? Andrebbe regolato ex lege? Siamo seri.

Personalmente avverso il nazionalismo, le formazioni violente e marcatamente fasciste. Altresì detesto chi vorrebbe considerare un reato il loro pensiero. Il pensiero è libero, o non è. Una commissione siffatta dovrebbe poi operare una severa censura nei confronti dei media poiché l’odio, nella sua forma verbale, appare oggi come un elemento “sdoganato”, diffuso attraverso parole scritte non solo di politici ma anche di attori, pensatori, comuni cittadini che grazie alla rete possono ergersi a maître a penser de noartri.

Gli show televisivi mettono l’odio come collante dei loro palinsesti, proponendoci famiglie rissose e sguaiate, giornalisti rancorosi, tronisti, opinionisti e reginette varie che diffondono strali d’odio all’ora di cena.

Émile Zola diceva: “L’odio è l’indignazione dei cuori forti e possenti, lo sdegno militante di coloro che detestano la mediocrità e la stoltezza. Odiare (…) è vivere largamente del disprezzo delle cose vergognose e stupide. Odio gli uomini che (…) vanno in gregge, che si pressano gli uni con gli altri, chinando la testa per terra per non vedere il grande lucore del cielo”.