Società

Contro il coronavirus occorre coesione. Ma soprattutto serve evitare le speculazioni

Non sono ancora chiare, al momento, le prospettive di sviluppo del cosiddetto coronavirus, che sarebbe nato nella regione cinese attorno alla città di Wuhan nel recente passato. Né chiare sono le vicende che hanno portato alla nascita del virus. La possibilità di pandemie è del resto purtroppo insita nelle dinamiche della globalizzazione, con i suoi scambi intensi di merci e di persone. E anche nell’indebolimento che si è registrato, a livello mondiale come praticamente in tutti i Paesi, della difesa sanitaria che risente, anche nei Paesi più ricchi ed economicamente più avanzati, dei tagli alla spesa pubblica e di processi di privatizzazione caotica e incontrollata che mettono al centro gli interessi delle multinazionali attive nel settore e non quelli della popolazione.

In una situazione del genere, si richiederebbe la massima coesione e solidarietà. Scambio di informazioni tempestivo, sia fra le autorità addette alla prevenzione sia fra i ricercatori che indagano sulla natura del virus e i possibili rimedi. Invio di materiali necessari ad attuare in forma efficace misure volte a contrastare la diffusione del virus, come le famose mascherine e molti altri.

Elementari considerazioni di buonsenso, su cui si basa fra l’altro la posizione assunta dall’organismo internazionale competente in materia, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la quale, oltre a promuovere la necessaria cooperazione internazionale in materia, si dedica a demistificare talune frottole che vengono sparse a piene mani da che mondo è mondo e che hanno trovato nuovo alimento in tempi più recenti dalla disponibilità di computer collegati a Internet anche da parte di persone sprovvedute e ignoranti.

Il primo contributo da dare per sconfiggere le frottole è quello di situare il problema nella sua giusta dimensione. Per dirla con il medico Carlo Pellegrino: “Quanti morti produce la semplice sindrome influenzale? Solo negli Stati Uniti in un anno la forma acuta comporta circa 36mila morti, in tutto il mondo variano tra i 250mila e i 500mila, su tre milioni di casi gravi. Quindi siamo di fronte a numeri elevatissimi, però guarda caso non hanno scatenato le reazioni come nel caso di cui stiamo parlando. Per non parlare dei 400mila morti che provoca ogni anno la malaria“.

Dobbiamo quindi registrare come sul tema, in perfetta sinergia con l’ignoranza cui ho appena accennato, si stiano registrando deleteri fenomeni di speculazione sia politica che economica. Cominciando dal secondo aspetto, Pellegrino ricorda che “nel caso dell’aviaria fu venduto un banalissimo antivirale, senza la copertura del Servizio Sanitario Nazionale, consentendo profitti enormi. Poi le imprese in questione furono condannate, ma senza particolari conseguenze. In questo senso il fatto che allo Spallanzani il virus sia stato individuato e isolato ci tutela maggiormente rispetto a eventuali speculazioni e dimostra ulteriormente quanto sia importante difendere la sanità pubblica”.

I fenomeni di speculazione politica sono se possibile ancora peggiori. In primo luogo il governo statunitense, come denunciato dal giornale Global Times, ha usato l’epidemia come un’arma politica a proprio vantaggio: si può immaginare quanto a Washington gongolino all’idea delle difficoltà che devono ora affrontare i governanti cinesi. Per passare poi, si parva licet, ai razzistelli di casa nostra, come CasaPound. che ne approfittano per rilanciare la difesa della produzione nazionale e attaccare volantini in puro stile “notte dei cristalli” sui negozi gestiti da cinesi, com’è successo per esempio a Brescia. E ovviamente a Matteo Salvini che ne approfitta per rilanciare la sua campagna contro i migranti appestati da tenere lontani dalle patrie sponde. Per non parlare dei governatori leghisti che propongono una quarantena di due settimana per gli alunni che tornano dalla Cina.

Misure sproporzionate e inefficaci che si traducono in vergognosi episodi di razzismo anticinese. Dobbiamo invece oggi più che mai essere vicini al grande Paese, che saprà certamente debellare il virus e che ci dà nuove lezioni di efficienza e capacità indubbie, come l’ospedale costruito a Wuhan nel giro di pochi giorni.

Il coronavirus passerà. E passerà, ma sarà più difficile sradicarla, l’ignoranza diffusa che fomenta la crescita del razzismo. Per rispondere alle sfide globali occorre coesione internazionale e accrescimento della cooperazione internazionale. Più solidarietà e più giustizia. È talmente elementare che dovrebbero capirlo perfino Trump e Salvini…