Politica

Trasporti Roma, da Raggi a Zingaretti anno nuovo vecchie promesse. E anche gli stanziamenti sono sempre gli stessi

Il 27 dicembre Comune di Roma, Regione Lazio, ministero dei Trasporti, come ogni anno hanno sollevato il megafono e sciorinato la presenza di soldi e progetti (sempre gli stessi) per opere che la città aspetta da anni, ma che in realtà risultano procedere a passo di lumaca, se non addirittura ferme alla mera carta

“La metro C arriverà a Saxa Rubra”. “La Roma-Lido diventerà una metropolitana”. “Vogliamo costruire la metro D”. “La Roma-Viterbo verrà completamente rinnovata”. Quasi a ricalcare i versi di una nota canzone di Lucio Dalla, sono arrivate tutte insieme, all’anti-vigilia del Capodanno, le rituali promesse istituzionali sui trasporti capitolini. Comune di Roma, Regione Lazio, ministero dei Trasporti, anche stavolta hanno sollevato il megafono e sciorinato la presenza di soldi e progetti (sempre gli stessi) per opere che la città aspetta da anni, ma che in realtà risultano procedere a passo di lumaca, se non addirittura ferme alla mera carta. Il 27 dicembre scorso, in particolare, Virginia Raggi e Nicola Zingaretti si sono confrontati a distanza – la sindaca al cantiere metro C di Amba Aradam, il governatore a quello della stazione Flaminio – in un’escalation di annunci facendo quasi apparire il 2020 come l’anno in cui si risolveranno di colpo le inerzie che hanno segnato l’ultimo decennio.

“La linea C a piazza Venezia”, ma Colosseo slitta ancora – Le grandi attese riguardano la metro C, i cui cantieri sono stati avviati nel 2007. La linea è aperta solo nel suo tratto periferico (Pantano-San Giovanni) e ora si sta lavorando alla parte centrale, da San Giovanni a Colosseo. Nei giorni scorsi, l’intervento del ministero delle Infrastrutture ha scongiurato il blocco dell’opera perché, in mancanza di un impegno formale del Cipe a finanziare la successiva stazione di piazza Venezia, per contratto i costruttori avrebbero potuto seppellire le escavatrici. Il via libera sarebbe dovuto arrivare mesi fa, ma Comune e Ministero si sono ridotti all’ultimo giorno, quando le operazioni di “tombamento” erano già state avviate. “La terza linea della metropolitana di Roma continuerà il suo percorso fino a Piazza Venezia”, ha annunciato trionfante Raggi. La sindaca ha poi azzardato: “Stiamo valutando di far arrivare la metro fino a Saxa Rubra”, che si trova a circa 15 chilometri da piazza Venezia. Considerando che – esclusi ulteriori ritardi – l’ultima tratta finanziata sarà aperta nel 2024, a 17 anni dall’avvio dei cantieri, per un totale di 21 chilometri a questo ritmo la metro C verrà completata intorno al 2040.

A stabilire il “nuovo percorso” doveva essere una project review avviata dal ministero delle Infrastrutture nel 2018, su richiesta del Campidoglio, di cui si sono perse le tracce. Motivo per il quale si è tardato così tanto a stanziare gli appena 10 milioni necessari a non sotterrare le talpe. Il problema è che Clodio, Farnesina, Saxa Rubra o quale altra sia la destinazione finale della futura linea C, la realtà ci racconta dell’ennesimo slittamento dell’apertura del tratto San Giovanni-Colosseo. Il 27 dicembre Raggi ha accompagnato per l’ennesima volta giornalisti e fotografi nei sotterranei della stazione Amba Aradam, dove sono ancora presenti i resti della caserma di epoca imperiale rinvenuta nel 2016: l’archeo-stazione immaginata dalla Soprintendenza prevede la rimozione e il riposizionamento dei reperti, ma la variante non è ancora stata approvata. Il risultato è che da 3 anni continua a slittare il crono programma per l’apertura delle prossime due fermate: 2021, poi 2022, quindi 2023 e ora 2024, insieme a Venezia, “salvo ritrovamenti straordinari”, come sottolineato dalla stessa Raggi.

Zingaretti: “Stanziamo 800 milioni”. Ma sono sempre gli stessi – Sempre venerdì 27, quasi contemporaneamente e a pochi chilometri di distanza, il governatore del Lazio e segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, annunciava lo stanziamento di 800 milioni di euro per il trasporto pubblico locale romano. La gran parte dei fondi riguarda Roma-Lido e Roma-Viterbo. Parliamo delle cosiddette “ferrovie concesse”, un’autentica anomalia: di proprietà della Regione ma gestite dalla società capitolina Atac. L’ideale per potersi scaricare le colpe a vicenda. Il risultato è che le due linee che da anni si contendono (con la Circumvesuviana di Napoli) il premio Caronte di Legambiente, una specie di Razzie Awards dei trasporti. Zingaretti in conferenza stampa ha ammesso che “le linee fanno schifo”, lasciando intendere che sia la gestione di Atac a penalizzarle e che, fra il 2020 e il 2021, quando a occuparsene saranno le aziende regionali Astal e Cotral, le cose cambieranno.

Come? Qui veniamo al capitolo dei fondi. Perché gli 800 milioni annunciati da Zingaretti non sono altro che la somma degli stanziamenti avvenuti negli anni scorsi e mai (o non ancora) andati a buon fine. Proprio sulla Roma-Lido, nel 2015 la Regione Lazio ha respinto un’allettante proposta della francese Ratp pur di assegnare ad Atac il compito di rimettere a posto l’infrastruttura con 180 milioni di euro da finanziare. Ma i lavori non sono mai partiti. Il blog Odissea Quotidiana ha anche raccolto i tweet del governatore dal 2016 a oggi dove si annunciava di voler “trasformare la vecchia ferrovia Roma-Lido in metropolitana”, ma fin qui nulla è avvenuto. Già presentati, poi i 337 milioni di euro per l’ammodernamento della linea Roma-Viterbo, con raddoppio della tratta e l’acquisto di nuovi convogli, di cui anche ilfattoquotidiano.it si è occupato. Anche qui, l’unica evoluzione è stata rappresentata dal rallentamento (per legge) della linea nel tratto a binario unico.

Il sogno della metro D, ma Roma è appesa al tram – “Il 2019 sarà l’anno della mobilità”, dichiarava entusiasta l’ex assessora capitolina alla Mobilità, Linda Meleo, in un’intervista a Fanpage.it l’11 gennaio 2019. Dopo 12 mesi, Meleo è passata ai Lavori Pubblici e la profezia non è stata rispettata, se non nell’approvazione del cosiddetto Pums (Piano urbano mobilità sostenibile), con cui si immaginano le opere da finanziare da qui a 10 anni. Un “documento programmatico”, dove si radunano alcuni dei progetti sostenuti negli ultimi 20 anni, dalla “cura del ferro” del rutelliano Walter Tocci alle proposte più recenti. Fra queste c’è la cosiddetta “Metro D”, sogno di Walter Veltroni e poi di Gianni Alemanno, archiviata da Ignazio Marino, sul cui solo progetto pendono centinaia di milioni di ricorsi. Ilfattoquotidiano.it nel 2017 raccontò dell’intenzione di Virginia Raggi e dell’attuale assessore, Pietro Calabrese, di riprendere le fila della quarta linea, ma fino a questo momento – complice la crisi della società capitolina Roma Metropolitane – di passi avanti effettivi ne sono stati fatti pochissimi. Non si sa quale sarà il suo tracciato (quello del decennio scorso è superato) o chi la realizzerà, non c’è neanche una bozza di nuovo progetto.

Qualche speranza in più arriva dal settore tram e funivie. Il ministero delle Infrastrutture, infatti, ha stanziato circa 500 milioni per finanziare 50 nuovi tram, le tramvie su viale Palmiro Togliatti – di cui si parla dal 1999 – e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana, già finanziate quota parte dal Campidoglio. Si tratta di tram tradizionali, stando ai progetti, non di “metropolitane leggere” come la Roma-Giardinetti, il cui rifacimento è stato invece bocciato dal Dicastero di Porta Pia, che ha invitato il Comune di Roma ha presentare correzioni sostanziali entro il prossimo aprile 2020.