Musica

Scrivere di musica (non) è come ballare di architettura e questi cinque titoli lo dimostrano

“Scrivere di musica è come ballare di architettura”. Questa frase è in genere attribuita a Frank Zappa. Spesso è citata perché per un musicista (fallito o meno), un pio o un teorete, citare Frank Zappa fa sempre la sua bella figura: ti fa apparire in un sol colpo alternativo, competente, ribelle, intenditore, musicalmente onnivoro, ricercato e vari altri aggettivi che stanno bene su Zappa ma che, il più delle volte, sai di non meritare.

Poco importa che la frase non sia di Zappa ma, più probabilmente, dell’attore americano Martin Mull e forse addirittura risalente a inizio Novecento con altri riferimenti semiotici. Cercatene la storia in rete, se la cosa vi incuriosisce. Comunque sia, personalmente l’ho sempre trovata una boiata, per motivi che qui sarebbe lungo spiegare.

Il 2019 è stato un anno molto prolifico per i libri musicali. Di seguito consiglio ai miei lettori i cinque titoli che ho trovato più interessanti. Sono molto diversi tra loro, e la cosa è ovviamente voluta.

1. Storia culturale della canzone italiana di Jacopo Tomatis, il Saggiatore. Jacopo Tomatis è studioso e insegnante di Popular music al Dams di Torino; il suo è un libro di oltre ottocento pagine, ma non bisogna farsi spaventare dalla mole, perché è costruito con esaustività invidiabile e organizzato per generi, con scrittura agile e non accademica. È un libro da tenere in casa se si è appassionati di musica e se ci si vuole orientare storicamente nella canzone italiana. Come ha avuto modo di dire qualcuno prima di me, è una storia laica, ed è molto riuscita.

A mio parere la laicità è un gran vantaggio, ma può rivelarsi anche un limite: la coperta di chi vuole parlare di musica avvicinando laicamente Pupo e De André, Sfera Ebbasta e Samuele Bersani può rivelarsi troppo corta. Ci vuole una buona dose di cinismo e coraggio per mettere in secondo piano il merito estetico che produce catalogazione canonica, cercando invece di interpretare i meccanismi culturali del mondo della canzone.

Ma d’altra parte, personalmente ho sempre preferito chi si fa domande a chi non fa che dare risposte. Me lo pongo come traguardo per il 2020, ma siamo ancora nel 2019, quindi sono ancora in tempo per catalogare con ordine meritocratico: per me questo di Tomatis è il miglior libro musicale dell’anno. Ora gli altri, tutti a pari merito.

2. Musica solida. Storia dell’industria del vinile in Italia di Vito Vita, Miraggi. Se quello di Tomatis è fondamentale per i protagonisti e le correnti artistiche, questo libro di Vito Vita lo è altrettanto per i supporti. Vita è uno che ne sa, uno appassionato e competente, che ha scritto per riviste prestigiose e che ora scrive per Vinile.

Il libro ci fa capire, con gradevolezza e preparazione certosina, come tutto è nato, quanto hanno influito anche i diversi supporti sul prodotto musicale finale, i gruppi di potere, quali meccanismi c’erano prima che la musica diventasse “liquida” (o, meglio, “gassosa”), cosa sono le edizioni. Insomma ci racconta pragmaticamente tutto quello che per decenni ha costituito l’importanza dell’industria discografica: perché non è mai stata tutta esclusivamente una questione estetica.

3. Jova Beach Party. Cronache da una nuova era di Francesco Faraci, Rizzoli. Se scrivere di musica è come ballare di architettura, proviamo con la fotografia. Con buona pace dei detrattori, il Jova Beach Party è stato l’evento musicale italiano dell’anno. Questo libro di Francesco Faraci lo fotografa nei suoi protagonisti: gli spettatori. Io ci sono stato e ne sono rimasto sbalordito.

Non esagero e non mi capita spesso. È stata una festa vera, perché Lorenzo ha fatto quello che gli riesce meglio, cioè far ballare la gente. Questo libro restituisce molto bene quell’atmosfera particolare. Tanto basta. Resterà.

4. Brunori Sas. La vita pensata e la vita vissuta di Ambrosia J. S. Imbornone, Arcana. Ogni volta che si dice che i cantautori non esistono più, per confutare questo assunto si cita Brunori. Questo libro fa un bilancio dei primi dieci anni di carriera ed è un bene, per Brunori, che a scriverlo sia stata Ambrosia Imbornone, preparatissima studiosa pugliese, profonda ma mai sofisticata nella scrittura e nell’approccio. Finalmente si parla della poetica di uno dei nostri migliori cantautori. Ad avercene.

5. L’inventore dei cantautori. Nanni Ricordi, una storia orale di Nanni Ricordi e Michele Coralli. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, soprattutto nel tragitto Genova-Milano (ma non solo), nacque la canzone d’autore. Nanni Ricordi ne fu il principale “responsabile”. Questo libro lo testimonia in maniera autorevole, attraverso molte voci dei protagonisti, raccolte dallo stesso Nanni e da Michele Coralli. Il libro ebbe una prima edizione con Ricordi ancora in vita (è morto nel 2012); con questa seconda edizione ampliata, il Saggiatore ci regala un documento storicamente imprescindibile.