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Lavoro e crisi aziendali, in Gazzetta il decreto con scudo penale a tempo per Ilva. Arcelor: “Possiamo continuare a gestirla”

Il gruppo aveva minacciato la chiusura dal 6 settembre, quando sarebbero scadute le tutele concesse dal governo Renzi e cancellate con il decreto Crescita. Il comitato Niobe, formato da genitori che hanno perso figli per malattie che ritengono connesse all’inquinamento, ha scritto una lettera aperta a Mattarella in cui sostiene che il provvedimento è "in netto contrasto con la nostra Carta Costituzionale"

Il decreto salvaIlva arriva sul filo di lana e scongiura il disimpegno di ArcelorMittal, che aveva minacciato la chiusura se non fosse stato ripristinato lo scudo penale per l’attuazione del piano ambientale concesso dal governo Renzi e cancellato con il decreto Crescita a far data dal 6 settembre. Mercoledì, proprio nel giorno in cui è nato il governo Conte 2, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto ‘Misure urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali’. Approvato salvo intese dal cdm il 6 agosto, all’articolo 14 reintroduce tutele “a scadenza” per il siderurgico di Taranto: l’azienda sarà coperta impianto per impianto fino alla data prescritta per completarne l’ammodernamento.

Nel dl si precisa che gli interventi realizzati da ArcelorMittal in “osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale” non possono dar luogo a responsabilità penale, ma “resta ferma la responsabilità” penale, civile e amministrativa per la violazione di norme a tutela della “salute e della sicurezza dei lavoratori“.
Il nuovo decreto legge, ha commentato Matthieu Jehl, numero uno di ArcelorMittal Italia, “significa che, almeno per il momento, siamo in grado di continuare a gestire lo stabilimento di Taranto oltre il 6 settembre, pur continuando a monitorare gli impatti giuridici, normativi e operativi relativi all’impianto di Taranto. Ora dobbiamo affrontare la questione dello spegnimento che è stato ingiunto per l’Altoforno numero due“. L’impianto fu sequestrato dopo l’incidente del giugno 2015 che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. I commissari straordinari dell’Ilva hanno presentato al Tribunale di Taranto una nuova istanza per scongiurare la chiusura dell’impianto, chiedendone la facoltà d’uso per ottemperare alle prescrizioni indicate dal custode giudiziario.

Critiche per la firma del decreto sono arrivate dal comitato Niobe, formato da genitori che hanno perso figli per malattie che ritengono connesse all’inquinamento. In una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i genitori scrivono che il provvedimento è “in netto contrasto con la nostra Carta Costituzionale, ad iniziare dall’articolo 32 che tratta di tutela della salute”. Nella lettera firmata da Angelo Di Ponzio, papà di Giorgio, il 15enne morto il 25 gennaio scorso a causa di un sarcoma, i genitori spiegano di essere “enormemente dispiaciuti per non aver ricevuto risposta alla nostra precedente missiva” in cui “ponevamo il focus sui nostri bambini e sulle strutture ospedaliere locali che li accolgono”.

Il Comitato critica anche la scelta dei “Commissari di Governo a capo dell’Amministrazione straordinaria di Ilva che hanno impugnato il provvedimento della Procura di Taranto che ordina lo spegnimento dell’altoforno 2” il quale “ha già provocato la morte di un operaio”. Infine, il Comitato annuncia che denuncerà alla Corte europea dei diritti dell’Uomo “l’azione politica del Governo italiano” che “continua a emanare leggi che violano i nostri diritti”.