Diritti

Dati infanzia, Fico: “Sette minori stranieri su dieci in Italia sono nati qui. Garantire piena integrazione”

Presentata alla Camera il rapporto del Garante per l'infanzia. Quasi 10 milioni i minorenni nel Paese, la Garante Albano: "Non lasciamoli soli. I genitori devono assumersi le loro responsabilità". Servono più asili, mense e parchi. Riguardo agli stranieri non accompagnati: "Si rispetti il diritto di non respingimento, di un'adeguata accoglienza e il divieto di espulsione"

“Oggi, sette minori stranieri su dieci in Italia sono nati nel nostro Paese. A loro bisogna assicurare piena integrazione nella nostra società e il godimento di tutti i diritti”. Con queste parole il presidente M5s della Camera Roberto Fico ha presentato il rapporto annuale dell’Autorità garante dell’infanzia. Fino a qualche anno fa, ha spiegato Fico, “la maggioranza dei bambini figli di cittadini stranieri era nata all’estero e poi ricongiunta”. In Italia ci sono nove milioni e 800mila minorenni. Le tutele servono a tutti loro: “Non lasciamoli soli”, ha detto la Garante per l’infanzia Filomena Albano. I genitori, la comunità e le istituzioni devono “assumersi le loro responsabilità” senza rinunciare “al ruolo di guida nei confronti dei più piccoli”, ha dichiarato la Albano. La Garante ha chiesto più asili nido, più mense scolastiche, più parchi inclusivi e una banca dati per la disabilità. In particolare ha esortato le istituzioni a “garantire, quanto meno, standard minimi uguali per tutti” visto che attualmente variano “da Regione a Regione”.

I sette punti su cui ha richiamato l’attenzione la Garante li ha definiti i “sette cantieri aperti”. Si parte dai rapporti familiari: in primis la genitorialità con l’esigenza di conciliare i tempi di vita e quelli di lavoro; affrontare le separazioni tenendo conto del punto di vista dei figli; mai più bambini in carcere ma colloqui con i genitori detenuti; conoscere quanti sono e chi sono i minorenni fuori famiglia. C’è poi il cantiere Violenza sull’infanzia “una responsabilità di tutti”, quella dell’inclusione da garantire anche ai minorenni “di nuova generazione”. Il quarto cartiere riguarda i minorenni e giustizia: dalle baby gang da contrastare con risposte nelle reti educative e con la lotta all’abbandono scolastico e l’introduzione della giustizia riparativa. Ed ancora i cantieri “dipendenze e salute”, “educazione” dove si esorta ad investire nella “consapevolezza digitale” di adulti e ragazzi e “scuola”. Il settimo cantiere per Albano, è rafforzare proprio l’Autorità Garante: lo scorso febbraio il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha raccomandato all’Italia di provvedere ad attribuire a questo organismo “completa indipendenza e autonomia” e “di aumentarne le risorse umane, tecniche e finanziarie”. Ed infine “sarebbe opportuno in particolare – ha concluso Filomena Albano – rendere obbligatoria la richiesta del parere dell’Autorità garante sugli atti normativi in corso di adozione”.

Le violenze domestiche: genitori siano “sentinelle”
L’Autorità garante ha chiesto alle istituzioni di rendere effettiva l’applicazione della legge sugli orfani di crimini domestici e di intervenire prima che le tragedie si consumino. “La violenza nei confronti dei bambini è prova che il sistema di protezione non ha funzionato. Sono troppi i casi, registrati anche negli ultimi giorni, di bambini maltrattati e uccisi da chi li avrebbe dovuti proteggere”, ha detto Albano. Secondo la Garante è indispensabile intercettare situazioni di fragilità, dare supporto alla genitorialità e far emergere il sommerso: il che significa, per i più piccoli, sapere di potersi sempre rivolgere a una persona di cui si fidano. Gli adulti devono farsi “sentinelle” del loro benessere.

I minori stranieri non accompagnati
Una delle questioni più critiche rimane quella degli 8.131 minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia per scelta o perché hanno perso i genitori durante il tragitto. Per loro l’Autorità per l’infanzia ha chiesto che vengano rispettati il diritto di non respingimento, quello a un’adeguata accoglienza e il divieto di espulsione. Circa l’85 per cento dei minori non accompagnati ha tra i 16 e i 17 anni, 548 sono femmine. Dal 2017 in Italia esiste la legge Zampa, ha predisposto per questi minori due forme di tutela: l’affido in famiglia e il tutore volontario. Ad oggi però, solo il 3% dei minori ha potuto beneficiare dell’affido familiare. E nonostante cinquemila persone abbiano presentato la candidatura per diventare tutori volontari, le cose procedono molto a rilento anche su quel fronte. Tra le cause principali dei problemi, c’è il fatto che i decreti attuativi della legge sono fermi al Consiglio dei ministri e al ministero dell’Interno. La Garante per l’infanzia, nell’incontro alla Camera, ha domandato proprio un’accelerazione nell’attuazione dei decreti, che dovrebbero regolamentare le procedure di colloquio e l’adozione del protocollo per uniformare le modalità di accertamento dell’età dei ragazzi. Inoltre ha chiesto che la permanenza nei centri di prima accoglienza per i minori non superi i 30 giorni e l’adozione di prassi uniformi nel rilascio dei permessi di soggiorno. Infine, la Albano ha sottolineato che è necessaria una ridistribuzione di questi minori stranieri nel territorio, visto che al momento più del 30% di loro sono concentrati soltanto in Sicilia, con gravi problemi per quanto riguarda il sistema degli affidi familiari.

Il ritardo dei decreti attuativi per i tutori volontari 
“Passano i mesi, anche gli anni, ma rimangono ancora fermi negli uffici del governo i tre decreti attuativi della legge sui minori stranieri non accompagnati, approvata nella scorsa legislatura”, ha ribadito Giuseppe Brescia, deputato del Movimento 5 stelle. “I termini per l’adozione di questi importanti provvedimenti, molto attesi, sono scaduti già durante il governo Gentiloni. So che i lavori sono in fase avanzata, ma bisogna accelerare. È tempo di colmare un ritardo inaccettabile per dare piena garanzia ai diritti dei minori stranieri non accompagnati”. I tre decreti sono fondamentali per la questione dei tutori volontari, ad oggi, “ci sono più di 1.700 tutori già formati e pronti” e altri cinquemila hanno fatto domanda per diventare tutori, ma per ora non c’è un numero preciso su quanti siano stati nominati o assegnati ai minori (anche se una rilevazione è in corso). I tutori volontari rappresentano una possibilità di integrazione e di argine verso rischi di marginalità sociale. Uno dei rischi è che i minori stranieri finiscano nelle maglie della criminalità, dello spaccio e, nel caso delle femmine, della prostituzione. Molti, segnala il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, vengono spesso sfruttati nei cantieri e nei campi.

L’aumento delle baby gang
L’Autorità per l’infanzia ha segnalato poi un aumento del numero di procedimenti a carico dei minori. In particolare, il fenomeno delle cosiddette baby gang è presente in tutta Italia, ma a Napoli “ha assunto tratti di particolare gravità e allarme sociale”, ha sottolineato Fico. “Questi dati ci confermano come i minori che delinquono siano sempre più uno strumento utilizzato dalle grandi organizzazioni criminali”, ha detto sempre il presidente della Camera, spiegando che in questi casi, “l’azione repressiva è necessaria ma del tutto insufficiente da sola a dare una soluzione strutturale al problema della criminalità minorile a Napoli e altrove. Occorre agire sulle cause economiche e sociali e sulle condizioni ambientali che ne favoriscono lo sviluppo e, così, offrire alla gioventù disagiata prospettive alternative di vita migliori”.

Garanzie ai figli dei detenuti
Per molti bambini e ragazzi, secondo l’Autorità garante, la condanna di un genitore rischia di divenire la propria: a loro va garantito il diritto a mantenere relazioni affettive ed educative. Ma i bambini non dovrebbero crescere in carcere e ad aprile ce n’erano ancora 55 negli istituti detentivi. Più in generale, le istituzioni devono impegnarsi a educare i ragazzi alla legalità e al rispetto delle regole: la mediazione penale può essere una risposta per accompagnare i minorenni autori di reato verso la consapevolezza delle azioni compiute e il riconoscimento della sofferenza delle vittime: “Ciò vale anche per i ragazzi più piccoli, che non hanno ancora compiuto 14 anni”.