Cultura

A Roma ho cercato di dar vita a un cinema europeo, senza risultati. Un vero peccato

Da almeno dieci anni cerco invano di dar vita a Roma a un’iniziativa che mi appare tanto interessante quanto facilmente realizzabile da ogni punto di vista : “Cinema Europa”, un luogo in cui proiettare solo film europei sottotitolati in italiano. E organizzare eventi collaterali alle normali proiezioni dei film: anteprime di film europei in arrivo in Italia, retrospettive, “personali”, incontri con registi e attori, cicli di film a tema, eccetera. Per realizzare il progetto ci sono tutti i presupposti, dal lato della domanda come da quello dell’offerta.

La domanda

A Roma vivono circa 40mila cittadini europei di buon livello culturale. Ci sono le ambasciate di innumerevoli paesi del mondo (spesso ce ne sono due per paese, una per l’Italia, l’altra per il Vaticano). Ci sono gli istituti di cultura di quasi tutti i paesi europei. Ci sono circa 200mila studenti universitari e altrettanti “adulti” che conoscono bene una o due lingue europee (soprattutto inglese e spagnolo). Gli uni e gli altri vorrebbero poter vedere i film stranieri non tradotti, anche per tener viva la loro conoscenza delle lingue, e in particolare il livello di comprensione delle stesse.

L’offerta di film

Gli istituti culturali organizzano spesso cicli di film ma – non disponendo di adeguate sedi proprie – sono costretti a ricorrere a cinema angusti come il “Farnese”. Lo scorso anno ho incontrato il direttore dell’Instituto Cervantes, Juan Carlos Reche Cala, e il responsabile delle iniziative culturali. Ho avuto lo stesso incontro con la direttrice del Goethe, Gabriele Kreuter-Lenz, e con la responsabile delle attività culturali, dottoressa Perin. In tutti e due gli istituti ho trovato grande interesse per l’iniziativa e disponibilità a collaborare attivamente, non solo fornendo le molte pellicole in lingua originale sottotitolate in italiano di cui dispongono, ma anche contribuendo a realizzare iniziative collaterali alle normali proiezioni dei film. Ho chiesto espressamente – all’inizio e alla fine dei due colloqui – di poter rendere pubblico il sostegno dei due istituti e ho avuto una risposta pienamente positiva. Ovviamente, potrei continuare con gli altri istituti europei, certo dello stesso risultato.

La disponibilità di sale adeguate

Cito solo le principali: Palaexpo, Maxxi, Macro di via Nizza. Sale moderne e prestigiose, a dir poco sottoutilizzate , per non parlare del sogno di utilizzare il mitico “Salone Margherita”, a serio rischio di chiusura. Sembra incredibile, ma malgrado l’obiettivo interesse del progetto – specie in tempi in cui all’Europa si dovrebbe guardare con più attenzione – in dieci anni non sono riuscito, al di là di generiche dichiarazioni di interesse, a coinvolgere nessuno dei miei interlocutori: sindaci, assessori alla Cultura, esponenti della opposizione nel Consiglio Comunale, presidenti e direttori di istituzioni culturali romane, Anica e altri organismi rappresentativi dell’industria cinematografica. Pur mettendo a disposizione (senza incarichi formali né compensi di sorta) la mia lunga esperienza nel settore: fra l’altro, sono stato – come direttore delle Relazioni Esterne della Rai – fra i creatori di UmbriafictionTV e, in anni lontani, promotore e gestore di un importante cineclub a Roma.

Eppure esiste una direttiva europea che impone quote di produzione e distribuzione di audiovisivo europeo sul totale dei vari paesi della Comunità. L’Italia l’ha recepita con una legge che però è rimasta in larga misura inattuata. Certo, non è con questo spirito che “faremo +Europa”. Ed è un vero peccato che Roma non voglia cogliere questa occasione culturale, qualificata e “a buon mercato”.