Economia

Lettera Ue, mercoledì risponde Bruxelles. Salvini: “Vedremo chi ha testa più dura”. Di Maio: “No tagli al welfare, bene”

Un portavoce della Commissione conferma che le conclusioni sull'Italia verranno inserite nel rapporto sul debito che sarà pronto la prossima settimana. Il ministro dell'Interno rilancia: "Lasciateci lavorare come gli italiani ci chiedono, 'meno tasse e più lavoro'". Il capo politico M5s torna sulla polemica per le bozze circolate venerdì. Le opposizioni attaccano, Zingaretti: "Figuraccia non degna del nostro Paese"

La Commissione Ue ha cominciato l’analisi della lettera di risposta dell’Italia ai rilievi sul debito e prepara le conclusioni. “Vedremo chi avrà la testa più dura“, commenta Matteo Salvini da Potenza, durante un comizio a sostegno del candidato sindaco del centrodestra. Mentre, dopo il caos scatenato dalle bozze circolate nel pomeriggio di venerdì con i riferimenti a risparmi su welfare, reddito di cittadinanza o quota 100, l’altro vicepremier Luigi Di Maio scrive: “Oggi la giornata comincia bene. Nella lettera scritta dal Mef all’Ue è stato cancellato il passaggio che prevedeva tagli alla spesa sociale“. Sulle polemiche di ieri arrivano invece le critiche dell’opposizione, con il segretario del Pd Nicola Zingaretti che parla di una “figuraccia” che “non è degna di un grande Paese come l’Italia”.

Un portavoce della Commissione ha specificato che le conclusioni dell’Ue dopo la lettera arrivata da Roma “finiranno nell’analisi complessiva” del bilancio italiano, ovvero il rapporto sul debito, che sarà pubblicato mercoledì prossimo assieme alla raccomandazioni economiche. “Sono soddisfatto” della lettera “perché ci sono segnali positivi per l’economia italiana e sono convinto che l’Europa rispetterà la nostra volontà di crescere e tagliare le tasse“, dice Salvini. “La settimana prossima – proseguo – userò il consenso che voi mi avete dato non per chiedere una poltrona in più in Italia, chi se ne frega, ma per dire a Bruxelles: lasciateci lavorare come gli italiani ci chiedono, ‘meno tasse e più lavoro’. E se ci diranno ‘no’ vedremo chi avrà la testa più dura”, spiega il ministro dell’Interno. Sulla questione fiscale, il leader della Lega ribadisce che “l’obiettivo del 15% di tasse è possibile”.

Di Maio invece torna sulla polemica di venerdì, quando erano circolate notizie sul contenuto della bozza e su presunti tagli al welfare, confermati e smentiti: secondo il Mef, non è mai esistita una bozza con i risparmi pubblicati dalle agenzie, ma la versione del ministero era stata smentita dalla vice di Tria, Laura Castelli. In serata, anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva annunciato delle verifiche di responsabilità sulla fuga di notizie.  “Oggi la giornata comincia bene. Nella lettera scritta dal Mef all’Ue è stato cancellato il passaggio che prevedeva tagli alla spesa sociale. L’unica cosa da tagliare sono le tasse ai cittadini. Un altro governo Monti anche no, ne abbiamo avuto abbastanza! Ringrazio il ministro Tria per aver provveduto a correggere. Del resto non potevamo accettare altre sforbiciate lacrime e sangue. Resta da capire a chi sia venuta in mente questa bizzarra idea circolata nelle bozze e se quel passaggio sia stato concordato, politicamente, con qualcuno”, scrive Di Maio sul Blog delle Stelle.

“Dopo un anno di questo governo, i fatti sono drammatici per gli italiani, dopo un anno l’Italia sta peggio: il Paese è fermo, calano le pensioni, il debito pubblico è esploso, lo spread brucia miliardi e il governo è nel caos. La figuraccia di ieri non è degna di un grande Paese come l’Italia e aumenta la sfiducia nel Paese”, attacca invece il Partito democratico con Zingaretti. Le critiche arrivano anche da Forza Italia: “Nella lettera, che peraltro contraddice spesso quanto scritto nel rapporto dettagliato che la accompagna, il governo ha confermato la sua volontà di non far aumentare l’Iva nella prossima Legge di Bilancio, non indicando però dettagliatamente dove intende trovare risorse alternative per 23,1 miliardi di euro“, dice Renato Brunetta. “Tutti sanno – prosegue – che queste risorse non esistono. È saltato, infatti, anche l’impegno di ridurre le spese per il welfare“. “Anche se, nel rapporto allegato, si fa riferimento alle minori spese per welfare pari allo 0,2% del Pil”, conclude Brunetta.