Politica

Immigrati irregolari, i numeri di Salvini per nascondere la difficoltà dei rimpatri

di Luigi Manfra*

Da dove vengono i numeri che ha utilizzato il ministro degli interni per annunciare in conferenza stampa che gli irregolari in Italia sono molti di meno di quanto si credesse? Salvini, infatti, si è così espresso: “Il numero degli immigrati irregolari stimati in Italia è circa 90mila. È il numero massimo, a essere pessimisti. Una cifra importante degli ultimi 4 anni e mezzo, su cui stiamo lavorando, ma non sono le centinaia di migliaia che temevo”.

I dati ufficiali sull’immigrazione elaborati dal ministero degli interni dal 2011, anno del primo arrivo di massa di migranti in Italia, alla fine del 2018 sono, invece, i seguenti:
Sbarchi: 766.002
Domande di accoglienza esaminate: 453.272 Domande respinte: 254.426
Domande accolte: 198.846 Domande da esaminare: 312.730
Questi numeri sono consultabili sul sito del ministero alla voce Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.

Inoltre, secondo le ultime informazioni disponibili contenute nel Def, documento di economia e finanza del 2018, il numero di persone accolte nei centri in Italia a dicembre 2018 è di 160 mila. Di questi, 440 sono accolti negli hotspot, 132 mila nei vari centri di accoglienza e circa 27 mila negli Sprar.

Come un prestidigitatore il ministro dell’Interno vuole convincere gli italiani che l’irrisolvibile problema dei rimpatri non esiste più. In altre parole i 500.000 irregolari da rimandare a casa, imposti dalla Lega nel contratto di governo, non ci sono mai stati. Si è trattato di un errore.

Salvini basa la sua affermazione su questi dati: dal 2015 sono sbarcati in Italia 478.683 migranti. Di questi 268.839 avrebbero raggiunto altri paesi Ue, 119.000 sono nei vari centri di accoglienza mentre il resto, 90.844 persone, sono il totale degli irregolari. Analizzando questi numeri si evince subito come siano stati scelti ad hoc e nemmeno con grande abilità.

Dei quattro numeri utilizzati per suffragare il calcolo, il primo è corretto ma non completo, il secondo è un numero approssimato, il terzo e il quarto sono di fantasia.

Cominciando dal primo, non si capisce perché la data di inizio del calcolo sia il 2015, come se gli irregolari degli anni precedenti magicamente fossero spariti. Il secondo, invece, è il numero di migranti registrati in Italia che, tra il 2015 ed oggi, si sono recati in un altro paese europeo. Il dato proviene dal sistema Eurodac, il database delle impronte digitali per coloro che richiedono asilo politico e per coloro che sono entrati o soggiornano irregolarmente nel territorio dell’Unione europea. Il migrante irregolare quando viene fermato e identificato dalla polizia non può essere detenuto, ma gli si rilevano le impronte digitali e poi lo si rilascia. Stabilire quante volte questa procedura viene applicata alle stesse persone nel corso degli anni è praticamente impossibile. Il quarto, relativo al numero di persone accolte nei centri è, inspiegabilmente, pari al 70% del dato ufficiale.

Ma, oltre ai numeri, anche il procedimento utilizzato da Salvini non è corretto, infatti a fronte di 766.002 sbarchi dal 2011 al 2018, tralasciando le poche centinaia avvenuti nei primi mesi del 2019, sono state esaminate dalle commissioni del ministero, alla stessa data, 453.272 domande di asilo mentre, ad oggi, ne restano ancora 312.730 da esaminare. Ovviamente, è ragionevole supporre che una parte dei richiedenti in attesa di risposta non sia più in Italia, ma ignorare questo dato così importante, anche nelle dimensioni, è l’omissione più grave che inficia alla radice il ragionamento di Salvini.

Il rapporto della Fondazione Ismu elaborata a gennaio 2018 da Gian Carlo Blangiardo, attuale presidente dell’Istat di nomina leghista, nel 2015 stimava fossero 404 mila gli irregolari presenti in Italia. Nel rapporto si dice anche che, dal 2015 ad oggi si stima un incremento di questo dato di 90.000 unità. L’ipotesi più attendibile è che la cifra annunciata da Salvini nella conferenza stampa sia proprio quest’ultima e che, quindi, sia frutto di un “qui pro quo”.

Per concludere, partire dall’anno base 2015 è scorretto, perché è dal 2011 che inizia la fase più recente delle grandi migrazioni. Inoltre è assente il numero cospicuo di migranti irregolari a causa dei permessi di soggiorno scaduti. Infine non è credibile che gli immigrati irregolari in Italia siano soltanto l’1,5 per cento dei regolari, cioè 90mila su 6 milioni, mentre in Europa la percentuale è del 10 per cento.

Con questo annuncio, che sembra a tutti gli effetti un capovolgimento dei proclami precedenti sul pericolo dei migranti irregolari, Salvini sembra aver cambiato radicalmente strategia. Da un lato la difficoltà di effettuare i rimpatri si è tradotta in un calo di immagine inaccettabile per il ministro decisionista, sottoposto negli ultimi tempi agli attacchi degli alleati di governo anche su questo tema. Dall’altro la sparizione del problema migranti consente al ministro di attenuare le ansie dei cittadini e nel contempo di dedicarsi ad altri temi cari al suo elettorato.

* Responsabile progetti economici-ambientali Unimed, già docente di politica economica presso l’Università Sapienza di Roma