Cultura

Oltre lo sguardo di Gianmarco Chieregato, Carla Chiusano celebra le sue “diversità pittoriche”. Antonio Riva fa sfilare le sue spose sulle note di Studio 54. Per Allan Kaprow siamo tutti artisti per caso

 

Brava. Doppiamente brava, Si è sottratta al caravanserraglio della fiera dell’arte (vedi Miart) e il suo curatore Ermanno Tedeschi, il sarto dell’arte, le ha costruito su misura una personale. In scena al Mandarin Oriental Carla Chiusano innesca parecchie riflessioni in un momento così delicato per la storia europea. Riferimenti e simbologie, anche sociali e politiche, emergono dai suoi tableaux per ricordarci che siamo una terra. Una nazione. Una bandiera. Accogliamo le diversità e le molteplicità di culture. E le bandiere sono il leit motif della sua mostra “Celebrating diversity”. Una tigre sullo sfondo di un patchwork di bandiere africane, un bisonte corre sulle praterie a stelle a strisce dell’american flag, mentre un leone, dallo sguardo quasi umano, sembra essere uscito da un puzzle di bandiere di tutto il mondo.

Action Painting propone l’archistar, Massimiliano Locatelli, che ha trasformato il suo ex studio di architettura in spazio espositivo permanente, Converso, in omaggio alla chiesa sconsacrata di San Paolo che lo ospita. In collaborazione con la galleria di tendenza, Hauser Wirth, ripropongono una delle più celebri installazione di Allan Kaprow, “Words”, già nel 1962 l’artista yankee si chiedeva, quando Internet ancora non esisteva, cosa succederebbe se la lingua umana collassasse e le parole perderebbero il loro significato e diventassero puro suono. Pannelli bianchi coprono il pavimento della chiesa e i visitatori sono invitati a scrivere e a disegnare quello che gli passa per la testa. I lavori degli “artisti per caso” vengono poi rielaborati e ricombinati da un’intelligenza artificiale. E prossimamente riproposti come opera a sé.

“Quale obiettivo usi?”. La risposta di Gianmarco Chieregato, a Pedro Almovodar, il regista delle trasgressioni, è stata immediata: “Quello che ti fa bello”. Eppure Gianmarco, il re di click alle celebrities, dice non sentirsi mai attratto dallo status delle star. Per lui sono persone, punto e basta. Per questo ha chiamato il suo ultimo libro, “Oltre lo sguardo”, e racconta la storia del cinema degli ultimi 30 anni. Sulla copertina ci sono gli intensi occhi di Valeria Golino, l’attrice italiana più amata a Hollywood, sul  retro ti guarda dritto nei tuoi Bill Murray.  Alla presentazione da Filippo La Mantia, cuoco e oste, tra  panelle e arancini, sulle note dal vivo del compositore Piero Salvatori, dedicate a Ground Zero ( “Non ci può essere futuro senza memoria”) Gianmarco raccontava di quella attrice sull’orlo di una crisi da photoshop: “Stringimi la vita, allungami gli occhi, elimina il plissé del collo….” Alla fine Gianmarco che è la gentilezza fatta in persona: “Vuoi che fotografo te o un’altra?”. Peccato che oggi con le digitali tutti si sentano fotografi. Ma il fotografo d’autore è fatto di altra pasta. Gli incassi del libro vanno a LILT, la lega per la lotta contro i tumori.

Abiti da sposa che sembrano sculture, onde di taffettà, code di pizzo lunghe sette metri, Antonio Riva, lo stilista Haute Couture, ha fatto sfilare le sue modelle sulle note dj di Studio 54, la disco che ha fatto la storia di New York. Lui che ben amalgama i contrasti ha trasformato il cortile con loggia napoleonica del suo atelier di Corso Venezia con palle stroboscopiche da effetti sfolgoranti. Con gran finale di mega torta nunziale e pannosa a dieci piani.

P.S. Non ci siamo fatti mancare proprio nulla, neanche la maratona che blinda dentro casa chi non la fa. Ho il piacere e il dispiacere di abitare in Corso Venezia. Da ieri dalle due del pomeriggio ci hanno reticolato, ingabbiato. Transennato il parco, non si poteva portare neanche il cane a fare pipì. Due settimane fa, idem per la Stramilano. Proporrei, e non sono la sola, percorsi alternativi al centro storico, magari rivalutare anche le periferie, no?? E poi non incominciare a sparare la musica dj a palla alle 7.30 del mattino. Ma la vera genialità del Comune è stata quella di fare confluire la maratona nello stesso fine settimana di Miart e della Design Week, quando la città è già invasa da migliaia e migliaia di persone da ogni dove. Regaleremo all’assessore competente un bel calendario, così l’anno prossimo non sbaglia data. La Maratona per chi la subisce solo, è un’atto d’inciviltà.

Foto: Gianmarco Chieregato e Januaria Piromallo

Instagram januaria_piromallo