Televisione

Sanremo 2019, esibizioni da reparto geriatria. L’estate del 1979 è alle porte

Sembra ieri che un anno fa eravamo su Facebook a parlare del festival e invece era un anno fa, mentre adesso siamo qui a parlare del festival. Non so a voi, ma a me tutti ‘sti cambiamenti spaventano. Spengo la Playstation. Iniziamo. Sigla. Eunuchi scozzesi con kilt e bombetta che ballano. Hanno l’ombrello. Da una scala scende Claudio Baglioni e canta Viva l’Inghilterra, potenziale inno della Brexit. Applausi in inglese.

Arrivano la Raffaele e Bisio, the queen and the king, e cominciano a prendere per il culo un direttore d’orchestra inglese con battute sulla Brexit e sugli extracomunitari. Applausi imbarazzati. In italiano. Virginia Raffaele spiega le regole del voto, del televoto e del graziealvoto, Claudio Bisio mima quello che dice e si dovrebbe ridere. Applausi. La gara comincia.

Mahmood – Soldi
Ah. Uh. Oh. Avete presente Young Signorino? Tipo. La mesta storia di un bambino nordafricano col padre che torna a casa e gli chiede come va come va come va. Poi pensa solo ai soldi, anzi gli chiede solo soldi e lui se ne va di casa. Per forza. Saicheppalle.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
Il nonno è morto. L’Italia non è più quella di una volta, non ci sono più le mezze stagioni nonno. Com’era bella la campagna, com’è bello bere vino e scorreggiare nella farina. Ah nonno quanto mi manchi. Vabbè, mo’ mi faccio una canna. Nonno mi manca quando pisciavamo insieme sui muri della stazione. Stasera chiudo gli occhi, ma non dormirò. Mi son pisciato addosso.

Bisio tira fuori un grammofono e Virginia Raffaele canta Mamma son tanto felice facendo l’effetto del grammofono che si interrompe, che va più veloce, che rallenta. Molto brava, ma perché? Che bisogno c’era? Domande che si sarebbe posto anche quel fricchettone di Nonno Hollywood. Ne approfitto per andarmi a lavare i denti.

Torno dal bagno e c’è Nonno Tibburtina che canta Sotto al segno dei Pesci. Mio figlio (che è un Acquario e oggi ha compiuto nove anni) sentenzia “Che schifo”. I millennials son così, intanto Marina se n’è andata, oggi insegna in una scuola e si è messa in malattia per poter vedere il festival e pure il dopofestival, così la mattina se ne sta a letto alla faccia di Giovanni, che è un ingegnere. Il millennial si domanda “Ma quanto dura?”. Dopo 21 minuti di È solamente amoooreee la canzone finisce. Segue intervista di mezz’ora a Antonello Venditti e, come se non bastasse, Venditti e Baglioni seduti al piano (uno a testa) che duettano the best of Venditti. Il pubblico padano ne approfitta per fare un po’ di zapping.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte
Anna è appena uscita dalla doccia, ha i capelli bagnati e dice che non è facile quando si perde la complicità. Butta malissimo. “Non serve illuderci, non c’è bisogno di fingerci forti”, dice. Eh sì, butta proprio male, ma le loro anime di notte sono più limpide che mai e non si perderanno mai. Perché hanno la app della torcia nello smartphone.

Ultimo – I tuoi particolari
Ma vogliamo fare le battute su Ultimo? Ah per fortuna è l’ultimo, così vado a letto che domattina mi devo svegliare alle cinque per andare a correre (dicono che faccia bene). Ma no dai, non facciamole, fanno troppo ridere e ascoltiamo questo giovane che ci racconta che siamo soltanto bagagli – o come si dice a Bologna, dei zavagli. Ha ragione.

Guardo la pubblicità che parla della sindrome dell’intestino irritabile e penso che Virginia Raffaele sembrava proprio un grammofono. Ma come fa? Non faccio in tempo a pensarci che arrivano Bisio e la donna grammofono che cantano Ci vuole un fiore di Sergio Endrigo, nella versione “ci vuole un fiordo, ci vuole il fluoro, ci vuole un flipper” e gran finale con il coro dei finti giovani che canta “ci vuole un filtro”. Durata della gag 53 minuti. Ci voleva, per spezzare.

Francesco Renga – Aspetto che torni
Nonno Hollywood, prenditi cura di lui. Intanto aspettiamo che torni. Ma a che ora? Non lo so, tipo verso le 23.30. Ma manca più di un’ora. Va bene, aspetto che torni.

Irama – La ragazza col cuore di latta
Un ragazzo vestito da Adam and the Ants racconta la storia terribile di una sua amica che veniva violentata e menata dal padre. Ad aggravare il tutto, un coro gospel. Irama dice che ci sarà comunque vada.

Momento vip 1: Alessandra Amoroso. Dice “Sarò dalla tua parte”. La ragazza dal cuore di latta è in una botte di ferro. Inevitabile il duetto con Baglioni.
Pubblicità dei Sofficini.
Momento vip 2: Ornella Vanoni. Primo momento comico della serata, segue esibizione da ultimo dell’anno in geriatria con special guest l’orchestra del maestro Canello. La vecchiaia è terribile: grazie Sanremo di avercelo ricordato.

Patty Pravo e Briga – Un po’ come la vita
Giuro che non ho capito cosa volessero dire in questa canzone, a parte “illuminarci il cuore” che è una bella immagine. Votiva.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me
Rap maturo a San Rap. Versione rivisitata della Cura di Franco Battiato dove io avrò cura di te, mentre qui te avrai cura di me. Si parla della gioia delle piccole cose, dell’importanza di mettersi a fianco invece di stare al centro, perché stare al centro può funzionare se si è in tre, ma in due come fai a stare al centro? Eh? Bravo capocciò.

Bisio legge alcuni tweet e promette a un prete che un giorno andrà a messa.

Boomdabash – Per un milione
Momento reggaeton. La prima canzone non cupa della serata. Il pubblico dell’Ariston si scatena in balli di gruppo. Finalmente un messaggio di speranza: l’estate è alle porte.

Ancora ospiti di un certo livello: Raf e Umberto Tozzi. Si parte col Battito animale, si degenera in Tu dabadan dabadan, Ti pretendo, Gloria. Vecchi scatenati in sala. Eh sì, l’estate del 1979 è appena iniziata. Si può dare di più? Certo. Inevitabile intonare Gente di mare in cinque: Tozzi, Raf, Baglioni, Bisio e Raffaele (che è una donna).

Motta – Dov’è l’Italia
Con il codice 10 e il look di uno che si è appena svegliato per andare a buttare la spazzatura (purtroppo non è in ciabatte) arriva Motta che si domanda “Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso!”. Arriva l’assistente sociale, lo prende sottobraccio, gli mette la pillola sotto la lingua e lo riporta nell’istituto. Si era perso.

Ridendo e scherzando si son fatte le undici e mezzo, ma stasera voglio resistere perché voglio vedere Paolo Cevoli, poi posso finalmente andarmene a letto a leggere Serotonina.

Zen Circus – L’amore è una dittatura
Ed è di nuovo autunno. Massimo Fini da giovane imbraccia la chitarra e racconta tutta una serie di concetti (tendenzialmente negativi) per concludere che se speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti, non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti, non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro, ma per urlarti in faccia, che sei l’unica, sei il solo, sei l’unica, sei il soloDio mio che angoscia.

Per fortuna arriva Cevoli con un trombone. Propone la versione funeraria di Quella sua maglietta fina. Chiede se c’è Fedex. Si lamenta che han tolto le eliminatorie. Esige un duetto con Baglioni. Fantastico.

Bene, posso andare a letto a leggere Serotonina, anche perché ci sono Nino D’Angelo e Livio Cori che cantano Un’altra luce e se vivi dalla Toscana in su non si capisce niente di quello che dicono, ma forse già nel Lazio non capiscono niente. Buonanotte.