Televisione

X-Factor, per me un appuntamento immancabile. Ma, cara Sky, sei sulla cattiva strada

di Derek

Per la nostra famiglia X-Factor è un appuntamento immancabile e oggetto di divertenti dibattiti. Anno dopo anno sono cambiati i giudici (a volte, ma solo a volte, sentiamo la mancanza degli sproloqui di Morgan), quasi mai i concorrenti vincitori o quasi diventano famosi, ma si è sempre rivelato uno show godibile. Però negli ultimi anni secondo me ha iniziato un pericoloso declino. L’ultimo live deve essere il  campanello d’allarme definitivo: va cambiato qualcosa.

Andiamo con ordine: lo show inizia con Sting che duetta con i concorrenti. Sta cosa di per sé mi ha sconvolto ma mi sono detto: “Sting probabilmente nella vita reale è un cazzone, in fondo ho sentito che prende 2mila dollari al giorno di diritti solo per Every Breath you take, può permettersi di fare quello che vuole, anche canticchiare con 11 signor nessuno”. Non meno di quando mia figlia 14enne mi ha chiesto “chi è quello?” – lo so, dovevo metterla in punizione, ma il peggio doveva ancora arrivare. La prima manche scivola via tra buone esibizioni (Luna, Naomi, Martina), esperimenti mal riusciti (i Seveso che cantano Giusy Ferreri), rumori fastidiosi (Red Bricks) e figli d’arte intonati (Alessandro Gassmann).

Si arriva all’esibizione che avrebbe potuto dare un senso alla serata, il pezzo di Sting e Shaggy e succede qualcosa che Sky non dovrebbe far succedere: non si sente Shaggy. A casa sentiamo solo Sting, tutto continua tra sorrisi e applausi e solo dopo il bravo Alessandro Cattelan si scusa. Scusa un cazzo, Ale, scusa se te lo dico, ri-scusa un cazzo. Poi XFactor farà dei post sui social per scusarsi. E in coro glielo diciamo ancora “scusa un cazzo”.

La serata continua con l’amaro in bocca, ascoltiamo Emanuele Bertelli pensando “che cavolo stai facendo Manu”, ammiriamo per l’ennesima i Bowland (questi sono fuori concorso diciamocelo), la solita brava-ma-le manca-qualcosa-non-so-cosa Renza, l’impeccabile Sherol (ma uscita da qui cosa e dove canterà?) e il poeta Anastasio che però vorrei capire se farà tutti i pezzi così. Finita anche questa manche arrivano gli ospiti finali. Cari amici di Sky, sono le 23.45, siamo stanchi, vorremmo sapere chi viene eliminato (per la cronaca saranno i Red Bricks) e invece cosa fate? Ci mandate sul palco tre tamarri vestiti col domopack che cantano (serve una nuova parola perché quello – lo so bene – non è cantare) in playback pure fuori tempo un loro successo (ho paura) trap. E mia figlia entusiasta “evvai! La DPG, eskere!“. Allora voi provate a capirmi, vi prego: mia figlia suona Bach col violoncello, non conosce Sting, conosce la DPG. Posso uccidermi? Come padre è chiaro che ho fallito.

Ma cara Sky anche tu sei sulla cattiva strada. Prendiamo i giudici: Manuel Agnelli quest’anno ha deciso di infilarsi in questa nuova “musica” di stili mischiati (quasi sempre malissimo) di cui si dovrebbe fare a meno sfanculando il suo background; mi sembra perfino crederci, nonostante continui a vestirsi usando vecchi tendaggi. Forse lo avevate capito e avevate scelto Asia Argento. L’avevo apprezzata nelle selezioni oltre ogni mia preconcetta aspettativa. Poi per i noti fatti l’avete sostituita con Lodo Guenzi che si capisce che mastica musica dai tempi in cui leggeva Topolino, ma che si è trovato in una dimensione a lui sconosciuta, ci sta provando, ma dai Lodo, lascia perdere Giusy Ferreri e rispolvera i brani che fanno ballare la tua vecchia.

Poi abbiamo due giudici a cui sembra chiaro che di questa edizione di XFactor frega poco. Fedez ormai non è più il giovane rapper che ce l’ha fatta. Ora è il post di se stesso. Mi sembra chiaro che non volesse gli over e appare motivato quanto un’oloturia in inverno. Mara Maionchi sembra più scazzata di lui. Sarà la stagione. Cara Sky e cari giudici, tornate a farci sentire della musica decente, non vogliamo più sentire citare gente come Ghali, la DPG (perfetti per Strafactor), Achille Lauro. Quelli magari teneteli buoni per una nuova trasmissione, Gang-Factor, da mandare in onda molto, molto tardi. Eskyre.

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