Diritti

Salvini, sei figo ma non mi avrai!

Salvini, sei figo ma non mi avrai. L’ha detto anche Siffredi, che sei “er nuovo Roberto Malone degli anni nuovi” e hai “la faccia del chiavatore”. Con il tuo corpo stai riscattando un tipo estetico finora sottovalutato, ma dal potenziale erotico. Grazie, ma resisterò al tuo fascino.

Hai avuto i tuoi meriti mostrando che si può essere leader senza la bellezza di un Ryan Gosling. Che poi quello è pure il solito radical chic femminista, bello e fichetto. Tu invece sei genuino, badi al sodo, non perdi il tuo tempo in palestra, sei un po’ rude ma sotto sotto buono, e infatti nel tempo libero sei al parco coi bimbi o a donare il sangue. Da uomo gay con un po’ di pancia e un bel po’ di peli, un cosiddetto bear, ti darei quasi il benvenuto fra noi.

Perché io lo so che cos’hai in mente: tu vuoi portarci a letto tutti quanti! Ma non me: non mi avrai. Basta con quelle foto in spiaggia, ché sembri uno Stefano Accorsi mal riuscito nella pubblicità del maxibon Motta. Il tuo twitter è una tempesta di tue foto in costume! Il primo bagno il 28 luglio. La gloriosa cavalcata dell’aquascooter della Polizia il 29 luglio. Il video del 30 luglio con musichetta tamarra. Il mojito con adipe del 4 agosto. Molti non trovano sexy tutto ciò; io invece, quasi quasi, ti vorrei. Perché io so il tuo piano: tu vuoi diventare il primo politico orgogliosamente dad bod! Come, cos’è il dad bod? Cerca su Urban Dictionary: è “il corpo maschile meglio descrivibile come ‘sofficemente rotondo’; concetto basato sulla teoria che, una volta accoppiato e diventato padre, un uomo non debba più preoccuparsi di mantenere un fisico scolpito”. Cercando in giro scopri anche che “il dad bod è un segno fisico dei sacrifici fatti da un papà – mostra la devozione che i padri su e giù per il paese hanno per i loro bambini” (Mirror) e che “un dad bod non è attraente per ciò che mostra, ma per ciò che dice” (Washington Post). Ma questo sei tu, Matteo!

Col tuo corpo vuoi dirci che sei dedito alla famiglia e a proteggere la tua compagna, ma anche – per estensione – l’Italia intera che dovrebbe appoggiarsi al tuo petto caldo in un dolce abbandono, dormendo tranquilla sotto la tua protezione. Ma io ti avevo già capito già nel 2014, quando tutti ironizzavano su quella copertina. Torso nudo e cravatta verde, sullo sfondo bianco di un lettone, virgolettato “Ricevo avances su Facebook, ma non rispondo”. Occhiello: Affidereste l’Italia a quest’uomo? Casa, famiglia, coccole, protezione, affidamento. Ecco il nostro coccolone sexy!

Perciò dici sempre che sei un papà: ti mostri premuroso ma capace di sbattere i pugni se necessario per difendere i tuoi piccoli. Sporgi querele “non dal Salvini ministro ma dal Salvini papà”, ti esibisci coram populo “con bimbi e trenino” e scrivi tweet in solidarietà a un poliziotto indagato per omicidio scritti “non solo da ministro, ma da cittadino italiano e da papà”. I bambini, come sempre, sono una scusa: tu li usi per pavoneggiarti e costruire l’immagine di maschio duro fuori e morbido dentro.

Troppo algido Putin, che ostenta un fisico ancora tonico e hobby “da vero uomo” per mostrare alla Russia e al mondo la sua virilità. Quello va bene per i russi; in paesi più agiati come il nostro l’immagine del macho funziona meno, come suggerisce una ricerca dell’Università di Aberdeen.

Ecco il tuo segreto: non puntare sulla forza fisica, ma sulla tua apparente capacità di offrire empatia e rifugio in una famiglia idealizzata. Famiglia in cui la tua donna allegorica, che poi siamo noi, torna a casa stanca dal lavoro e trova un paparino affettuoso che sa il fatto suo. Per difendere il focolare fa la voce grossa coi vicini di casa, e pare si sia comprato anche una pistola per tutelare i suoi cuccioli d’uomo. E in questo mare di sicurezza, la nostra allegorica donna si può abbandonare ai rotolini di ciccia del maschio e fare l’amore col suo dad bod, che non a caso si traduce come corpo del paparino.

Anch’io sono quasi tuo. Ma prima di concedermi ti dirò una cosa. Questa tua immagine può piacere. Ma a molte e molti di noi dà ancora più emozione l’uomo generoso. Quello che, se bussano alla porta, offre un caffè a chi arriva e gli chiede come sia stato il viaggio. Quello che è sensibile non solo ai bisogni del suo orto, ma all’umanità intera. E se sente di un’ingiustizia, non fa finta di niente ma dice con fermezza le sue ragioni. L’uomo che non usa i suoi bambini per fare colpo, ma fa di tutto perché i bimbi degli altri non siano discriminati. Anche tu puoi provare a diventare, un giorno, quest’uomo. Non serve il fisico di Ryan Gosling!

Ma fino ad allora, Matteo, non mi avrai.