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Marcinelle, si possono avere idee diverse sui migranti ma basta col mito ‘italiani brava gente’

Avere opinioni diverse è il sale della democrazia, il suo pilastro principale, però questo pilastro deve poggiare su fondamenta solide, fatte da un impasto di onestà intellettuale, conoscenza e verità. Altrimenti è solo un dare aria alle parole. Quando il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi, ricordando la tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956, dice: «Oggi che siamo nei postumi della crisi economica, e che siamo di fronte alle sfide della migrazione, non dobbiamo dimenticare queste tragedie del passato che fanno parte di noi stessi, di quello che siamo stati e di quello che siamo», dimostra di avere coscienza e conoscenza della nostra storia più recente. Lo fa pur essendo uno dei rappresentanti più importanti di un governo che certamente non vede di buon occhio il fenomeno migratorio. Lo fa perché è intellettualmente onesto e conosce il problema e tutti i drammi che si porta dietro.

Non lo sono invece altri rappresentanti della sua maggioranza, i quali subito alzano urla indignate. I capigruppo della Lega di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo i quali sostengono che: «Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente ne pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso», non solo sono penosi, ma anche falsi o ignoranti della storia. Si può benissimo paragonare i migranti di ieri e di oggi, perché accomunati da un triste destino comune, quello che ti costringe a lasciare la tua casa, il tuo paese, la tua famiglia. Quei 262 italiani morti a Marcinelle erano “migranti economici” secondo la definizione in voga oggi, non fuggivano da guerre o dittature. Erano persone a cui la Lega oggi vieterebbe l’ingresso. E se come oggi accade ai migranti in Italia, gli italiani di allora subirono forme di razzismo e di discriminazione, va anche detto che ci furono molte persone e famiglie locali, che li aiutarono, con piccoli e grandi gesti.

Come non bastasse anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, Francesco Lollobrigida dice la sua: «Gli Italiani che emigrarono hanno portato lavoro e qualità e chi ci ha ospitato ha preteso che rispettassimo fino all’ultima regola, perseguitando correttamente chi non lo fece. Il richiamo di Moavero o è inutile o è fuorviante (…) Il Ministro degli Esteri eviti paragoni impropri e offensivi».

Offensivo è il non tenere conto delle condizioni che spingono milioni di persone da sempre a emigrare in qualche altro posto, diverso da quello in cui vivono. Offensivo è proporre l’idea di una sorta di razza superiore, gli italiani, migliori degli altri. Offensivo è continuare a ripetere la falsità degli alberghi, dei 35 euro al giorno, della pacchia.

Si possono avere idee diverse sul tema migrazioni, ma non si può ritirare fuori il mito degli “italiani brava gente”, solo per dire che gli altri sono cattivi. E soprattutto non lo si deve fare nel giorno in cui si commemora il ricordo di 262 morti per miseria. Esattamente come sono morti per miseria, quei braccianti rinchiusi in un pulmino scassato, che li portava a un lavoro da sfruttati.

P.S. E se oggi il principio etnico (prima gli italiani) prevale su quello di classe sociale è in gran parte colpa della sinistra, che ha abbandonato il suo ruolo storico di aiutare gli oppressi.