Trash-Chic

La Malta del charity e dell’abbodanza con abiti da favola al gala. C’è pure Veronica Lario. E anche la Malta anti-immigrati

Esistono tre Malta. La prima, quella del braccio di ferro con Matteo Salvini, che rifiuta lo sbarco degli immigrati, carne umana in scatola, trattata come merce avariata. La seconda d’intelletto/chic del Film Festival nel teatro all’aperto costruito sulle antiche vestigia romane, proprio di fianco allo svettante Parlamento (entrambi portano la firma di Renzo Piano). E quella del gala di beneficenza dell’Ordine di Malta sponsorizzato da Tiffany e dalle sue gioie. Partiamo dall’ultimo, madame la presidente Marie Louise Coleiro Preca, continua a respingere i più disperati della terra mentre apre i giardini della sua favolosa residenza a quattrocento ospiti dell’aristocrazia mitteleuropea, Ruffo di Calabria, von Furstenberg, d’Asburgo, i duchi di Kent ma anche nomi dell’imprenditoria meneghina come Giovanna Caprotti (Esselunga), Bruno Mentasti (Acqua Ferrarelle) e Giuseppe Colombo, patron del brand Gallo, che ha omaggiato i cavalieri, très chic in alta uniforme gallonata, con calze con lo stemma dell’Ordine ricamato.

Abiti da favola, a sirena, e nuvole di chiffon in tutte le sfumature del glicine, lo stilista Antonio Riva ha vestito le dame del comitato, mentre per Veronica Lario, ex madame Berlusconi, ha disegnato un long dress in pizzo nero. La signora Veronica ha modi affabili, due occhi che bucano, un sorriso sincero, niente spocchia, neanche all’interminabile fila del check in del Malta-Milano. Sembra proprio una di noi. A scambiarci due parole verrebbe da chiedersi come mai non sia stato B. a scriverle una lettera: “Sono io la metà di niente… se mi lasci”.  Brilla in bacheca e sui decolletè delle signore il famoso diamante “cuscino” (quadrato e bombato) e la maison Tiffany ci tiene a precisare che loro utilizzano solo pietre certificate dall’accordo Kimberly che non provengono da zone di conflitto.  Tutto all’insegna dell’etica/chic come i fondi raccolti per l’Ospedale San Giovanni Battista della Magliana a Roma. Cena placè a lume di candela nella fortezza medioevale, fuochi d’artificio, balli. E asta benefica. Il mio vicino di tavolo, un maltese molto bien, si è aggiudicato la bella e significativa fotografia Blind Vision dell’artista Annalaura di Luggo appena sbarcata da una mostra all’Onu di New York. “Con gli immigrati che spingono per entrare da noi non possiamo continuare ad avere una visione cieca…”, dando così una giustificazione al suo nobile gesto.

Si cambia giro, Valletta Film Festival: è un pugno in pancia La Terra dell’abbastanza dei fratelli D’Innocenzo, (due gemelli trentenni, ex giardinieri) che si sono fatti le ossa mettendo in scena una sorta di Gomorra, ambientato nella periferia più degradata di Roma. Abituarsi al male è facile se sai come farlo e ne hai l’occasione.  È la vita criminale di due ragazzi che non la desideravano ma la accettano: meglio che studiare…. Soldi, potere, droga, prostituzione minorile, esecuzioni. Uccidono  e fanno carriera nella mala. Non c’è coolness nella criminalità, non c’è alcuna aura mitica come in un certo cinema americano, ma noia, e un lento, inesorabile deteriorarsi  dei legami.

 

Esiste una quarta Malta, quella del braccio armato, che piange la giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con auto bomba a Valletta, mezz’ora dopo aver pubblicato il suo ultimo articolo. Esecuzione di matrice mafiosa, Daphne indagava sui legami fra narcotraffico e mafia. In una strada del centro storico del La Valletta è stato improvvisato un altare commemorativo:  lei sorride da una foto al turista distratto, vasetti di fiori appassiti, una marea di fogliettini, lumicini e preghiere lasciate da coloro che si sentono sempre più orfani di una stampa libera.

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