Mondo

Caso Skripal, identificati i responsabili dell’avvelenamento dell’ex spia: “Sono cittadini russi”

Stando alle fonti citate dall'agenzia Press Association, diversi uomini provenienti da Mosca sarebbero coinvolti nel tentato omicidio con il gas nervino: a questa conclusione si sarebbe arrivati tramite le immagini delle telecamere di sorveglianza - analizzate da centinaia di agenti - installate davanti al centro commerciale dove padre e figlia sono stati trovati su una panchina, privi di conoscenza, lo scorso 4 marzo

Sono stati incastrati attraverso l’analisi delle immagini delle telecamere a circuito chiuso situate nella zona dell’avvelenamento. Gli uomini di Scotland Yard le hanno guardate e riguardate, e alla fine non hanno dubbi: “Sono russi gli autori del tentato omicidio dell’ex spia Sergei Skripal e della figlia Yulia“. Secondo quanto rivelato dall’agenzia britannica Press Association, che ha parlato con fonti a conoscenza dell’inchiesta, e confermato dal Guardian, la polizia britannica ritiene di aver identificato chi avvelenò con il gas Novichok, lo scorso 4 marzo, il 66enne ex colonnello del Gru e la sua figlia di 33 anni su una panchina di Salisbury: gli inquirenti sono “certi” del fatto che i sospetti responsabili dell’attacco – cui gli Skripal sono sopravvissuti – siano cittadini russi.

Il confronto con i russi entrati in Gb – Stando alle fonti, diversi uomini provenienti da Mosca sarebbero coinvolti nel tentato omicidio: a questa conclusione si sarebbe arrivati tramite le immagini delle telecamere di sorveglianza – analizzate da centinaia di agenti – installate davanti al centro commerciale dove padre e figlia sono stati trovati, su una panchina, privi di conoscenza. “Le figure riprese dagli occhi elettronici sono poi state confrontate con i cittadini russi entrati nel Regno Unito nelle settimane precedenti all’attacco”, spiega Press Association. La notizia era stata in parte anticipata dal Guardian lo scorso 5 luglio, quando il giornale britannico aveva rivelato che dopo quattro mesi di indagini “la polizia era ormai certa di poter risolvere il caso“.

Chi è Sergei Skripal – Il colonnello Skripal era una doppia barba finta: in passato era stato infedele nei confronti del Gru, il servizio segreto militare di Mosca. Tradì per soldi, che il Mi6 britannico gli portava in contanti in Spagna in cambio di informazioni su 300 suoi colleghi russi. Aveva iniziato mentre l’Unione Sovietica si dissolveva e il doppio gioco era continuato per anni. Fino a quando, nel 2004, era stato scoperto e processato. Condannato per alto tradimento, Skripal ha scontato solo una parte della pena. Nel 2010 il suo nome è poi finito nella lista degli agenti che Mosca aveva scambiato per far rientrare in patria dieci spie scoperte dagli Stati Uniti.

I dubbi sul suo ritorno in pista – Fra le piste investigative più accreditate, secondo i media britannici, c’è quella legata al sospetto che l’ex spia possa aver “violato i patti” che otto anni fa gli avevano garantito la grazia in patria, ricominciando a collaborare “da freelance” con agenzie private di ex 007 britannici. Si spiegherebbe così la sua presenza proprio a Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, in una zona dove vivono altre ex spie britannici che Skripal conoscerebbe da tempo.

Il nuovo caso – La notizia arriva poco prima dell’apertura di un’inchiesta (prevista in questi giorni) sulla morte di Dawn Sturgess, deceduto nelle scorse settimane otto giorni dopo essere entrato in contatto con il gas Novichok, sempre a Salisbury. La polizia ritiene che il veleno provenga dallo stesso contenitore usato nel caso Skripal. Anche Charlie Rowley, la compagna di Sturgess, era stata contaminata dall’agente nervino, riportando gravi danni. L’esposizione dell’uomo, stando alla ricostruzione della Press Association, è stata dieci volte superiore a quella dell’ex agente del Gru e di sua figlia, probabilmente a causa del fatto che Sturgess ha trovato la boccetta del liquido e, credendo fosse un profumo, ha spruzzato il liquido direttamente sulla propria pelle.

La crisi diplomatica dopo l’avvelenamento – Dopo l’attacco del 4 marzo, nel quale era rimasto contaminato anche il poliziotto locale Nick Bailey, è scoppiata una crisi internazionale, culminata nell’espulsione di oltre 100 diplomatici russi tra EuropaCanada e Stati Uniti. Un’iniziativa a cui aveva partecipato anche l’Italia “perché vincolati dalla solidarietà atlantica, non perché noi avessimo delle lamentele su ostilità in Italia, che non ci sono state e non credo ci saranno”, spiegò all’Ansa l’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano. All’iniziativa dei Paesi europei era seguita la contromisura del Cremlino che aveva a sua volta allontanato decine di diplomatici britannici per “riequilibrare” il conto.