Trash-Chic

Napoli, da Monte di Dio alla nera Scampia. I luoghi di culto della “via crucis” letteraria

Napoli come Hollywood. Solo invece del tour delle villone delle celebrity, i turisti a Napoli sono rapiti dalla magnificenza del Maschio Angioino, dalla potenza di Castel dell’Ovo, dalle volte affrescate delle chiese barocche e dai panni stesi del vicolame del centro storico. E qui che hanno preso forma e vita i protagonisti dei best seller di Elena Ferrante e di Maurizio De Giovanni. Nella via Chiaia delle griffes e dei palazzi nobiliari, De Giovanni ha ambientato nei primi anni Trenta la serie del commissario Ricciardi. Su e giù per via Pizzofalcone ha collocato ai nostri giorni il suo immaginario commissariato dei Bastardi e dell’ispettore Lojacono.

La Napoli “oscura ma vibrante” dei Quartieri Spagnoli, dello spaccio, della fabbrica dei falsi e degli immigrati clandestini; quella finanziaria di piazza dei Martiri, che invece con la crisi si è arricchita, esportando capitali e ottenendo piani di rientro a lunghissimo termine; quella aristocratica dei palazzi affacciati sul lungomare e sui circoli nautici snobbetti. Ancora luoghi simbolo: in via Monte di Dio c’è la scala monumentale di Palazzo Serra di Cassano che porta all’Istituto degli Studi Filosofici; la chiassosa e multiforme via Egiziaca dove in Gelo( nella serie I bastardi di Pizzofalcone) vengono rinvenuti corpi crivellati di colpi, mentre ci si inerpica lungo la via Solitaria dove ancora tirano su i cestini dai balconi. Dalle viscere della città sotterranea della Galleria Borbonica, fra carcasse d’auto e rifiuti post-industriali, in tempo di guerra usata come rifugio contro i bombardamenti, al lussuoso bordello anni Trenta dove il commissario Ricciardi indaga sulla fine di una giovane prostituta, oggi per metà hotel de charme e per metà pizzeria che nel 1898 inventò la Margherita.

“Questa città è fatta a strati come una cipolla – spiega De Giovanni – Nelle epoche è cambiata solo la parte superficiale, quella che si vede dall’esterno: l’essenza, la realtà più profonda è rimasta costante nel tempo”.

Nel backstage del Teatro di San Carlo viene rinvenuto il corpo del tenore Arnaldo Vezzi, assassinato durante la mise en scene della Cavalleria Rusticana, siamo sul set della serie intitolata Il senso del dolore. Ma il vero e proprio ventre di Napoli non è qui, oggi è Scampia, termine ultimo della vena nera che ci fu e c’è a Napoli, “teatro” noir della serie Gomorra.

Intanto, in Galleria Umberto I, la gente ama ancora passeggiare e deliziarsi con i fiocchi di neve (bignè farciti alla panna) di Poppella. E dalla Salita di Capodimonte si scende al Caffè Gambrinus dove, fra un caffè e una sfogliatella, il commissario Ricciardi con il Dottor Modo discute di delitti e castighi. Molto tempo dopo arriverà qui anche Lenù, la protagonista de L’Amica geniale, quattro volumi scritti da Elena Ferrante. Anche i suoi personaggi si muovono tra rioni e il reticolato di strade che costituisce per i lettori un itinerario davvero speciale, di suoni, profumi e colori. Ce l’hanno fatta Diego Guida, presidente degli editori piccoli e medi, e Nino Daniele, illuminato assessore/filosofo alla Cultura, a riportare dopo 20 anni di esilio forzato, la Kermesse made in Sud Napoli città libro, nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Andare dove nascono le storie e la Napoli degli scrittori e delle emozioni diventa anche una mostra fotografica di Giuseppe Di Vaio, regista, alla Reggia Designer Outlet.

Vedi Napoli e rivivi.

Instagram: januaria_piromallo