Cultura

Manie metropolitane, quel piccolo genio di James Purdy

Non era mai riuscito ad avere carattere. Stava sempre per fare qualcosa o cominciare qualcosa ma, non avendo carattere, si fermava sempre ai preliminari. ‘Che cosa gliene frega a loro se hai carattere o no?’ voleva sapere Maud. Da quasi un anno Maud portava sempre il busto ma quel pomeriggio non l’aveva e, essendo pieno giorno, Lafe poté rendersi conto di come fosse diventata grassa e che seni incredibilmente pesanti sporgessero da quella pelle piena di pieghe. Si stupì, a pensare per quanto tempo era stato responsabile per una donna così grossa. La vista dei suoi seni tremendi lo fece sentire ancora più esausto e impreparato per il futuro.

Scrittore pressoché sconosciuto, icona dell’underground statunitense, suo malgrado, James Purdy è autore di un piccolo gioiello: Non chiamarmi con il mio nome (traduzione di Floriana Bossi, introduzione di David Means; Racconti Edizioni), uscito da poco in Italia.

Si tratta di 11 short stories e di un racconto lungo – 63: Palazzo del sogno – dove crudeli (a volte allucinati o formali) personaggi antieroici affrontano la propria quotidianità in un riuscito mix di manie metropolitane e alienazioni da terra di confine. Personaggi tragici, capaci, attraverso il dialogo, di esprimere le proprie pulsioni, i propri desideri carnali e le proprie debolezze. A volte, leggendo Purdy, sembra di ritrovare Vladimiro ed Estragone ad attendere Godot sul set di qualche film di David Lynch. Altre volte la scrittura si fa meno evocativa e misteriosa e diventa pettegolezzo feroce e spietato di stampo warholiano. Spesso, come fatto da David Peace anni dopo, le parole vengono utilizzate in modo ossessivo, le ripetizioni diventano esasperate e i dialoghi tratteggiati in modo secco, sincopato.

Le forze sensuali e sovversive di Purdy smuovono ogni racconto: mariti disgustati da mogli troppo grasse, padri che disprezzano la barba dei figli, ragazzi che amano altri ragazzi, vecchie insegnanti che desiderano ex allievi ed ex allievi che sostituiscono madri morte e sepolte con ex insegnanti abusate. Il mondo costruito dall’autore è un microcosmo di manie e repulsioni quotidiane, di bipedi che non entreranno mai nel mainstream della vita di successo, proprio come accaduto a colui che lo ha ideato, questo universo letterario.

Non chiamarmi con il mio nome è un’opera originale, inedita e fuori da ogni schema. Possiede la strana e inspiegabile magia dei libri riusciti: impossibile abbandonarlo.