Politica

Amici del Fatto, vi spiego perché secondo me su Lega e M5s vi sbagliate

L’adorabile minaccia di Mattarella di andare a un governo di decantazione o a elezioni a luglio, sembra stia portando Luigi Di Maio e Matteo Salvini a mettersi d’accordo sul fare il governo insieme. Governo da molti e anche da questo blog già preventivato in tempi non sospetti. Si tratta in realtà di una buona notizia, e tra un attimo vi spiegherò perché la penso così.

Prima però, vorrei per una volta lasciare l’aplomb che cerco di dare al mio blog e divertirmi a parafrasare un post del mitico collega Andrea Scanzi. Pronti? Via: “Mentre i disadattati neuronali gridavano in questi mesi” ecco Renzusconi, “non capendoci come sempre una sgarbi, si profilava all’orizzonte lo scenario di sempre, da me e non solo da me raccontato prima e dopo il voto”: Dimaioni, ossia un meraviglioso governo M5S-Lega, con benedizione di Silvione Berlusconi. Anzi no, adesso la formula ad hoc inventata dal tuttofare Toti è “con benevola astensione” di Silvione nazionale. Roba da far impallidire le convergenze parallele della prima Repubblica.

Non capisco perché Marco Travaglio chiami questo il governo delle “larghe fraintese”, dal momento che la forte compatibilità dei programmi di M5S e Lega è stata misurata durante la campagna elettorale dal Sole24Ore e il risultato non lasciava adito né a dubbi, né a fraintendimenti di alcun genere. Questo è semmai il governo delle larghe guarentigie nei confronti di Silvio, delle sue aziende, del suo epico conflitto d’interessi, nonché di quello della Casaleggio associati. Con buona pace del decalogo che oggi appare in prima pagina sul Fatto Quotidiano.

Ammetto che c’è del divertimento parossistico nel vedere quei circa due milioni di ex elettori Pd di sinistra-sinistra che hanno scelto M5S “in quanto vero partito di sinistra” allearsi con il partito più a destra d’Italia. Quella Lega di Salvini già amica di Orban e dei camerati di CasaPound. In questo, peraltro, in totale unità d’intenti con Grillo e il M5S stesso, le cui radici nel Msi di Almirante sono oggettive per lo meno a livello di genetica, guardando ai papà di Di Maio e di Di Battista e al suo bel busto di Mussolini che campeggia nell’ingresso di casa a Vigna Stelluti.

Ma dicevamo: perché un governo di sovranisti-populisti M5S-Lega è una buona cosa? Per vari motivi.

Anzitutto:

1) è il rispetto della volontà degli elettori. Il 50,05% dei voti degli italiani pari, grazie alla preziosissima parte maggioritaria del tanto negletto Rosatellum, al 55% dei seggi. Quindi c’è una maggioranza in ambedue le Camere, ancorché al Senato è molto esigua. Ora, per quanto gli italiani siano famosi nello scegliersi molto male i propri politici (fino a oggi hanno premiato Mussolini sopra a Giolitti; la monarchia sopra alla Repubblica, almeno al Sud; Andreotti, Gava e Lima sopra a Pannella, La Malfa e Saragat; Berlusconi sopra a Veltroni e Rutelli; Di Maio e Salvini sopra a Renzi e Bonino), è pur sempre vero che in democrazia la maggioranza vince, ed è meglio rispettarne il volere, anziché ipotizzare fantasiosi governi di decantazione (vero presidente Mattarella?).

2) Il secondo motivo è che vedremo all’opera e non solo alla caciara, il grande genio di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini. Non so se questi due esimi capi politici assumeranno responsabilità ministeriali, ma è chiaro che gli verrà finalmente data la possibilità di ergersi a statisti, e soprattutto di portare a casa un rialzo del Pil ben superiore di quel “misero” +1,5% di Gentiloni e Renzi.

3) Il terzo motivo è che questo governo di sovranisti-populisti dà una definitiva e chiara e indiscutibile collocazione al M5S: non che non fosse chiara pure prima, quando nell’Europarlamento i cinquestelle sedevano nel gruppo di destra degli anti-Ue di Farage, ma che diamine, ora sono alleati di Farage a Bruxelles e di Salvini a Roma: destra sovranista, populista e anti-Ue.

4) Il quarto motivo è che si va delineando un nuovo bipolarismo, che forse metterà fine al complesso tripolarismo attuale: da un lato, al governo, i sovranisti-populisti anti-Ue (privi ahimè di Alessandro Di Battista, che a breve lascerà il M5S, vedere il video qui sotto per credere), dall’altro, all’opposizione, i repubblicani, intendendo il termine alla mazziniana e alla francese: i filo-atlantici, filo-Ue, per un capitalismo solidale ma non assistenziale, per un mercato del lavoro alla danese, per una scuola in cui ci sia più meritocrazia e meno buro- e medio-crazia.

Può darsi che in questo nuovo bipolarismo il Pd, tanto per fare una cosa nuova, vada verso una nuova e definitiva scissione, con i nostalgici del social-comunismo a resuscitare una Quercia, magari insieme a tanta Speranza e quel po’ di D’Alema a cui non si può rinunciare, e i socialisti-liberali e i cattolici-democratici a unirsi con i liberal-democratici tenuti prigioneri, fino a oggi, da Berlusconi e dai suoi conflitti. Staremo a vedere. Nel frattempo, come va ora di moda dire fra i Cinquestelle: meno male che Silvio c’è!