Cronaca

Bus in fiamme, abitare a Roma comincia a far paura

Avranno pensato a un attentato i turisti che oggi erano a via del Tritone a Roma. Che cos’altro avrebbe potuto essere quell’autobus interamente in fiamme, attorniato da un’enorme colonna  di fumo? E invece no. Non sanno, i turisti, che gli autobus a Roma vanno a fuoco da soli, anche senza attentatori. È successo varie volte dall’inizio dell’anno, ma nessuno finora è mai morto (anche se quella di oggi poteva essere una strage). Come non è mai morto nessuno, ancora, almeno dentro la città – un padre di famiglia è deceduto alcuni anni fa sulla Cristoforo Colombo, appena fuori città – per alberi e rami che cadono in continuazione, specie nelle giornate di vento o dopo la pioggia, a causa di un’inesistente (o comunque insufficiente) manutenzione del verde pubblico.

Ma si tratta di un caso, il che significa che potrebbe accadere e probabilmente accadrà. E chi vive a Roma sa che nella capitale, sempre di più, si muore. Perché i problemi di Roma si sono aggravati, diventando non solo questioni estetiche – come l’immondizia che continua a invadere interi quartieri – e non solo di salute pubblica, ma addirittura di incolumità fisica. Lo sa la madre di Eleonora Aubry, bellissima ragazza morta proprio l’altro ieri sulle strade della città, sembrerebbe a causa del manto stradale rialzato per le radici di pini.

A marzo la città di Roma conta più decessi sull’asfalto che Parigi e Berlino in un anno. E non è colpa soltanto di alta velocità e telefonino ma anche di strade devastate, buche ormai diventano voragini, mancanza di segnaletica e illuminazione stradale scarsa o nulla, un’altra delle cause per le quali le persone (soprattutto pedoni e motociclisti e ciclisti) restano ferite o uccise. Anche camminare – spesso l’ultima alternativa percorribile specie per chi, ad esempio, ha bambini e non può salire sui mezzi pubblici, perché stracolmi o senza ascensori nelle metro – è pericoloso,  come dimostra l’impennata di denunce per cadute a causa di sanpietrini divelti o buche di ogni tipo.

Autobus che vanno a fuoco, immondizia piena di vermi che portano infezioni, semi-fallimento della raccolta differenziata, strade distrutte, verde pubblico abbandonato e pericoloso, 120 persone morte ogni anno dentro la città e più del doppio se si considerano anche le strade extraurbane. Stiamo parlando della capitale d’Italia, dove arrivano ogni anno milioni di turisti, non di una città della periferia del mondo.

Chi deve rispondere di ciò che sta accadendo? Ovviamente il primo pensiero è la sindaca Virginia Raggi, che certamente non è colpevole interamente di una situazione pregressa – cronica, gravissima, così come del dissesto ereditato nei conti – ma è certamente responsabile della mancanza di una comunicazione corretta, chiara, efficace. Una comunicazione da fare non sui social (basta social!) ma offline: coi cartelloni sugli autobus, con i manifesti di un tempo attaccati ai muri. Spieghi la sindaca perché la drammatica assenza di fondi impedisce di fare alcuni interventi. Spieghi cosa si sta tentando di fare, con quel poco che abbiamo. Racconti di appalti che sono stati rifatti perché prima in mano alla mafia, motivo che spiega il ritardo su alcuni fronti. Ma soprattutto dia la sensazione di gestire l’emergenza, perché abitare a Roma oggi comincia a fare paura.

Nel frattempo, i romani continuano a lottare e fanno sempre più ricorso alla giustizia per avere la giustizia che spetta loro. Azioni collettive per non pagare la Tari – sacrosante, ma perché se il mio quartiere è devastato dall’immondizia devo pagare il servizio all’Ama? -, denunce al Comune di Roma in caso di cause di incidenti con moto o auto dovute allo stato della strada, che presto faranno saltare i conti del Campidoglio se i cittadini inizieranno ad essere risarciti. Aumenta insomma la percezione per cui se c’è un morto per una strada divelta c’è un responsabile che quella strada non l’ha aggiustata oppure non l’ha chiusa, e infatti la stessa magistratura comincia a mettere sotto indagine funzionari distratti o corrotti e imprenditori.

Con la crescita dell’esasperazione, crescono le denunce al Tar, i ricorsi, tutto quello che i romani possono fare per difendersi. Ma i magistrati non bastano. Serve la politica. E quello che è successo oggi è talmente grave che, ripeto, anche il governo dovrà risponderne: l’Atac è una società da sempre familista e corrotta e la causa del suo dissesto sta soprattutto in una pessima amministrazione. Ma – e lo chiedo anche ai tanti elettori leghisti che vedranno nel rogo una giusta punizione per una capitale inefficiente – possono essere messi in circolazione autobus che rischiano di diventare torce umane? L’assessora Linda Meleo ha detto che il Comune sta rinnovando il parco mezzi Atac. Eppure da oggi chi prende i mezzi pubblici (autisti compresi) deve farlo col terrore, mentre tutti i romani pensano quanto sia disperante vivere in una città, la più bella del mondo, dove anche prendere un bus può portarti a morire.

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P.s.: Non posso rispondere a tutti i commenti per ragioni di tempo, ma leggo tutto, grazie.