Mafie

Mafia, vogliono uccidere Paolo perché ha fatto il cronista. Invece il boss Giuliano è libero

Salvatore Giuliano è libero. Il boss Salvatore Giuliano che controlla Pachino, provincia di Siracusa, con il suo gruppo criminale è libero. Esce, incontra persone, chiacchiera, si gode il sole. Proprio lui, protagonista della pianificazione, come emerso da un’inchiesta della Procura di Catania, di un attentato omicida nei confronti del giornalista Paolo Borrometi.

Vogliono uccidere Paolo perché ha fatto il cronista, ha raccontato senza omissioni facendo nomi e cognomi, i gruppi criminali che devastano quei territori, le aziende collegate e i rapporti con la politica attraverso il suo giornale online laspia.it. E oltre a un abbraccio enorme è più utile mettere in fila nomi, cognomi e fatti emersi dalle inchieste del collega.

Nell’ordinanza che ha portato in carcere Giuseppe Vizzini, eseguita dal commissariato di Pachino su ordine della Procura, emerge il piano di eliminazione. Eliminazione, proprio così. Una notizia che dovrebbe da giorni interrogare le forze politiche e il paese. Dovrebbe, ma c’è da fare un governo, le urgenze sono altre.

Vizzini è finito in carcere insieme ad altre tre persone per avere minacciato e fatto esplodere una bomba sotto l’auto dell’avvocato Adriana Quattropani, curatrice fallimentare che non ha voluto assecondare i voleri del gruppo. Nell’indagine ci sono i riferimenti anche all’attentato da realizzare contro il collega. Giuseppe Vizzini parla con Salvatore Giuliano, entrambi sono infastiditi dagli articoli di Borrometi e Giuliano consiglia di farlo ammazzare.

Vizzini: Stu lurdu

Giuliano: Ma perché non si ammazza, fallo ammazzare, ma che cazzo ti interessa

Un mese dopo “Giuseppe Vizzini – scrive il gip Giuliana Sammartino – commentava con i figli le parole di Salvatore Giuliano, il quale forte dei suoi rapporti con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria.

Giuseppe Vizzini: Succederà l’inferno (…) Casa affittata a Pozzallo (…) scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua, la sera appena si fanno trovare, escono, dobbiamo colpire a quello! Bum a terra! Devi colpire a questo, bum, a terra!

Simone Vizzini: Così si dovrebbe fare

Vizzini Giuseppe: Mi disse, lo sai che ti dico, Peppe? Ogni tanto un murticeddu vedi che serve! Per dare una calmata a tutti! Un murticeddu sai così.

Salvatore Giuliano è stato condannato a 21 anni per associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti e alle estorsioni ed è fuori dal carcere dal 2013. Ora per sconfiggere le mafie c’è una strada maestra, lasciarle in mutande, sequestrando beni e averi, e fare in modo che i boss tornino presto nelle patrie galere. Giuliano, scrivono gli inquirenti, controlla, con i Vizzini, “La Fenice srl” una società agricola e ha le mani su quel territorio.

Salvatore Giuliano ha anche altri guai giudiziari e non poteva mancare il rapporto con la politica. Giuliano è sotto processo per concussione insieme all’ex sindaco di Pachino Paolo Bonaiuto, e a due consiglieri comunali in carica Massimo Agricola e Salvatore Spataro (Udc), secondo l’accusa avrebbero costretto un imprenditore a versare una tangente di 10 mila euro. Un processo stabilirà eventuali responsabilità penali. Di certo c’è che Paolo Borrometi questo e molto altro ha raccontato nei suoi articoli. Ora affronta, già sotto scorta da anni, questo grave piano di morte e lo fa con parole semplici, ma chiare: “Non mi togliete il sorriso, lo Stato è più forte”. Con lui cittadine e cittadini che questa mattina a Pachino hanno manifestato contro le mafie e a sostegno di chi fa quotidianamente il proprio dovere.