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Terrorismo, l’Italia è il paradiso per documenti falsi per le cellule jihadiste

La polizia tunisina di Kairouan ha arrestato un uomo di 45 anni originario del distretto di Bou Hajla, situato poco più a sud, sospettato di far parte della cellula di Anis Amri, il terrorista che nel dicembre 2016 investì la folla ai mercatini di Natale di Berlino, uccidendo dodici persone, e che fu poi ucciso quattro giorni dopo, in Italia a Sesto San Giovanni.  L’operazione era già cominciata proprio in Italia qualche giorno fa con l’arresto di quattro tunisini e un sedicente palestinese.

Il risultato finale del blitz per sgominare la rete di fiancheggiatori di Anis Amri. Secondo le indagini condotte dalla Digos, sarebbe stato Akram Baazaoui a fornire i documenti falsi che hanno permesso ad Amri di raggiungere la Germania nel 2015. “Gli approfondimenti eseguiti – fanno sapere dalla Questura di Latina – hanno permesso di individuare una vera e propria associazione per delinquere, operante tra le province di Caserta e Napoli, la quale era finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di soggetti dalla Tunisia a vari Paesi dell’Europa”. Di tutto ciò ce ne eravamo occupati più di un anno fa anticipando i tempi.

Il terrorismo jihadista in questa nuova guerra asimmetrica per sopravvivere oltre che di finanziamenti e di basi logistiche ha bisogno soprattutto di documenti falsi. L’Italia ad oggi continua a offrire il suo supporto alla causa terroristica soprattutto nella falsificazione di documenti. Ad esempio nella Regione Campania è molto diffusa la presenza di algerini legati al gruppo salafita per la predicazione e il combattimento nato da una scissione all’interno del Gruppo islamico armato (G.i.a.). Si tratta di un’organizzazione legata al terrorismo con diramazioni in tutta Europa, dedita principalmente al traffico internazionale di documenti falsi, con collegamenti con le aree di Vicenza, Milano e soprattutto nel casertano a Santa Maria Capua Vetere. Spesso nei comuni italiani nel tempo sono stati sottratti documenti. Da luglio 2014 a maggio 2016 sono state rubate in Italia quasi cinquemila carte di identità.

Ad esempio, ad Albano Laziale (970), in Puglia a Foggia (500) e a Gallipoli (1050), a Nocera Inferiore (1300). Una serie di coincidenze con i blitz avvenuti proprio nel ponentino e nel foggiano di qualche giorno fa quando finanzieri del nucleo di Polizia economico finanziaria (G.i.c.o.) di Bari avevano eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari nei confronti del cittadino egiziano Abdel Rahman Mohy Mostafa Omer, 59enne residente a Foggia, nella sua qualità di responsabile dell’associazione culturale Al Dawa, vero e proprio centro di culto islamico nel capoluogo dauno.

Di sicuro la criminalità organizzata e il terrorismo hanno nel tempo incoraggiato i giudici ad assumere un atteggiamento più espansivo rispetto ad altri paesi europei all’emissione di mandati per intercettazioni telefoniche e in particolare alla sorveglianza elettronica delle conversazioni degli indagati. Infine come rivela l’Economist mentre Al Qaeda, ex forza dominante del mondo jihadista, usava l’Italia come base logistica in Europa, il presunto califfato potrebbe usare nel tempo l’Italia anche per altro. Se infatti la Libia con la sua instabilità dovesse diventare il prossimo teatro dell’insurrezione jihadista, l’Italia e il Vaticano potrebbero diventare i primi obiettivi.