Capitoli

  1. Conti pubblici, l’osservatorio di Cottarelli: ‘Partiti annunciano calo del debito. Ma le loro promesse lo portano al 138% del pil’
  2. Per il centrodestra programma da 136 miliardi. Ne mancano almeno 54
  3. Con le promesse Pd 38 miliardi di maggiori spese senza coperture
  4. M5S vuol ridurre il debito di 40 punti. Ma le sue proposte lo fanno salire di 7
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Conti pubblici, l’osservatorio di Cottarelli: ‘Partiti annunciano calo del debito. Ma le loro promesse lo portano al 138% del pil’

L'analisi dei programmi elettorali dei tre principali schieramenti. Quello del centrodestra costa 136 miliardi e le coperture si fermano a 82. Quello del Pd non prevede in modo dettagliato alcun taglio per compensare 38 miliardi di minori entrate e maggiori spese. Gli annunci dell'M5S costano oltre 100 miliardi e ne mancano 64. Eppure tutti sostengono di voler ridurre il debito/pil, ora al 131,6%

Meno debito, meno spesa pubblica e meno tasse, ma anche più pensioni, più investimenti e più reddito. Tutto insieme. Anche se è evidente che ogni annuncio è in contrasto con gli altri. Basta sorvolare sui costi, non quantificare, omettere i dettagli e il gioco è fatto. I programmi elettorali dei tre principali schieramenti “restano pieni di contraddizioni e affermazioni vaghe”, sintetizza su La Stampa l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Lunedì il suo Osservatorio sui conti pubblici, lanciato a novembre all’università Cattolica di Milano, ha diffuso le analisi delle proposte di centrodestra, Pd e Movimento 5 Stelle in vista del voto del 4 marzo. Dalla flat tax al reddito di cittadinanza passando per gli assegni mensili per i figli a carico, ogni forza ha il suo cavallo di battaglia. Ma c’è un minimo comune denominatore: tutti i programmi, che costano in totale quasi 300 miliardi di euro, se realizzati produrrebbero un aumento del rapporto debito/pil. Che a fine legislatura passerebbe dal 131,6% di fine 2017 al 135,8% in caso di realizzazione del programma di centrodestra, al 134,8% se fosse messo in pratica quello del Pd e addirittura al 138,4% con le misure volute dall’M5s. Il contrario rispetto all’intenzione dichiarata dai leader.

L’impressione, secondo Cottarelli, è che “i programmi depositati al ministero dell’Interno non costituiscano piano concreti e coerenti di quello che i partiti intendano effettivamente fare una volta al governo”. E “mi sembra che questa volta si sia andati oltre non solo quello che è tollerato in altri paesi, ma anche alla tradizione elettorale italiana”. Tanto che, ammette l’economista ed ex direttore esecutivo presso il Fondo monetario internazionale, “verrebbe voglia di non andare a votare”.