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Iran, la protesta non si placa: “Altri nove morti, anche un 11enne”. Usa chiedono riunione d’emergenza all’Onu

Nella notte tra lunedì e martedì altre manifestazioni contro il presidente Rohani e la situazione economica del Paese. Khamenei: "Fomentate dai nostri nemici". I media statali riferiscono che dall'inizio della rivolta almeno 23 persone sono state uccise. Teheran parla di 450 manifestanti arrestati e secondo il capo della Corte rivoluzionaria alcuni rischiano la pena di morte

Si allargano le proteste antigovernative in Iran ed aumentano anche il numero dei morti e l’intensità della violenza. Come riporta la tv di Stato, altre nove persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel corso delle manifestazioni che hanno coinvolto la capitale Teheran e altre città del Paese. Tra le vittime anche un bambino di 11 anni, ucciso insieme a un 20enne a Khomeinishahr. Altri sei dimostranti sono morti durante un attacco alla stazione di polizia di Qahdarijan, riferisce sempre la tv di Stato, mentre un membro della Guardia Rivoluzionaria iraniana è stato ucciso a Najafabad. Gli assalti alle basi militare e alle caserme delle forze di sicurezze erano cominciati già lunedì, provocando un’escalation delle proteste che non si è placata nel corso della notte. La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i “nemici” dell’Iran di essersi uniti contro la Repubblica Islamica.

L’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley ha annunciato in conferenza stampa che gli Stati Uniti chiederanno una sessione di emergenza al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio dei diritti umani a Ginevra: “Dopo colloqui con il Consiglio di sicurezza vedremo cosa fare per avere una sessione di emergenza”, ha aggiunto. “In un modo o nell’altro, avremo un incontro su ciò che sta accadendo in Iran, sulle proteste e la lotta per la libertà” del popolo iraniano. E nel suo briefing quotidiano Sarah Sanders, portavoce di Donald Trump, ha spiegato che il presidente non ha ancora preso la sua decisione finale sulla firma, entro fine gennaio, delle esenzioni delle sanzioni previste dall’accordo sul nucleare.

Nel contempo l’amministrazione guidata dal miliardario newyorkese evoca la possibilità di imporre nuove sanzioni per il modo in cui Teheran ha represso le proteste. Heather Nauert, portavoce del Dipartimento di stato, ha spiegato che le sanzioni sono uno strumento che gli Usa hanno a disposizione: gli Usa, ha detto, “stanno esaminando molto attentamente le notizie di qualsiasi abuso potenziale dei diritti umani“.

Dall’inizio della rivolta, tra il 27 e il 28 dicembre scorso, il numero delle vittime è salito a quota 23, secondo i media statali. Sono invece 450 i manifestanti arrestati, come riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall’agenzia semiufficiale iraniana Ilna. Cento persone sono state arrestate solo nella giornata di ieri, lunedì primo gennaio. “A causa del coinvolgimento di alcuni sospetti agitatori, dimostrazioni pacifiche per manifestare le richieste del popolo si sono trasformate in scontri violenti che hanno provocato danni e vittime”, aggiunge il comunicato rilanciato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna. Il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha annunciato che alcune delle persone arrestate durante le proteste nel Paese potrebbero essere accusate di Muharebeh (guerra contro Dio), un reato che prevede la pena di morte.

I manifestanti scendono in strada da nord a sud del Paese per ribellarsi contro il caro prezzi, l’aumento della disoccupazione e la mancanza dei benefici economici promessi dopo la firma dell’accordo sul nucleare. Ma la protesta ha assunto anche i toni di una ribellione sociale, come dimostra il gesto della ragazza che si è tolta il velo in piazza Enghelab, nella capitale: la giovane è stata arrestata ed è diventata uno dei simboli della rivolta.

L’ayatollah Khamenei ha parlato per la prima volta dall’inizio delle proteste. Le sue dichiarazioni, rilanciate dall’Irna, accusano le potenze straniere di fomentare le proteste. “I nemici si sono uniti utilizzando i loro strumenti – come denaro, armi, politica e servizi di sicurezza – per creare dei problemi” all’Iran, ha detto Khamenei, facendo riferimento agli “eventi degli ultimi giorni”. Teheran sostiene ci sia lo zampino dell’Arabia Saudita dietro alle contestazioni. “Non c’è motivo di preoccupazione e nei prossimi giorni finirà tutto”, ha sostenuto Ali Shamkhani, il potente segretario del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale in un’intervista alla tv Al-Mayadeen. Shamkhani ha parlato di una “guerra per procura” contro l’Iran scatenata sui social media e su Internet. La monarchia del Golfo, ha sostenuto Shamkhani, “è ben consapevole del rischio della nostra risposta”. “Immischiandosi nelle questioni iraniane e cercando inutilmente di provocare gli iraniani, Riad non riuscirà a nascondere le sue sconfitte in Yemen“, ha aggiunto con un riferimento alla coalizione militare araba a guida saudita che dal marzo 2015 interviene in Yemen in appoggio alle forze governative contro i ribelli sciiti Houthi, che Teheran è accusata di sostenere.

Il presidente iraniano Hassan Rohani, principale bersaglio delle proteste, ha provato a intervenire nei giorni scorsi parlando alla nazione per ribadire la “libertà di manifestazione”, ma ha annunciato anche tolleranza zero “per chi crea disordini”. Rohani ha inoltre replicato a Donald Trump: il presidente americano continua a twittare in sostegno ai dimostranti suscitando le reazioni indispettite di Teheran. “La comunità internazionale non può tacere come nel 2009 – il commento dell Sanders – chiediamo al regime di rispettare i diritti fondamentali dei suoi cittadini”. Alla domanda se l’obiettivo è un cambio di regime, la portavoce della Casa Bianca ha risposto che gli Usa sperano che Teheran cominci a rispettare i diritti del suo popolo.

Rohani ha anche telefonato al presidente francese Emmanuel Macron: per chiedergli di agire contro un gruppo di opposizione, definito “terrorista” e accusato di fomentare le recenti proteste. “Critichiamo il fatto che un gruppo terrorista, che ha base in Francia, agisca contro il popolo iraniano… e aspettiamo un’azione dal governo francese contro questo gruppo”, ha detto il presidente iraniano all’omologo francese, secondo quanto riferisce la tv di Stato della repubblica islamica. Il riferimento è al gruppo d’opposizione in esilio a Parigi, chiamato Mujahideen e-Khalk. Da parte sua, il capo dell’Eliseo ha espresso la sua “preoccupazione” rispetto agli eventi e al “numero di vittime legato alle manifestazioni di protesta”. E – riporta l’Eliseo – ha rivolto a Teheran “un invito alla moderazione“.

Nella serata di lunedì era intervenuta anche l’Unione europea attraverso la portavoce dell’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini: “Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani”. Appelli simili sono stati lanciati anche dal ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, e dal suo collega tedesco, Sigmar Gabriel.