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Ema, al dossier di Milano è mancato il cuore

La sconfitta di Milano nella gara per accaparrarsi le spoglie londinesi dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, è certamente frutto della cattiva sorte, del confronto impari tra Nord e Sud del continente, dell’insostenibile leggerezza dell’essere europei. E, a parere di molti, i dossier non contano nulla: la questione è solo politica e la politica è stata matrigna. Un argomento subito argomentato in senso contrario da Selvaggia Lucarelli, che ha mosso alcune critiche sulla consistenza della documentazione presentata dall’Italia. Sulla sostanza delle offerte, credo che ciascuno debba farsi un’idea personale consultando il dossier italiano e quello olandese; e può aiutare anche la visione dei due video promozionali, italiano e olandese. Senza entrare nella polemica sulla qualità dei dossier, si notano comunque due impostazioni assai diverse, sia riguardo al sito offerto per la sede, sia in merito allo spirito della proposta.

L’Italia offriva il Pirellone, l’edificio più alto dell’Unione europea fino al 1966. Una creatura di Giò Ponti che viene tutt’oggi considerata un caposaldo dell’architettura contemporanea. Ispirò il Pan Am Building di New York e il Lonza di Basilea, il Banco Atlantico di Barcellona e il Telefunken di Berlino. “Una concezione magnifica, paragonabile ai lavori di Frank Lloyd Wright, capace di aprire nuove prospettive al progetto dei grattacieli”. E una struttura altamente resiliente, al cui progetto lavorarono anche Pier Luigi Nervi e due colleghi del Politecnico, Arturo Danusso e Piero Locatelli, giacché nel 2002 sopportò lo schianto di un aereo senza conseguenze statiche salienti, nonostante i due piani sventrati. L’Olanda offre il futuro Vivaldi Building, un edificio da costruire in periferia ai margini di una autostrada e di una ferrovia.

Il dossier italiano, dando forse per scontata la bellezza, l’importanza e la funzionalità della sede, fa ben pochi sforzi per spiegare quanto rilevante sia la propria offerta. Un landmark in una posizione strategica, pieno centro città, di fronte a una delle più belle stazioni monumentali d’Europa. E quanto bene si possa adattare alla nuova funzione. Per contro, Amsterdam dettaglia in modo pignolo le modeste qualità architettoniche e urbane della propria offerta, partendo da un’ipotesi migliorativa dell’attuale sede londinese di Canary Warf, costruita nel 2014 su misura per l’Ema. E martella chi giudicherà con un’appendice ricca di piante, assonometrie ed esplosioni prospettiche, uno spaccato virtuale non proprio saliente ma presentato con garbo. Nessuno avrebbe dubbi sulla sede migliore. Nessuno tranne i funzionari dell’Ente che, nella proposta olandese, hanno forse percepito una migliore capacità di ascolto delle proprie esigenze.

La preferenza dei funzionari dell’Ema per l’Olanda sarà certo frutto di pregiudizi verso l’Italia, così comuni tra i nostri partner continentali e settentrionali. Ma trova anche qualche ragione nella filosofia delle due offerte, le diverse attitudini che emergono dal confronto dei due dossier. L’Italia punta molto sull’efficienza – economica, organizzativa, gestionale, industriale e scientifica – e sulla ricaduta tecnologica e territoriale dell’iniziativa, fino a dettagliare in modo pignolo aspetti del tutto particolari, come i prezzi di affitto e di acquisto degli alloggi nei diversi quartieri della città: ben due pagine su 52. L’Olanda pone soprattutto in evidenza la qualità della vita, nonostante un clima peggiore e la natura matrigna, senza il mare, i laghi e le montagne accessibili da Milano in meno di due ore. Tra i più belli del mondo. E qualità della vita vuol dire meticolosa attenzione all’ambiente e al paesaggio urbano, puntigliosamente descritti nel dossier orange, anche quando vengono declinati nelle condizioni al contorno meno favorevoli, come sono quelle di Amsterdam. Dove il quartiere della nuova sede dell’Ema, nel distretto periferico di Zuidoost che ospita l’Amsterdam Arena, l’Heineken Music Hall e il Ziggo Dome, prende il nome dell’italiano che meglio di chiunque altro ha reso in musica la bellezza delle quattro stagioni della Terra.