Diritti

Il Regno Unito nega che gli animali provino dolore. Così si faceva con gli schiavi

Il voto di questi giorni potrebbe essere cruciale per il futuro gli animali del Regno UnitoI parlamentari si sono infatti trovati a discutere sulla European Union (Withdrawal) Bill, il documento che stabilisce quali leggi saranno in vigore dopo marzo 2019, ovvero dopo l’uscita effettiva dall’Unione europea, e la maggioranza ha deciso di non includere il protocollo sulla sensibilità animale definito nell’articolo 13 del Trattato di Lisbona. Di fatto hanno scelto di fare un enorme passo indietro dal punto di vista legislativo, negando agli animali la capacità di provare emozioni e dolore.

Questi parlamentari sembrano pensare di saperne più di tutta la comunità scientifica, oramai concorde su questo argomento. E di più di tutti i politici ed esperti che hanno redatto, discusso e firmato il Trattato di Lisbona nel 2009. Con quello storico trattato era stato infatti sancito che “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

E la questione non è da poco. Perché le peggiori violenze e forme di sfruttamento, anche su altri esseri umani, sono state messe in atto quando si è negata la capacità di sentire dolore o di esserne consapevoli delle vittime. I mercanti di schiavi e i suprematisti bianchi hanno messo in dubbio a lungo che le persone di colore provassero emozioni o dolore. Cartesio torturava cani dicendo che i loro lamenti erano paragonabili al cigolio di una macchina, che non fossero segno di sofferenza. Ma oggi chi avrebbe il coraggio di validare queste affermazioni?

La comunità scientifica si è poi tolta i paraocchi e ha esplorato la natura cercando di capire le reali capacità emotive e cognitive degli animali. Le scoperte non sono mancate e ormai è ampiamente riconosciuto che praticamente tutti gli animali hanno diverse forme di intelletto, sono in grado di apprendere, provare dolore e anche emozioni molto simili alle nostre. È stata riconosciuta la capacità di provare dolore, e si è riscontrata un’elevata intelligenza e capacità comunicativa, perfino nei pesci.

Il voto di questi giorni potrebbe avere serie ripercussioni per gli animali inglesi. Non certo per cani e gatti che si godono la vita nelle case, ma per quelli utilizzati nei laboratori di ricerca o sono chiusi a milioni negli allevamenti intensivi. Non vederne riconosciuta la capacità di esseri senzienti e di provare dolore, come potrà portare a rispettare il loro benessere o approvare leggi che portino a un superamento di attuali pratiche che sono fonte di sofferenza?

Se si calcola poi che circa l’80% delle leggi sul benessere animale in vigore nel Regno Unito sono direttive europee, viene proprio da chiedersi quale sarà il futuro per gli animali dopo la Brexit. Gli inglesi soprattutto sono sempre stati un popolo di amanti degli animali e proprio da loro è nato il moderno movimento per i loro diritti, ma la politica dei Tory potrebbe mandare a rotoli decenni di mobilitazioni e campagne, perfino leggi ormai date per assodate.

E soprattutto lo sta facendo senza avere nemmeno chiesto alle persone cosa ne pensino. Perché non siamo così sicuri che oltre a quei politici che hanno votato l’altro giorno sia così diffusa nel paese l’idea che gli animali non provino dolore ed emozioni.