Trash-Chic

Una cella di design al prossimo Salone del Mobile. La dignità di un uomo non si misura in metri

VI Raggio Lato B Cella 124 – La dignità di un uomo si misura in metri” è il titolo del primo progetto della nascente associazione Diritti Verso il Futuro. Composta da studenti, docenti universitari, detenuti e avvocati, ha ricreato una vera e propria cella del carcere che è stata esposta presso l’Università Statale di Milano e nella quale è stato possibile entrare e sostare per qualche minuto comprendendo, almeno in parte, cosa si provi a stare ristretti tutti i giorni della propria carcerazione in spazi esigui e privi di qualsiasi dignità. La camera detentiva è predisposta per un numero di persone superiore all’effettiva capienza, cosicché è stato necessario alternarsi per stare in piedi (come avviene molto spesso nella realtà).

Il bagno, una turca, è ricavato in un angolo della medesima stanza. Gli studenti si sono impegnati a ricreare il percorso che il detenuto fa al suo ingresso in carcere, e proprio in quest’ottica, i visitatori sono stati registrati, immatricolati, spogliati dei propri effetti personali e chiusi per almeno cinque minuti all’interno della cella. “E’ stato interessante notare le loro espressioni “una volta liberati” e discutere con loro su quanto questa esperienza sia stata catartica e significativa. L’evento ha registrato oltre 500 visitatori”, spiega l’avvocatessa Angelica Ottina, tra le ideatrici dell’iniziativa. E anticipa che uno studio di architetti sta lavorando a un progetto da esporre al prossima Design Week. “Vorremmo proporre un prototipo di cella riqualificata per migliorare la vita quotidiana delle persone ristrette. Abbiamo già preso contatto con Opera e il direttore si è reso disponibile alla realizzazione del progetto”, conclude Angelica. L’esperienza è forte.

Gliel’ho proposto e non si sono ribellati. E’ andata più o meno così: andiamo a messa o vi porto in carcere? I miei figli hanno preferito la seconda opzione. E così una domenica sera ci siamo avviati al Carcere minorile Cesare Beccaria per un concerto commemorativo. Cinquantotto detenuti fra i 14 e i 18 anni, ragazzi di ogni etnia: rom, albanesi, marocchini, latinos, cinesi e figli di ‘ndranghetisti, incarcerati con accuse che vanno dallo spaccio alla rapina, dall’omicidio allo stupro. E qui che sono arrivati anche i ragazzi della Brianza bien, rei del più atroce atto di bullismo: hanno denudato, seviziato con una pigna e appeso a un ponte un quindicenne. Un selfie (della vergogna), un video (dell’orrore), subito condiviso sui social. Cosa ha spinto i miei figli a voler varcare la soglia del carcere? Sicuramente la curiosità verso un mondo a loro sconosciuto. Quattro di loro erano sul palco a recitare, altri, ma solamente i più meritevoli, erano seduti in ultima fila ad applaudirli. Altri all’ingresso, sguardo basso, ferito, staccavano i biglietti. 

Avevano tutti cura del look, capello rasato lateralmente e cresta ispirata ai guagliò di Gomorra. Pantaloni cargo e felpa oversize. Anche dietro le sbarre l’attenzione all’immagine è sacrosanta, è un diritto inviolabile. Lo street style, un po’ grunge, impone le sue regole d’apparenza… Se vesti cool, sei più rispettato.  Ma poi nel doppiofondo dell’anima, ognuno di loro ha una storia dura, violenta.  “Ma non sono solo loro colpevoli. Lo sono anche i genitori…”, mi  fa notare mia figlia.

PuntoZero opera dentro l’Istituto Penale Minorile dal 1995 e dà loro una seconda chance realizzando laboratori teatrali professionali mirati al reinserimento sociale di soggetti in difficoltà (sia come attori che come tecnici) attraverso un approccio professionale sperimentale. E nel 2015 ha completato grazie a un fundraising la ristrutturazione del Teatro dell’IPM all’interno del carcere C. Beccaria. Il progetto, Errare humanum est… è centrato sulla creazione di un nuovo “luogo della cultura” che ospita 200 posti a sedere. Il Teatro vuole a modificare nella città l’immagine del carcere, trasformandola in un luogo “ senza barriere” e di promozione culturale, capace di attrarre un pubblico eterogeneo.

P.S. Il concerto commemorativo dietro le sbarre del Beccaria era un omaggio a Guido Galli, magistrato e docente di criminologia, assassinato a Milano durante gli anni di piombo. 

Twitter: @januariapiromal