Diritti

Fine vita, le parole di Papa Francesco sono rivoluzionarie solo in Italia

In realtà è già dagli anni 50 che la Chiesa aveva riconosciuto l’importanza di non obbligare ad accanirsi sui malati, ammettendo terapie anti-dolore anche quando avrebbero avuto l’effetto di accorciare la vita del paziente. Ciò non toglie che la presa di posizione di Papa Francesco sia comunque importante, anche semplicemente per il fatto di aver riconosciuto l’impatto che il tema sta acquisendo sempre di più grazie al progresso medico-scientifico, in grado di prolungare la vita dei malati oltre ogni ragionevolezza. Mettere al centro, come ha fatto il Papa, la volontà del paziente è dunque un segnale importante di apertura alla libertà di scelta del malato in materia di sospensione delle cure, anche quando tale sospensione conduca alla morte.

La presa di posizione, di per sé certo non rivoluzionaria, da parte del Pontefice lo diventa quasi in un Paese come il nostro, dove manca una legge che garantisca (come farebbe, se approvata, quella in discussione al senato) il diritto di ciascuno a vedere rispettate le proprie volontà sul biotestamento e sull’interruzione delle cure. Manca dunque una legge persino sulla questione di minimo rispetto dei diritti del malato (garantiti anche dalla Costituzione, ma sistematicamente violati) che ora è stata posta anche dal Pontefice. Chissà mai che i clericali “più papisti del Papa” in Parlamento riescano ad avere un attimo di ripensamento sul senso del loro ostruzionismo persino sul biotestamento (c’è da dubitarne).

Come Associazione Luca Coscioni, oltre a sostenere la necessità di rispettare la decisione di interrompere le terapie, riteniamo che non vi sia differenza morale tra consentire a un malato terminale di morire sospendendo terapie vitali oppure attraverso un intervento attivo che permetta di accorciare la propria agonia. L’unica persona che può decidere quale è il momento in cui le cure vanno abbandonata è il malato stesso – ovviamente sentito il medico e beneficiando del massimo di assistenza possibile – ed ha diritto a farlo nelle forme che garantiscano di ridurre al minimo la sofferenza. Ecco perché è necessario legalizzare sia il testamento biologico, che l’interruzione delle terapie che l’eutanasia in senso stretto.

L’approvazione della legge sul biotestamento ferma al Senato sarebbe comunque un primo indispensabile passo avanti dopo 32 anni di inerzia parlamentare. Il tempo per farlo in questa legislatura è quasi scaduto.